Diritti delle donne: la classifica mondiale

Qual è il livello di emancipazione femminile nel mondo

i diritti delle donne nei diversi Paesi del mondo

La strada per la conquista dei diritti delle donne e la parità di genere non è lineare, ma soprattutto non è una sola. Ogni Paese sta seguendo il proprio cammino, chi con un passo più rapido e chi, invece, incespicando lungo la via.

Quando si parla di condizione femminile bisogna sempre tenere presente il contesto geografico e culturale di cui si parla. Senza dimenticare le tante donne condannate a vivere situazioni di sopraffazione e di negazione della propria dignità.

Per fare un punto e allargare lo sguardo, ci si può affidare al Woman, Peace and Security Index 2021/2022, un indice elaborato dal Georgetown Institute per monitorare il benessere sociale ed economico delle donne. Sono 170 gli Stati analizzati nello studio, pari al 99% della popolazione mondiale.

Inclusione, giustizia e sicurezza sono le aree al centro dell’indagine. Tre fattori indispensabili per vivere una vita dignitosa, in linea con i propri desideri e le proprie ambizioni.

Anche in questa edizione l’indice complessivo ha registrato un ulteriore passo in avanti. Tuttavia l’impatto del Covid e il peggioramento del clima politico in alcuni Paesi, come in Afghanistan, ha rallentato la crescita globale. L’incremento tra il 2017 e il 2019 è stato del 7%, mentre tra il 2019 e il 2021 si è fermato al 3%.

Quali sono i Paesi dove le donne vivono meglio?

Quali sono i Paesi dove le donne vivono meglio?

Scorrendo la classifica dei Paesi più “femministi”, si nota come le prime 12 posizioni sono tutte occupate da Stati sviluppati, con differenze minime tra loro. In vetta si trova la Norvegia (con l’indice pari a .922), seguita da Finlandia (.909), Islanda (.907) e Danimarca (.903). La lista è completata da Lussemburgo, Svizzera, Svezia, Austria, Regno Unito e Olanda. La prima nazione che non appartiene al Vecchio Continente è il Canada, al 12esimo posto, mentre gli Stati Uniti sono in 21esima posizione.

E l’Italia? Il nostro Paese occupa un non invidiabile 28esimo posto (.842), tra Israele e Polonia. Un risultato deludente, se confrontato con gli altri Stati dell’Unione, come Germania (12esima posizione), Spagna (14) e Francia (15). L’Italia si colloca addirittura dietro agli Emirati Arabi Uniti, che si posiziona al 24esimo posto.

In fondo alla lista ci sono i Paesi del Sud-Est asiatico, del Medio Oriente e del Nord Africa, a causa di leggi discriminatorie e conflitti, con ricadute negative soprattutto sulle fasce più deboli della popolazione.

L’esempio è sicuramente l’Afghanistan (.278), che ha visto il suo indice globale peggiorare del 28% rispetto al 2017. Un calo legato all’aumento della violenza organizzata; dove l’affermazione dei talebani non contribuisce a migliorare la situazione. Male anche Yemen e Siria, nazioni ferite dalle rispettive guerre civili.

L’impatto del Covid nella situazione delle donne

La pandemia di Covid ha aggravato la situazione di moltissime persone. Le donne, ancora una volta, hanno pagato il prezzo più alto. Secondo il report, infatti, le ripercussioni si sono avute soprattutto sul piano dell’inclusione e della tutela personale.

Globalmente, i lavori retribuiti sono calati nel 2020 del 5% nel caso delle donne, contro il 3,9% degli uomini.

L’emergenza ha influito anche sulla percezione della sicurezza. Il peggioramento del clima economico e sociale ha portato ad un incremento della violenza domestica e degli abusi tra le mura di casa, lasciando molte donne in una condizione di impotenza.

Ma non ci sono solo ombre: la pandemia ha infatti costretto gli Stati ad emanare misure per il sostegno al lavoro, con provvedimenti di tipo economico e la promozione di modalità lavorative flessibili, che permettono una maggiore conciliazione tra carriera e vita privata.

I Paesi con più parità di genere

È poi importante analizzare le disparità tra uomini e donne, che spesso si traducono in gap lavorativi, economici e culturali. Ad aiutarci in questo compito sono le tante ricerche effettuate sul tema. Tra queste c’è l’Indice di disuguaglianza di genere dell’Onu (Gender Inequality Index).

Nel mondo, infatti, molte donne e ragazze sono discriminate negli ambiti più importanti della vita: dalla salute all’educazione, dalla rappresentanza politica all’occupazione. L’indice, in particolare, prende in considerazione:

  • la mortalità materna;
  • il numero di adolescenti incinte:
  • la percentuale di donne in parlamento;
  • la partecipazione al mercato del lavoro.

La situazione è analoga rispetto al Woman, Peace and Security Index: sul podio si trovano tre Paesi europei: Svizzera, Danimarca e Svezia. Bene anche il Belgio, la Norvegia, la Germania e la Francia. L’Italia è in 14esima posizione, tra Austria e Spagna.

A questo proposito, può essere interessante guardare più da vicino il Vecchio Continente, affidandosi al Gender Equality Index dell’European Institute for gender equality. Molte le aree prese in considerazione: lavoro, soldi, tempo, salute, violenza.

Se si considera l’indice globale, l’Italia si colloca al 14esimo posto, con un punteggio di 63,8, contro la media europea di 68. In vetta sono invece presenti Svezia (83,9), Danimarca (77,8) e Olanda (75,9). Dal punto di vista della situazione economica, il nostro Paese è appena sotto la media, mentre ai primi posti si trovano Lussemburgo, Belgio e Danimarca. Migliore la situazione nel campo della salute, con l’Italia tra gli Stati migliori: il podio, in questo caso, è occupato da Svezia, Malta e Austria.

In quali Paesi le donne lavorano meglio?

In quali Paesi le donne lavorano meglio?

A pesare, nella classifica, è soprattutto il lavoro: l’Italia è infatti all’ultimo posto. Il tasso di occupazione Full-Time Equivalent (o Fte, sigla che esprime la quantità di lavoro prestato nell’anno da un occupato a tempo pieno) è infatti molto più basso rispetto alla media europea (31% vs. 41%) e alla popolazione maschile (52%).

La vita lavorativa delle donne italiane è pari a 27 anni, contro i 33 anni del resto del Continente e i 36 anni dei connazionali maschi (36).

La percentuale di dipendenti che possono assentarsi dall’ufficio per prendersi cura della propria famiglia è pari al 19%, contro il 22% in Europa. Ciò rende particolarmente difficile gestire carriera e sfera privata.

Dunque, in quali Paesi le donne lavorano meglio? I punteggi migliori si sono registrati in Svezia, Danimarca e Olanda. In tutti e tre i Paesi le lavoratrici possono facilmente concentrarsi sui loro obiettivi professionali. L’Olanda emerge per flessibilità lavoro-vita privata: il 48% delle donne può prendersi qualche ora per gestire la famiglia. La Svezia, invece, ha un FTE molto alto, pari al 59%, contro il 67% degli uomini.

Secondo l’Osservatorio Cpi, la Germania spicca per la durata dei congedi parentali, che supera i 70 mesi, mentre in Repubblica Ceca, Estonia, Francia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Slovacchia e Spagna ci si attesta tra i 30 e i 40 mesi. L’Italia è molto indietro, con poco più di dieci mesi. Anche l’indennità è piuttosto bassa: è pari al 30% della retribuzione, mentre nella maggioranza dei Paesi supera il 66%.

Inclusione, giustizia, lavoro: Il Nord Europa si conferma essere un luogo dove le donne hanno più possibilità. Tuttavia è possibile raggiungere la parità di genere anche in Italia: è necessario creare un’alleanza tra istituzioni, politica ed economia per incoraggiare la promozione dei diritti. Senza mai dimenticare la condizioni delle donne meno fortunate, che lottano ogni giorno per la loro dignità.