Assegno unico per i figli a carico: un aiuto a misura di famiglia

Assegno unico per i figli a carico: un aiuto a misura di famiglia

Che cosa dice la riforma

L’assegno unico per i figli a carico, in attesa di approvazione definitiva da parte del Senato, è una delle proposte più discusse del Family Act, il provvedimento promosso dal Governo al fine di sostenere le famiglie italiane, che entrerà in vigore nel 2021. Il Family Act ha fatto discutere soprattutto per la modalità di distribuzione delle risorse. La legge, prima di passare alla Camera, prevedeva un tetto minimo e massimo da consegnare ai nuclei familiari in base all’età dei figli: 240 euro per figli fino a 18 anni e 80 euro fino ai 21 anni. Il ministro della Famiglia Elena Bonetti, ha proposto invece di rendere l’assegno universale, riuscendo a distribuire una cifra compresa tra 200 e 250 euro per ogni famiglia. Se quest’idea venisse approvata, come sottolinea la Repubblica, sarebbero necessari 7 miliardi di euro per sostenerla.
Vediamo insieme nel dettaglio in che cosa consiste l’assegno unico per i figli previsto per il 2021.

Come funziona il bonus

Come funziona l’assegno unico per i figli? La misura, che dovrebbe entrare in vigore con la Legge di Bilancio 2021, è una forma di sostegno destinata alle famiglie con figli a carico. Si tratta di un assegno che verrà erogato ogni mese, a partire dal settimo mese di gravidanza della madre fino al compimento dei 21 anni del ragazzo o, in caso di disabilità, senza limiti di tempo.

Più nel dettaglio, l’assegno unico avrà un importo compreso tra i 200 e i 250 euro fino al compimento dei 21 anni di età dei primi due figli, al terzo si riceverà un importo maggiorato. Come accennato, nel caso in cui il nucleo famigliare comprenda un figlio con disabilità, non ci saranno limiti di età per godere dell’incentivo che, allo stesso tempo, sarà suscettibile ad un incremento compreso tra il 30% e il 50% della cifra di partenza.

Nel caso di affidamento congiunto o condiviso l’assegno sarà ripartito, salvo accordi diversi tra i genitori, nella misura del 50% tra madre e padre.

Il bonus accorpa agevolazioni preesistenti ed entrando in vigore sostituirà:

  • il bonus bebè;
  • il bonus mamme di 800 euro;
  • gli assegni per il nucleo famigliare (ANF);
  • alcune detrazioni fiscali, tra le quali quella per gli asili nido.

Sarà il reddito ISEE a determinare quale sarà l’importo che spetterà mensilmente a ciascuna famiglia. Nel caso in cui l’assegno unico abbia un valore inferiore rispetto alle agevolazioni di cui il nucleo godeva in precedenza, ci sarà un’integrazione compensativa. Inoltre, come ricordato dal portale online The Italian Times, il bonus è cumulabile con il reddito di cittadinanza.

Quando un figlio è considerato a carico

Come riportato dalla piattaforma The Italian Times, i figli sono considerati fiscalmente a carico dei genitori quando:

  • hanno fino 24 anni e percepiscono un reddito IRPEF che non supera i 4000 euro l’anno;
  • hanno più di 24 anni e percepiscono un reddito IRPEF inferiore ai 2.840,51 euro.

In questi casi, a seconda dell’età e della presenza o meno di un handicap certificato, oltre all’assegno unico fino ai 21 anni, le famiglie hanno diritto a una detrazione fiscale per le spese sostenute per ogni figlio, in base anche al reddito genitoriale.

Assegno unico figli a carico: requisiti

A differenziare questa riforma da quelle prima in vigore è l’universalità. Ecco quali sono i requisiti da rispettare per avere diritto all’assegno unico 2021:

  • vivere con figli a carico in Italia;
  • essere stato o essere residente in Italia da almeno due anni, anche non continuativi, o essere in possesso di un contratto di lavoro a tempo indeterminato o a tempo determinato di durata almeno biennale;
  • essere in possesso della cittadinanza italiana, o essere un cittadino dell’Unione Europea;
  • essere un cittadino di Paesi terzi in possesso del permesso di soggiorno Ue per soggiornanti di lungo periodo o di un permesso di soggiorno per motivi di lavoro o di ricerca di durata almeno annuale;
  • essere soggetto passivo dell’Irpef.

Cosa prevede il Family Act oltre il bonus per i figli a carico

L’assegno unico per i figli è solo una delle tante agevolazioni proposte dal Family Act. Il programma di riforme è stato strutturato in modo da supportare la genitorialità in ogni ambito della vita familiare. Il pacchetto unifica una serie di provvedimenti già esistenti, aggiungendone di nuovi, come descrive il portale online della rivista Donna Moderna.

Probabilmente una delle voci più importanti del decreto riguarderà i contributi per le rette degli asili nido, micronidi e scuole dell’infanzia, con rimborsi che possono arrivare fino al 100% della spesa totale. A questi potrebbero aggiungersi ulteriori sostegni economici legati alle spese dei libri scolastici, all’iscrizione alle gite e anche ad associazioni sportive, culturali e ingressi per musei ed eventi.

Le madri lavoratrici saranno tra coloro che beneficeranno maggiormente del Family Act: per loro la riforma prevede un’indennità integrativa della retribuzione erogata dall’Inps, per il periodo in cui rientrano al lavoro dopo il congedo obbligatorio. Anche i datori di lavoro potranno godere di incentivi nel momento in cui si mostrano disponibili a promuovere lo smart working, il telelavoro e in generale una maggiore flessibilità per le donne con figli under 18.

Un altro punto essenziale del Family Act riguarda i congedi: le madri, dopo il periodo di assenza obbligatoria a seguito della nascita del bambino, potranno godere di un incentivo nel caso di ritorno al lavoro. Anche i neopapà avranno diritto a un congedo obbligato della durata di 10 giorni, a prescindere dal fatto che la coppia sia sposata o meno. In caso di malattia dei figli, il genitore che si assenta dal lavoro godrà comunque di una forma di retribuzione e potrà dedurre dalla dichiarazione dei redditi le spese sostenute per l’assunzione di baby sitter e aiutanti domestici.

Il Family Act, inoltre, rivolge l’attenzione anche alle coppie under 35 che convivono. Se almeno uno dei componenti non ha superato i 30 anni, è possibile richiedere un contributo nell’affrontare le spese di affitto della prima casa.

Questo provvedimento getta le basi per una gestione più equa del lavoro e dei figli, tutela le donne in maternità e al rientro alla propria occupazione e supporta le coppie giovani, per permettere che la scelta (troppo spesso intrapresa solo dalle donne) tra lavorare e occuparsi della propria famiglia sia più libera.