Come Avviare una Start Up

Come Avviare una Start Up

Aumentano le donne pronte a scommettere su se stesse

come avviare una start up

Il mercato italiano e quello internazionale non hanno dubbi: il numero di donne che si affacciano all’imprenditoria è in crescita, con ottimi risultati.

Intraprendenti, curiose, formate ed istruite ad alti livelli, le donne si fanno strada in più settori, con risultati sorprendenti anche per chi va a cercare fortuna all’estero. Se la strada per la parità è ancora in salita, le start up femminili sono uno strumento unico per dimostrare il valore delle donne nelle aziende e nelle diverse economie nazionali, a cui apportano importanti benefici in termini di crescita economica.

Cerchiamo di tracciare insieme un quadro della situazione attuale dell’imprenditoria, per capire quali sono i settori virtuosi e come muovere i primi passi nella fondazione di una start up.

Cosa vuol dire start up?

cosa vuol dire start up

 

Le start up sono imprese caratterizzate da innovazione e (spesso) legate al mondo della tecnologia e del web; si distinguono dalle altre aziende per il loro carattere innovativo e perché si basano su un business model che, per prospettive, è destinato a crescere rapidamente ed è ripetibile.

Se inizialmente il termine si applicava in via quasi esclusiva alle imprese digital, oggi può essere accostato anche ad attività diverse, non ultimo il settore dell’artigianato, a patto che si distinguano in termini di modernità e novità nei prodotti

Talvolta queste realtà possono essere confuse con le aziende che stanno aprendo i battenti: in questo caso si parla della fase startup di un’impresa, ovvero quel momento iniziale dove i fondatori si muovono per l’organizzazione burocratica ed economica della nuova attività. 

Una start up è invece un’azienda vera e propria, che risponde a determinati requisiti di business e offerta e può essere declinata in tre tipologie:

  • start up newco: nuove aziende che nascono da una precedente realtà in difficoltà (newco sta per new company);
  • start up spin-off: nuove aziende che nascono dal comparto di una realtà esistente;
  • start up innovative: aziende che hanno brevettato un determinato tipo di attività e non nascono da altre aziende, ma vengono fondate ex novo.

Avviare una start up femminile: agevolazioni e burocrazia

avviare start up femminile

Come avviare una startup? Prima di tutto servono inventiva, precisione e organizzazione: dalle pratiche al personale tutto deve essere calcolato nel dettaglio, in modo da rispondere ai requisiti necessari.

Come primo step è necessario aprire una Partita Iva, aderire all’INAIL e iscriversi al Registro delle Imprese, come per ogni altra azienda. A rendere la start up diversa dalle altre attività, come accennato in precedenza, è il business model: le fondatrici dovranno quindi effettuare un’analisi del mercato molto attenta, per calcolare con cura i costi, i rischi e il valore della loro impresa, stilando un piano realistico, anche negli obiettivi, per attirare gli investitori.

Oltre al commercialista, esistono delle figure che supportano gli imprenditori nell’apertura, i cosiddetti Business Angels, che condividono contatti, conoscenze ed esperienze con i futuri CEO. Sono inoltre degli investitori nelle prime fasi della start up, perciò andranno attratti sempre grazie a un business model promettente. 

Un’altra opzione è il ricorso al crowdfunding, ovvero il finanziamento collettivo: sarà un pubblico, non necessariamente di esperti, a dare il proprio supporto economico nella realizzazione dell’impresa.

Le start up femminili

start up femminili

La Silicon Valley Bank ha pubblicato nel 2018 uno studio che analizza il numero di donne presenti nella dirigenza delle start up e disegna una situazione di forte disparità negli Usa: il 71% delle start up non conta infatti donne nel vertice, mentre il 57% le esclude dalle posizioni manageriali. Nel 2017 solo il 17% delle start up innovative aveva come fondatrice una donna.

Secondo il GEM – Global Entrepreneurship Monitor riferito al biennio 2018/2019, su 49 Paesi presi in esame solamente sei possono vantare una parità di genere negli imprenditori e  non sono certo i più scontati: Indonesia, Thailandia, Panama, Qatar, Madagascar e Angola sono infatti gli Stati virtuosi per l’imprenditoria, mentre in Europa e Nord America si registrano ancora episodi di forte disparità. Emblematica è, sempre secondo il GEM, la situazione di Slovenia, Grecia, Svizzera, Regno Unito e Turchia, dove le donne che si lanciano in un’attività imprenditoriale sono meno della metà rispetto agli uomini. 

A raccontare la situazione italiana è il Mise – Ministero per lo sviluppo economico, che ha pubblicato un rapporto di Infocamere che ha contato nel quarto trimestre nel 2018 1.300 start up femminili pari al 13,3% di quelle presenti nel panorama nazionale. Se ci si basa, infine, sulle start up innovative il dato cala ulteriormente: le donne presenti in queste realtà sarebbero infatti 4.210

Agevolazioni per l’imprenditoria femminile

Per sviluppare l’imprenditoria femminile, la legge italiana 205/1992 ha previsto una serie di agevolazioni fiscali, in particolare:

  • contributi a fondo perduto: incentivi da restituire solo per il 50% in formula agevolata;
  • fondo di garanzia: dà la possibilità di chiedere un finanziamento garantito allo Stato;
  • microcredito: dà garanzie su un prestito per imprese femminile con almeno 5 anni di vita e con 5 dipendenti, che in caso di Srl semplificate o cooperative diventano 10;
  • autoimpiego Invitalia: dedicato a disoccupate e donne in cerca di prima occupazione;
  • Incentivi Smart&Start: generici per le start up innovative.

Per richiedere i finanziamenti bisogna attendere l’uscita dei bandi nel sito del Mise.

I settori privilegiati dalle start up al femminile 

Infodata24 ha elaborato, in base ai dati di InfoCamere e del Registro delle imprese relativi al periodo 2013-2018, una classifica dei settori principali in cui le donne investono con le loro start up. Il podio va a:

  • Informazione e comunicazione: 477 realtà;
  • Attività scientifiche e tecniche: 316 realtà;
  • Attività manifatturiere: 203 realtà.

Una menzione speciale va al settore del turismo, a cui molte donne decidono di dedicarsi: come raccontato anche nel nostro articolo Lavorare nel mondo del turismo, questo resta un mercato dall’alto potenziale in Italia, tanto che nella classifica lo si ritrova al quinto posto con 40 start up dedicate.  

Legata a questo settore è ad esempio BabyGuest, la startup di Serena Errico: si tratta di un portale che risponde alle esigenze di genitori in vacanza in diverse parti d’Italia. Come? Proponendo il noleggio di attrezzature di vario genere, utili per chi viaggia coi più piccoli: dal seggiolino per l’auto alle sponde per il letto.

Un caso particolare: la start up innovativa

start up innovativa

Come abbiamo visto, non sempre avviare un’impresa significa aprire una start up innovativa, che deve rispondere a requisiti molto precisi in materia di progetti, formazione del personale e investimenti. Nel dettaglio:

  • l’azienda non ha più di 5 anni di attività;
  • non ha superato, alla fine del secondo biennio, i 5 milioni di fatturato;
  • non ha distribuito utili;
  • ha per oggetto la produzione, la vendita o lo sviluppo di prodotti e servizi tecnologici e innovativi.

Deve inoltre compiere degli investimenti in ricerca e sviluppo pari o superiori al 15% del maggiore valore fra costo e valore totale della produzione della startup innovativa; deve dotarsi di personale altamente qualificato (1/3 dei dipendenti deve avere un Dottorato di ricerca, 2/3 una Laurea Magistrale) e aver depositato uno o più brevetti relativi a biotecnologie, industria, semiconduttori o varietà vegetali. Queste ultime tre caratteristiche non devono necessariamente coesistere, ma è sufficiente che l’attività risponda a una delle voci.

Le startup innovative possono avvalersi di specifiche agevolazioni, come spiegato nell’apposita guida del Mise, in particolare:

  • costituzione digitale semplice e gratuita;
  • esonero dal pagamento delle imposte di bollo;
  • disciplina del lavoro su misura, con possibilità di gestire i contratti a tempo determinato diversamente rispetto alle realtà standard, con maggiori possibilità di rinnovo;
  • Flessibilità nella remunerazione del personale, anche attraverso strumenti di partecipazione al capitale aziendale;
  • Incentivi fiscali per gli investitori in equity, con detrazioni IRPEF e deduzione dell’imponibile IRES pari al 40%.

Da non trascurare anche le facilitazioni per l’ingresso al fondo dedicato alle PMI e il Fail Fast, che supporta le start up innovative in caso di fallimento, con procedure rapide e più economiche rispetto ai modelli tradizionali.