Diritti

Come mettere il doppio cognome ai figli in Italia

Come mettere il doppio cognome ai figli in Italia

Un traguardo per la parità di uomini e donne in famiglia

Dare al proprio figlio il doppio cognome in Italia si può. Tuttavia questa possibilità c’è solo da pochi anni, nonostante l’evoluzione culturale e sociale promuova da decenni la parità di uomini e donne all’interno del nucleo famigliare. La tematica è infatti oggetto di discussione già da molto tempo.

Nel 1980 la scrittrice e artista Iole Natoli è stata la prima italiana a battersi in tribunale per vedere riconosciuto il diritto di attribuire il suo cognome alle figlie, intentando una causa civile al ministero dell’Interno, che però non condusse a risultati sostanziali.

Una battaglia complessa, in un contesto caratterizzato da una forte tradizione nell’ambito della giurisprudenza italiana. Come spiegato sul portale Diritto.it, la decisione di assegnare il solo cognome del padre era motivata dal fatto che, mentre la maternità è sempre certa, ciò non vale per il papà: l’attribuzione del cognome rappresentava allora il riconoscimento formale della paternità.

Tuttavia questa usanza è un retaggio, ormai superato, del ruolo preminente della figura maschile all’interno della famiglia. A livello sociale, infatti, è vista sempre più come un anacronismo. Già da molti anni i Paesi europei hanno rinnovato il loro ordinamento per fare posto al cognome della madre: un atto a favore della parità delle donne.

Non a caso, nel 2014 la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per aver negato a una coppia di genitori la possibilità di attribuire alla figlia il cognome della madre anziché quello del padre, invitando ad intraprendere una serie di riforme legislative o di altra natura per risolvere il problema.

Qualcosa si è mosso, ma c’è ancora parecchia strada da fare.

Da quando si può mettere il doppio cognome

La svolta è avvenuta nel 2016 a seguito della sentenza della Corte Costituzionale n. 286 del 21 dicembre: la Consulta ha giudicato illegittima la norma che impone l’attribuzione automatica ed esclusiva del solo cognome paterno.

Requisiti per aggiungere il cognome materno

  • i due genitori devono essere concordi nella decisione;
  • non è possibile attribuire al figlio solo il cognome della madre;
  • è possibile dare il doppio cognome sia che il figlio provenga da una coppia sposata sia da una coppia di fatto;
  • la norma è valida anche in caso di adozione;
  • questa opzione è applicabile anche se i bambini sono nati all’estero, purché siano figli di cittadini italiani;
  • l’accordo può essere solo verbale: non è necessaria la presentazione di documenti particolari;
  • il cognome della madre viene affiancato a quello paterno e verrà riportato necessariamente dopo quello del papà;
  • l’indicazione del doppio cognome deve essere data al momento della registrazione della nascita del figlio in Comune.

Quest’ultimo è un punto importante, ma sono previste delle eccezioni.

Come fare, quindi, se la scelta di aggiungere il cognome della madre a quelli del padre viene fatta dopo la registrazione all’anagrafe?

Come si aggiunge il cognome della madre

Prima di tutto, bisogna presentare l’apposita domanda al Prefetto della provincia del luogo di residenza del figlio o del luogo dove si trova l’atto di nascita; la domanda deve portare la firma di entrambi i genitori.

Si richiedono inoltre:

  • una marca da bollo da 16 euro;
  • una dichiarazione sostitutiva di certificazione per ciascun genitore, attestante il luogo e la data di nascita, la residenza e lo stato di famiglia;
  • la fotocopia di un documento di identità di entrambi i genitori (ma solo se la dichiarazione sostitutiva di certificazione è inviata per posta);
  • eventuale documentazione utile a sostenere le motivazioni della richiesta;
  • eventuale dichiarazione di assenso degli eventuali cointeressati,.

La richiesta di aggiunta deve inoltre essere “specificamente motivata”. Nell’insieme delle ragioni accettate dalla giurisprudenza rientrano un forte legame affettivo tra madre e figlio e l’appartenenza a una famiglia nota.

Quanto costa aggiungere il cognome della madre

I costi indicati sul sito della Prefettura sono:

  • una marca da 16.00€ da apporre sulla domanda di cambiamento del nome o del cognome nei casi previsti;
  • una marca da 16.00€ da apporre sul decreto che autorizza alla pubblicazione del sunto della domanda nei casi previsti;
  • una marca da 16.00€ da apporre sul decreto che autorizza il cambiamento del nome o del cognome nei casi previsti.

Cosa comporta l’aggiunta del cognome della madre?

Non c’è nessuna particolare conseguenza dal punto di vista giuridico, se non la possibilità di testimoniare l’accordo raggiunto tra i genitori, sottolineando così la parità di entrambi all’interno del nucleo famigliare.

Il codice fiscale del minore rimane invariato.

Il nodo dell’attribuzione automatica del cognome paterno

Recentemente la Corte Costituzionale ha aperto un altro dibattito fondamentale sul tema: quello dell’assegnazione automatica del cognome del padre al figlio. La Consulta ha scelto di sollevare il problema della costituzionalità dell’articolo 262 del codice civile, che riguarda l’attribuzione del cognome a un figlio nato fuori dal matrimonio. Secondo la norma, “il figlio assume il cognome del genitore che per primo lo ha riconosciuto. Se il riconoscimento è stato effettuato contemporaneamente da entrambi i genitori, il figlio assume il cognome del padre”.

La Corte si è domandata quindi se, in una società in cui i genitori hanno lo stesso peso giuridico, questa indicazione abbia ancora senso. Tale regola era stata considerata anomala dal tribunale di Bolzano, che nel 2019 si era rivolto alla Consulta perché una coppia chiedeva di poter dare al figlio solamente il cognome materno.

Quella della Corte Costituzionale è una presa di posizione importante: ora occorre aspettare di vedere se il Parlamento recepirà tali indicazioni e interverrà a livello legislativo.

Matilda Abate

Giornalista pubblicista, Matilde è esperta in storia dei movimenti femministi e letteratura delle donne, in particolare del periodo degli anni Settanta in Italia. Segue e racconta online progetti di imprenditorialità femminile e collabora come divulgatrice per diverse associazioni a tutela dei diritti delle donne. Il libro preferito di Matilda Abate: “La passione di Artemisia”, la storia di una grande donna e di un’immensa pittrice.

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