Asili nido in Italia: la situazione attuale

Asili nido in Italia: la situazione attuale

Il divario con l’Europa è ancora molto ampio

Asili nido in Italia

La situazione degli asili nido in Italia è ancora ben lontana da quella richiesta dagli standard europei: soltanto uno sprint nei prossimi anni potrebbe permettere di raggiungere gli obiettivi concordati a livello comunitario.

Nel novembre 2022, il Consiglio dell’Unione Europea ha rivisto i target che erano stati fissati ben vent’anni prima a Barcellona, quando venne definita la necessità di raggiungere una copertura pari al 33% entro il 2010: qualche mese fa l’Europa ha alzato la percentuale al 45% e il limite temporale, posticipato al 2030.

Il nostro Paese, però, è ancora ben lontano dal traguardo, in quanto non ha ancora raggiunto neanche il 33% richiesto ai tempi di Barcellona.

La media nazionale di copertura è del 27,2% e soltanto sei regioni superano la quota del 33%. Si tratta di:

  • Valle d’Aosta (43,9)
  • Umbria (43)
  • Emilia-Romagna (40,1)
  • Toscana (37,3)
  • Lazio (34,3)
  • Friuli-Venezia Giulia (33,7).

In coda tra le regioni italiane figurano Campania (10,4%), Calabria (10,9%) e Sicilia (12,4%).

La copertura degli asili nido in Italia

Le strutture continuano a scarseggiare nonostante gli ultimi stanziamenti di fondi. La fotografia degli asili nido per regione mostra un’Italia spaccata in due: i territori che presentano un’offerta di asili nido inferiore a 10 posti per ogni 100 bambini (nella fascia 0/2 anni) sono infatti tutti al Sud (in particolare a Ragusa, Caltanissetta, Cosenza e Caserta), mentre non si arriva al 20% a Crotone, Trapani e Reggio Calabria.

Da sottolineare inoltre che i dati su quanti bambini vanno al nido in Italia non sono aggiornati agli ultimi anni; il report più recente è quello relativo all’anno educativo 2019/2020, peraltro segnato parzialmente dalla pandemia. Durante quel periodo sono stati 197.525 i bambini con meno di tre anni accolti da servizi educativi comunali o convenzionati con i Comuni. Il tutto in uno scenario che vede 7 bambini su 100, in Italia, che non frequentano neanche la scuola materna.

asili nido italiano

L’altro grande gap è quello tra le aree cittadine e le zone limitrofe. Sono infatti soltanto 12 le province italiane in cui la totalità dei comuni offre il servizio di asili nido; 43 quelle in cui i comuni che garantiscono l’accesso ai nidi e alle strutture di prima infanzia sono almeno il 75%.

La palma della peggiore provincia d’Italia da questo punto di vista spetta a Vibo Valentia, con il 4% dei comuni che offrono il servizio.

Qualcosa dovrebbe cambiare con i fondi previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), che ha stanziato 3,1 miliardi di euro complessivi (2,4 miliardi per i nidi e la cifra rimanente per le scuole dell’infanzia), con l’obiettivo di far passare l’Italia entro il 2025 al 45% di copertura.

Questa situazione non fa che ripercuotersi sull’occupazione femminile: senza strutture adeguate, sono quasi sempre le madri a doversi occupare della cura dei figli, rinunciando così alla prospettiva di tornare sul posto di lavoro.

Spesso, inoltre, si deve ricorrere agli istituti privati: secondo uno studio di Altroconsumo, che ha toccato otto tra le principali città italiane (Bologna, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma e Torino), iscrivere un bambino in un nido privato può costare fino a 620 euro al mese, oltre un quinto del reddito medio di una famiglia. La città più cara risulta essere Milano.

I contributi regionali e i bonus asilo nido

contributi regionali e bonus asilo nido

Per dare un sostegno alle famiglie è stato istituito il contributo regionale asilo nido, una quota che può variare in base alla singola Regione e che tiene in considerazione l’indicatore ISEE per individuare l’importo necessario al singolo nucleo familiare.

Questa forma di sostegno non deve essere confusa con il bonus asili nido, che viene invece erogato dall’INPS. In entrambi i casi, è necessario presentare ai vari enti le ricevute di pagamento delle rette mensili delle strutture scolastiche. Nel caso del bonus INPS, la procedura di richiesta, previa presentazione dell’ISEE, può essere effettuata utilizzando il portale.

Sullo sfondo, il contributo dato dai fondi di coesione europei, che spesso hanno consentito un cambio di rotta in relazione alle politiche della prima infanzia.

L’Italia, ad ogni modo, non sembra essere un Paese per bambini: la carenza di strutture dedicate ne è una dimostrazione e rende evidente la difficoltà, da parte delle famiglie italiane, nell’individuare soluzioni adatte alle esigenze educative dei più piccoli.