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La discriminazione delle donne nella musica

La discriminazione delle donne nella musica

Parità di genere nella musica: i dati più recenti

Ad accendere i riflettori sulla situazione attuale riguardo il tema del riconoscimento delle carriere musicali delle donne ci ha pensato il Guardian: su 1.445 concerti di musica classica e contemporanea rappresentati sui palchi teatrali più prestigiosi del mondo, solamente 76 contenevano brani composti da una donna. A quanto sembra, la musica, in particolare quella classica, e specialmente l’attività compositiva, sono ancora in larga parte appannaggio degli uomini.

Per rendersene conto basta guardare al passato, quando le donne potevano sì imparare a suonare, ma non potevano farne un mestiere. Le convenzioni sociali e culturali sono state a lungo un ostacolo alle carriere femminili. Oggi, per fortuna, l’accesso alle professioni musicali è libero, ma siamo ancora lontani dal dare il giusto riconoscimento alle artiste.

In generale, la quota a livello mondiale dei lavori firmati da una musicista non supera il 3%, come ribadito su Il Messaggero. Numeri, questi, che farebbero impallidire Janis Joplin, Aretha Franklin, Nina Simone e tutte le altre artiste che si sono fatte strada per abbattere i canoni che hanno portato alla discriminazione delle donne nel mondo delle sette note e non solo.

Donne compositrici nella musica classica

Il panorama delle donne compositrici nella Storia è in gran parte ancora inesplorato, soprattutto se si parla di musica classica. Eppure, già nel Rinascimento imparare a cantare e a suonare uno strumento era una parte importante dell’educazione delle ragazze di buona famiglia. Il ruolo subalterno rivestito dalla figura femminile nella società del passato, ha fatto sì che non venissero valorizzate e tramandate opere di quante avevano deciso di sviluppare la loro passione.

Solitamente nei secoli passati, le donne che si dedicavano alla musica erano per lo più monache e nobildonne: le prime coltivavano la loro propensione al canto e alla musica per accompagnare i momenti di preghiera; le seconde, invece, avevano il tempo e le possibilità economiche per studiare. Vediamo insieme qualche nome di compositrici storiche.

Una delle prime autrici da menzionare, è Hildegarde von Bingen, monaca benedettina vissuta in terra tedesca nel XII secolo. Attiva nel cuore del Medioevo, il suo nome è legato a raccolte religiose come “Canticles of Extasy” e “Ordo Virtutum”, scritte per riflettere l’armonia celeste racchiusa nella natura e per dare voce alle sue visioni.

Qualche secolo più tardi, nel Cinquecento, troviamo la compositrice tardo rinascimentale Maddalena Casulana e i suoi madrigali dedicati a Isabella de’ Medici, in apertura dei quali dichiara di voler “mostrare al mondo il vanitoso errore degli uomini di possedere essi soli doti intellettuali, e di non credere possibile che possano esserne dotate anche le donne”. La sua storia è raccontata nel libro “Note di donne, musiciste italiane dal 1542 al 1883”, di Daniela Domenici: nel suo volume la scrittrice ricorda le compositrici di musica del passato, spesso poco note. Oltre a Maddalena Casulana, viene menzionata anche Maddalena Sirmen (XVIII-XIX secolo), nobile decaduta ed educata in un orfanotrofio veneziano, diventata violinista e compositrice nota in tutta Europa.

Nel suo elenco di donne compositrici di musica classica, Daniela Domenici ricorda anche l’austriaca Maria Anna – detta Nannerl – Mozart, sorella maggiore del più celebre Wolfgang, vissuta tra Settecento e Ottocento. I due si esibivano insieme nelle diverse corti d’Europa – già a 12 anni Nannerl suonava clavicembalo, fortepiano e pianoforte – ma il padre Leopold, nonostante le doti della figlia femmina, decise di investire sul secondogenito, poiché solamente gli uomini, al tempo, potevano essere avviati alla professione musicale e riceverne un adeguato compenso. E oggi?

Donne compositrici contemporanee: un universo nascosto

Le compositrici donne contemporanee, nonostante i secoli che le separano dalle figure femminili del passato, hanno dovuto fare i conti con diversi limiti. Secondo un’analisi riportata dal Guardian, sebbene il 40% dei compositori contemporanei sia donna, solo il 17% di loro trova spazio nelle liste degli editori musicali.

Ma quali sono, oggi, le donne che ce l’hanno fatta ad affermarsi nel mondo della composizione musicale? Tra i nomi più importanti si possono ricordare, ad esempio:

  • Kaija Saariaho, finlandese, classe 1952, nel 2011 ha vinto il Grammy Award nella categoria “miglior opera lirica”
  • Judith Weir, inglese, nata nel 1954 a Cambridge, è stata anche nominata membro dell’Ordine dell’Impero Britannico:
  • Tansy Davies, inglese, nata a Bristol nel 1973, ha scritto opere per la London Symphony Orchestra, la BBC Symphony Orchestra e la BBC Scottish Symphony Orchestra.

Va poi ricordata la figura della giovanissima Beatrice Venezi (nata a Lucca nel 1990), direttrice d’orchestra di respiro internazionale, inserita dalla rivista Forbes tra i cento giovani leader del futuro. Si è esibita in tutto il mondo, dalla Spagna al Giappone, dal Libano agli Stati Uniti.

E al di fuori della musica “colta”, ovvero quella classica? Tra le artiste che hanno sperimentato altri generi possiamo ricordare, ad esempio, Aretha Franklin (1942 – 2018), che si è mossa tra il blues e il rock ‘n’ roll, il soul e il pop realizzando canzoni che sono diventate veri e propri manifesti anti-razzisti e femministi. Tra queste non si può fare a meno di menzionare “Respect”, scritta da Otis Redding e declinata al femminile: nel brano originale era l’uomo che chiedeva alla donna di rispettarlo, quando tornava a casa dal lavoro. Nella versione di Aretha accade il contrario: una vera rivoluzione.

Altra protagonista contro la discriminazione delle donne nella musica e non solo è stata Janis Joplin (1943 – 1970). A lei va il merito di aver abbattuto gli stereotipi estetici legati alla donna negli anni Sessanta (soprattutto per quanto riguardava il modo di abbigliarsi), ma anche di aver dato voce alle sofferenze femminili in un contesto di maschilismo imperante. Anche Nina Simone (1933 – 2003) viene ricordata per aver usato le sue canzoni come armi contro pregiudizi e schemi mentali.

Donne e musica: il gap non è ancora scomparso

La discriminazione delle donne nella musica, però, non è ancora scomparsa.
Oltre alla compositrici, un altro esempio sono le musiciste, che molto spesso sono penalizzate dal loro genere in fase di audizione. Una delle modalità adottate per superare i pregiudizi, in particolare quando si devono assumere gli orchestrali, è quella della “blind audition” (audizioni cieche): le performance si svolgono dietro un pannello per impedire alle commissioni di essere influenzate dal genere dell’artista. Stando allo studio “Orchestrating Impartiality” del 2000, le opportunità per le donne di essere assunte come orchestrali salgono del 25% se partecipano a una blind audition.

Nonostante una maggiore presa di coscienza della parità tra i sessi, le musiciste e le compositrici donne contemporanee si trovano ancora stigmatizzate nel loro campo, così come altre figure professionali femminile del settore musicale.
Non a caso Silja Fisher, segretario generale del Consiglio internazionale della musica dell’UNESCO, in occasione della giornata dedicata all’essere compositrice, organizzata nel 2019 dalla delegazione della Repubblica Ceca, ha ricordato che in Francia attualmente soltanto il 10% dei compositori sono donne.

Un’iniziativa per contrastare questa tendenza, volta a favore delle donne nella musica, è stata intrapresa dal soprano Gabriella Di Laccio, specializzata in musica barocca, che ha deciso di creare – – il progetto “Donne”, destinato ad aumentare la consapevolezza del pubblico, così che anche alla musica femminile venga riconosciuto il giusto valore.

Insomma, nonostante i cambiamenti degli ultimi decenni, c’è ancora molto da fare per raggiungere la piena parità. Ma se le donne continueranno a lottare la loro musica potrà essere valorizzata e promossa, come merita.

Claudio Besso

Formazione in mediazione dei conflitti e una lunga esperienza nel volontariato sociale, Claudio è redattore per magazine online di articoli riguardo la sfera emotiva e relazionale delle persone in difficoltà. In particolare, si occupa delle situazioni di coppia difficili, a tutela della crescita dei figli. Il film preferito di Claudio Basso: “Kramer contro Kramer”, del 1979 con Dustin Hoffman e Meryl Streep, è stato il film che mi ha fatto venire voglia di studiare mediazione dei conflitti.

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