La disoccupazione giovanile in Italia

La disoccupazione giovanile in Italia

Dati e statistiche su un grande problema nazionale

disoccupazione giovanile in Italia

La disoccupazione è tra le condizioni più temuti dalla popolazione. Eppure non colpisce tutti allo stesso modo: l’Istat e il Censis evidenziano infatti disparità importanti per genere ed età.

Complessivamente, secondo i dati raccolti dall’Istituto di Statistica aggiornati fino a febbraio 2020, quindi prima dell’emergenza Covid-19, il tasso di disoccupazione, pari al 9,7%, risulta in calo rispetto all’anno precedente. La diminuzione è del 7,6%, pari a 206 mila disoccupati in meno. Risulta invece stabile l’occupazione, come è possibile?

Per comprendere meglio il fenomeno, è necessario distinguere fra diverse tipologie di persone senza impiego:

  • disoccupati: coloro che cercano un lavoro attivamente, facendo domande di occupazione, inviando curricula ad aziende, recandosi nei centri per l’impiego o presso enti a supporto di collocamento e ricollocamento;
  • inoccupati o inattivi: coloro che non lavorano e non sono nella condizione di cercare lavoro. Rientrano in questa categoria, ad esempio, i pensionati, gli studenti e chi si dedica alla cura della famiglia.

Sulla base di queste distinzioni non basta guardare al solo calo dei disoccupati per essere certi di una ripresa del mercato del lavoro, ma occorre considerare anche il numero degli inoccupati.

I dati della disoccupazione giovanile in Italia

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Scendendo nel dettaglio dell’analisi Istat già citata, si evidenzia una sostanziale stabilità dell’occupazione, con un tasso al 58,9%.

Si riscontra un aumento lieve del dato per le donne (+0,1%, pari a +12mila unità), per i dipendenti a termine (+14mila) e per i giovani tra i 15 e i 24 anni (+35mila). La crescita è però compensata dal calo tra gli uomini (-0,2%, pari a -22mila), tra i dipendenti permanenti (-20mila), tra gli indipendenti (-4mila) e gli over35 (-44mila).

A preoccupare maggiormente sono i livelli di disoccupazione giovanile nel nostro Paese: nel mese di gennaio, infatti, tra i lavoratori di età compresa fra i 15 e i 24 anni si è registrato un tasso di disoccupazione pari al 29,3%, con un incremento di 0,6 punti rispetto al mese precedente.

I lavori occasionali o stagionali, i contratti a termine e la complessa situazione del mercato del lavoro non aiutano i ragazzi italiani a trovare un’occupazione stabile: questo fatto porta i giovani a fare spesso i conti con situazioni di disagio. Di conseguenza diventano indipendenti economicamente dalla famiglia e possono permettersi un alloggio più tardi rispetto alla media europea e hanno maggiori difficoltà nella creazione di una famiglia. Gli italiani, in media, continuano a vivere con i genitori almeno fino ai 30 anni.

Secondo Eurostat, l’età media in cui i ragazzi lasciano la famiglia è profondamente diversa da Paese a Paese:

  • Svezia: 18,5
  • Francia e Germania: 23,7
  • Regno Unito: 24,7
  • Polonia: 27,6
  • Spagna: 29,5
  • Italia: 30,1

Se i dati sulla disoccupazione giovanile in Italia non sono incoraggianti, non va dimenticato che molti ragazzi rientrano fra la popolazione inattiva perché impegnati negli studi secondari o universitari e, quindi, non ancora ufficialmente entrati nel mondo del lavoro.

Disoccupazione femminile: la situazione italiana

disoccupazione giovanile femminile

Secondo una ricerca del Censis pubblicata nel 2019, anche la disoccupazione femminile in Italia resta allarmante: il tasso, aggiornato all’anno scorso, è pari all’11,8% per le donne e al 9,7% per gli uomini, con un picco del 34,8% per quanto riguarda la disoccupazione giovanile femminile.

Almeno una donna su tre, inoltre, preferisce un lavoro part-time, più per necessità (come quella di accudire un figlio o una figlia, per esempio) che per scelta. Secondo le stime due milioni di donne optano in Italia per questa alternativa.

Anche il numero delle imprenditrici, secondo la stessa ricerca, è di gran lunga inferiore a quello degli imprenditori: solo il 27% dei manager in Italia è donna e sono ancora tante quelle che rinunciano alla carriera per far coincidere lavoro e famiglia, come abbiamo visto nel nostro articolo Rientrare al lavoro dopo la maternità.

Per un quadro più completo, inoltre, va notato che fra le donne, sono molte quelle che risultano inattive: i dati pubblicati da Istat nel novembre 2019 mostrano che il 43,5% delle donne fra i 15 e i 64 anni non lavora e non è alla ricerca attiva di un’occupazione.

Se si analizza il fenomeno su base regionale, poi, è possibile notare delle profonde differenze fra le diverse aree della Penisola. Secondo la stessa analisi del novembre 2019, infatti:

  • nel Nord si registra un 60% di donne occupate e un 35,4% di inoccupate;
  • nel Centro i dati parlano di un 57,3% di occupate e di un 37,6% di inoccupate;
  • nel Sud: si registra un 33,2% di occupate e un 59,1% di inoccupate.

La disoccupazione femminile in Italia è legata molto spesso alle difficoltà che una mamma incontra nel conciliare il lavoro con la vita familiare. Non va poi dimenticato il fenomeno culturale del gender gap.

A far riflettere è soprattutto il fatto che, sempre secondo il Censis, il 63,5% degli italiani ritenga normale o opportuno che una donna sacrifichi la carriera e il tempo libero per la cura della famiglia e dei figli.