Angelita Teo: Custodisco la memoria olimpica per ispirare le generazioni future

Angelita Teo: Custodisco la memoria olimpica per ispirare le generazioni future

La Direttrice della Fondazione Olimpica per la Cultura e il Patrimonio ci spiega perché lo sport è un ponte tra storia, cultura e innovazione

Angelita Teo
© IOC / Christophe Moratal

Lo sport è molto più di una competizione: è una narrazione universale che attraversa epoche, culture e generazioni, un linguaggio capace di unire e ispirare. Nessuno meglio di Angelita Teo, Direttrice della Fondazione Olimpica per la Cultura e il Patrimonio, conosce il potere delle storie legate ai Giochi Olimpici.

Con una carriera che fonde l’antropologia, l’archeologia e la curatela d’arte contemporanea, Teo porta avanti una missione ambiziosa: conservare e valorizzare l’eredità olimpica, rendendola accessibile e rilevante per il pubblico globale.

La sua esperienza, che spazia dalla guida del National Museum of Singapore alla direzione di eventi culturali di portata internazionale, le ha conferito una prospettiva unica sulla relazione tra sport, società e identità culturale. Dal 2019, con passione e visione strategica, è alla guida del Museo Olimpico e delle iniziative che ne amplificano il messaggio.

In questa intervista, Angelita Teo racconta cosa significhi custodire il patrimonio olimpico, perché è fondamentale trasmettere i valori dello sport alle nuove generazioni e come il Museo Olimpico, situato a Losanna, stia evolvendo per rimanere un punto di riferimento globale.

Come ci si sente a essere responsabili della conservazione dell’eredità di un’istituzione olimpica così importante?

Essere incaricati dell’eredità del Movimento Olimpico è un privilegio e una profonda responsabilità. Il Museo Olimpico non è solo un deposito di storia; è una piattaforma dinamica che collega il passato, il presente e il futuro dei Giochi. È più di un museo dello sport; è un museo di storia sociale, che guarda agli ultimi 120 anni di sviluppo umano attraverso la lente della storia. Mi sento profondamente onorata di guidare un’istituzione che rappresenta non solo l’eccellenza atletica, ma anche i valori della solidarietà, del rispetto e dell’importanza di costruire amicizie. Ogni giorno mi riprometto di rendere accessibili queste storie a un numero maggiore di persone e alle generazioni future.

Perché è così importante trasmettere i valori dello spirito olimpico alle nuove generazioni? Come lo fa il Museo?

Museo Olimpico di Losanna
@IOC/The Olympic Museum

I valori dello spirito olimpico – eccellenza, amicizia e rispetto – sono senza tempo. Trascendono lo sport e forniscono un quadro per costruire società più inclusive e armoniose. È essenziale che le nuove generazioni vedano questi valori non solo come ideali, ma come principi attuabili. Il Museo svolge un ruolo fondamentale in questo senso, creando esperienze coinvolgenti ed educative, sia attraverso mostre, laboratori o iniziative digitali. Ci sforziamo di rendere questi valori tangibili e relazionabili, in modo che i giovani possano vederne l’applicazione nella loro vita. Allo stesso tempo, per quanto sia importante la nuova generazione, non dobbiamo dimenticare gli anziani e coloro che hanno contribuito così tanto al Movimento Olimpico e alla società. Onorare e impegnarsi con loro è un’altra area di lavoro che ci sta molto a cuore. Le loro esperienze e le loro storie hanno un valore inestimabile e per noi è una missione garantire che continuino a far parte del dialogo.

Lei ha una formazione accademica in antropologia e archeologia e un master in curatela d’arte contemporanea. Cosa l’ha portata nel mondo dello sport?

Il mio viaggio nel mondo dello sport potrebbe sembrare non convenzionale, ma è radicato in un profondo apprezzamento per la cultura e l’umanità. La mia formazione spazia dall’antico al contemporaneo, riflettendo un ampio interesse per il modo in cui gli esseri umani si esprimono e si connettono tra loro. Lo sport, come l’arte o l’antropologia, è una delle espressioni più universali dell’identità umana e della comunità. Ha il potere di collegare le persone attraverso il tempo, la geografia e la cultura. Il Movimento Olimpico, in particolare, è un’affascinante intersezione di storia, arte e narrazioni globali. L’opportunità di lavorare in questo spazio mi ha permesso di combinare la mia passione per la narrazione e la conservazione culturale con il dinamico mondo dello sport.

Quali sono i suoi obiettivi o aspirazioni per il Museo Olimpico in futuro?

La mia visione per il Museo Olimpico è quella di renderlo ancora più accessibile e rilevante nel mondo di oggi, in rapida evoluzione. Voglio che continui a evolversi come un centro globale per il dialogo, l’apprendimento e l’ispirazione, un luogo in cui persone di ogni provenienza possano venire a riflettere sul potere dello sport di guidare il cambiamento sociale. Anche l’espansione della nostra presenza digitale è una priorità fondamentale, per assicurarci di raggiungere un pubblico diversificato ben oltre Losanna. In definitiva, la mia aspirazione è che il museo rimanga un faro dei valori olimpici, in grado di risuonare nelle persone di tutte le età, ovunque. Lo sport ha un potere unico di unire, e il Movimento Olimpico lo amplifica ispirando l’azione collettiva e un impegno condiviso per costruire un mondo migliore e più inclusivo per tutti.

Il museo protegge e celebra la storia dei Giochi Olimpici, che si intreccia con le storie di tante donne campionesse che hanno infranto record e pregiudizi. C’è una storia in particolare che si distingue nella sua mente?

Nel museo sono esposte le scarpe di Cathy Freeman, che ricordano la sua indimenticabile accensione del calderone di Sydney 2000 e la sua incredibile vittoria nei 400 metri. Le scarpe hanno i colori della bandiera aborigena, per ricordare quanto la sua vittoria abbia significato al di là dello sport. Ricordo l’enorme pressione che c’era su di lei per la vittoria in patria e il boato assordante dello stadio, anche attraverso la TV, che era travolgente. Il suo giro della vittoria in quella tuta ormai iconica, con la bandiera aborigena e quella australiana, è stato un momento così forte. Avendo una formazione antropologica, ho trovato particolarmente commovente il modo in cui ha rappresentato gli aborigeni e gli indigeni, non solo alle Olimpiadi ma in tutto il mondo.

Come abbiamo visto, le storie dei Giochi Olimpici non sono solo pagine di storia dello sport, ma riflettono il cambiamento sociale, l’inclusione e la resilienza umana. Con il suo impegno, Angelita Teo sta portando avanti un progetto culturale che va oltre l’agonismo: un luogo in cui ogni oggetto, ogni esposizione, ogni iniziativa racconta il potere dello sport di unire, ispirare e trasformare il mondo.

In un’epoca in cui la tecnologia e i nuovi media stanno ridefinendo la fruizione culturale, il Museo Olimpico continua ad adattarsi, mantenendo intatta la sua essenza: essere un faro per i valori olimpici e una fonte inesauribile di ispirazione per le generazioni future. Perché lo sport non è solo medaglie e record: è un patrimonio universale da proteggere, condividere e tramandare.