La difficile scalata delle donne nella cultura italiana

La difficile scalata delle donne nella cultura italiana

Un settore ancora dominato da diseguaglianze e stereotipi

Donne e cultura, pochissime e mal retribuite

Il mondo della cultura è ancora oggi lontano dal raggiungere l’uguaglianza di genere. A rivelarlo è il primo Rapporto annuale dell’Osservatorio sulla parità di genere in Italia del ministero della Cultura, presentato a novembre 2022 in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.
Il rapporto rivela un triste scenario, nel quale le donne nella cultura e nell’arte non sono solo meno rappresentate (e retribuite) degli uomini, ma anche fortemente stereotipate, legate a retaggi ancora oggi difficili da sradicare.

Donne e cultura, analisi del gender gap

Più nel dettaglio, dal report del ministero della Cultura si evince che ci sono quasi esclusivamente coreografi uomini nel mondo della danza, appena il 18% dei registi di documentari è donna e, soprattutto, non vi è nessuna direttrice nei Teatri stabili. Più in generale, sono solo il 19% le registe in tutto l’audiovisivo (dato al 2021) e le sceneggiatrici raggiungono il 23%.

La presenza femminile in ambito artistico

Anche nelle gallerie d’arte, appena il 18% delle opere esposte è stato realizzato da artiste. Risultati sorprendenti se si pensa che, al contrario, la componente femminile è più attiva dal punto di vista scolastico e formativo rispetto a quella maschile. Basti pensare che ben il 66,7% degli iscritti alle accademie di Belle Arti è donna (dati Miur 2021), e i risultati scolastici sono spesso più brillanti rispetto a quelli dei colleghi uomini.

Donne e televisione

Non va certo meglio nel mondo della televisione. Stando al Monitoraggio sulla rappresentazione della figura femminile svolto dalla Rai per l’anno 2021, la presenza femminile raggiunge il 40% solo nei programmi di intrattenimento e fiction mentre, per esempio, si ferma ad appena il 15,8% nei programmi sportivi.

Stereotipi di genere nel contesto delle fiction

In questo contesto, emerge anche un altro punto critico da sanare: quello legato agli stereotipi di genere. Nelle fiction, ad esempio, su 100 ruoli narrativi centrali o rilevanti, solo il 38,2% è ricoperto da donne. Queste ultime vengono poi il più delle volte raccontate nei ruoli tradizionalmente legati alla figura femminile (come nella “cura della casa”, dove il rapporto è 14.8 di uomini contro 85.2 di donne) e sottorappresentate in quelli più a dominanza maschile, come l’ingegnere o l’imprenditore.

Le imprenditrici culturali: esempi di successo

A dispetto delle avversità e difficoltà legate al settore, sono comunque diverse le donne che sono riuscite a farsi largo nel campo della cultura, diventando imprenditrici di successo. Tra tutte possiamo citare Miuccia Prada, titolare del celebre marchio, a cui si deve la nascita della Fondazione Prada a Milano, che si occupa di promuovere la cultura e l’arte contemporanea.

Nell’ambito dell’imprenditoria culturale al femminile va citata poi Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, collezionista d’arte italiana, fondatrice della Fondazione omonima, con sedi a Madrid, Torino e Guarene. Patrizia è presidentessa del Comitato delle Fondazioni Italiane Arte Contemporanea, nonché membro dell’International Council del Museum of Modern Art di New York e dell’International Council della Tate Gallery di Londra.

Figure di ispirazione, da Miuccia Prada a Patrizia Sandretto Re Rebaudengo

Due esempi virtuosi di imprese culturali “in rosa”, alle quali si affiancano donne che hanno unito la loro missione nel campo a quella nel sociale. Come Rebecca Russo, che a Torino ha brevettato il Metodo Videoinsight®, adottato da diversi ospedali per “curare attraverso l’arte”. O ancora Isabella Seragnoli, una delle più grandi filantrope italiane, che ha dato vita a Mast, fondazione polifunzionale con focus sulla fotografia.

Insomma, gli esempi ai quali ispirarsi sono molti. Rimane tuttavia l’urgenza di intervenire dal profondo, anche approfittando dei fondi di coesione europei dedicati, per provare a colmare il gender gap ancora presente nel mondo della cultura.

Negli ultimi anni queste misure hanno consentito di accrescere le competenze e il miglioramento del livello di formazione di ragazze e donne (tra il 2014 e il 2020 sono stati varati 28mila progetti, con un valore di costo pubblico pari a circa 167 milioni di euro). Inoltre i fondi hanno permesso di promuovere la parità di genere sul lavoro e la conciliazione tra vita professionale e privata: due elementi essenziali per incoraggiare l’imprenditorialità, anche in ambito culturale.