Crescere un figlio da sola: una quotidianità sempre più difficile

Una ricerca Istat stima 893 mila madri single nel periodo 2015-2016, più della metà non sarebbe in grado di sostenere una spesa imprevista di 800 euro.

Come crescere un figlio da sola

Per alcune donne è stata una scelta, mentre altre si sono ritrovate in questa situazione senza volerlo. C’è chi a tentanto di scongiurare questa situazione finché ha potuto e chi ha dovuto semplicemente prendere atto della fine di un rapporto. Qualunque sia la motivazione, essere mamme single e dover crescere un figlio da sole è un impegno gravoso.

I disagi che possono interessare la quotidianità delle mamme single sono diversi: senso di solitudine e di inadeguatezza, maggiori responsabilità, ma anche difficoltà economiche ed educative. Ma quante sono le donne che vivono questa condizione? E com’è cambiato questo status nel corso del tempo?

Crescere un figlio senza padre: il quadro attuale

Crescere un figlio senza padre

Le famiglie monogenitoriali sono una realtà in crescita nel nostro Paese e, nella maggioranza dei casi, il genitore è la mamma. Secondo la ricerca Istat– nel 2005 erano presenti meno di 600mila famiglie di questo tipo, mentre 10 anni dopo le madri che crescono uno o più figli da sole erano 893 mila, vale a dire l’86,4% del totale delle famiglie monogenitoriali.

Anche per quanto riguarda lo stato civile delle donne prese in esame ci sono informazioni importanti. La maggior parte di coloro che crescono un figlio senza padre (il 57,6%) sono separate, il 34,6% nubili e solo il 7,9% vedove. Come rivela il portale Universo Mamma, inoltre, con l’aumentare dell’età del parto è aumentata anche l’età media delle mamme single: il 31,8% ha un’età compresa tra 45 e 54 anni (nel 1995 erano il 20,9%), mentre il 20,3% ha meno di 35 anni (rispetto al precedente 31,5%).

C’è una realtà ulteriore che emerge dai dati raccolti dall’Istat, e riguarda la situazione economica delle mamme single. Più della metà non è in grado di sostenere una spesa imprevista di 800 euro e quasi una su cinque è in ritardo con il pagamento delle bollette. L’11,8% vive in una condizione di povertà assoluta e il 42,1% (il 58% al Sud) è a rischio di esclusione sociale.

Mamme single, quali agevolazioni?

Mamme single: ecco le agevolazioni

Una delle maggiori preoccupazioni delle madri che crescono un figlio da sole è quella di non riuscire, con un solo salario, a provvedere ai vari costi per mantenere un bambino, i suoi bisogni e la sua istruzione, così come l’affitto e le spese sanitarie. Le donne che si trovano in una situazione economica precaria e difficile, però, possono contare su alcune forme di assistenza offerte dalle istituzioni.

Tra le principali agevolazioni dedicate anche alle mamme single ci sono:

  • assegno Inps;
  • assegno di maternità;
  • assegno nucleo familiare;
  • bonus bebè.

L’assegno concesso dall’Inps e a carico dello Stato spetta alle lavoratrici dipendenti, autonome o libere professioniste che hanno versato almeno tre mesi di contributi in un periodo che va dai 18 ai 9 mesi prima del parto. Ciò vale anche se si è cessato di lavorare durante la gravidanza. L’importo dell’assegno viene valutato di anno in anno in base all’indice dell’Istat. La domanda va fatta entro sei mesi dalla nascita alla sede dell’Inps di competenza, per via telematica.

L’assegno di maternità, invece, è un aiuto erogato dal Comune in cui si risiede. Come indicato sul sito dell’Inps, questa misura è rivolta, in prima battuta, alle madri non lavoratrici, a cui spetta un importo complessivo pari a circa 1.500 euro. Tuttavia, si può fare domanda anche se si lavora: se non si ha diritto all’indennità dell’Inps o alla retribuzione per il periodo di maternità si può ottenere la cifra piena, in caso contrario si può comunque chiedere l’assegno in forma ridotta. La richiesta va fatta entro sei mesi dalla nascita del bambino, presentando gli appositi moduli all’Ufficio Anagrafe, insieme alla dichiarazione dei redditi e all’autocertificazione del possesso dei requisiti richiesti.

Tra gli aiuti economici previsti per le mamme single ci sono anche gli assegni per nucleo familiare: la somma erogata varia in base al reddito dichiarato e al numero di familiari a carico. La richiesta deve essere presentata al datore di lavoro o al Caf ogni anno.

Tra le altre agevolazioni dedicate anche alle mamme single, si ricorda il bonus bebè, che prevede un indennizzo di 80 euro al mese per chi ha una soglia di reddito inferiore a 25mila euro annui. A questo si aggiunge anche il bonus “Mamma domani”: si tratta di un indennizzo di 800 euro per le donne lavoratrici in dolce attesa; la domanda può essere inoltrata a partire dal compimento del settimo mese di gravidanza fino a un anno dalla nascita del figlio. Entrambi gli incentivi devono essere richiesti presentando domanda all’Inps.

Bonus mamme single 2020

La Legge Bilancio 2021 ha previsto ulteriori aiuti economici per le donne che crescono un figlio da sole. Si tratta del bonus mamme single, riconosciuto a quante fanno parte di un nucleo familiare monoparentale e monoreddito – o sono disoccupate – e hanno un bambino con disabilità non inferiore al 60%. La misura prevede fino a 500 euro netti al mese per il 2021, il 2022 e il 2023.

La Legge Bilancio 2021 prevede inoltre alcuni incentivi per il ritorno al lavoro delle mamme lavoratrici: si parla di 50 milioni di euro che le imprese destineranno all’adozione di misure organizzative che permettano di sostenere e valorizzare le donne che rientrano al lavoro dopo il parto.