Donne nel digitale, tra tecnologia e innovazione

Donne nel digitale, tra tecnologia e innovazione

Una sfida complessa in un contesto in gran parte maschile

Digitalizzazione donne italiane

Nell’immaginario comune tecnologia, digitale e innovazione sono ancora considerate delle aree a occupazione prevalentemente maschile. In un contesto ancora così fortemente stereotipato, quali spazi si sono ritagliate le donne nel corso del tempo? In questo articolo cercheremo di individuare quali sono le ragioni che stanno alla base del profondo divario tra i due generi in questo campo.

Le invenzioni delle donne nella storia

Il gap si radica nel passato, tuttavia nei secoli non sono mancate notevoli eccezioni. Parlando di invenzioni delle donne nella storia risulta impossibile non citare la prima lavastoviglie, nata su intuizione di Josephine Cochrane, che intorno al 1886 ideò un macchinario per liberarsi dall’incombenza del lavare i piatti: il suo progetto venne brevettato e la produzione avviata. Si trattava di un elettrodomestico rivoluzionario, che vinse anche un prestigioso premio alla Fiera Colombiana di Chicago.

Anche la lavatrice meccanica è un’invenzione femminile: uno dei brevetti più conosciuti è quello della Triumph Rotary Washer, messo a punto da Margaret Colvin a fine Ottocento. Le potenzialità dell’ingegno femminile si sono espresse anche nella progettazione del moderno frigorifero elettrico, concepito da Florence Parpart e brevettato nel 1914.

Non si deve poi dimenticare il contributo dato dalle donne nell’informatica: da Ada Lovelace Byron, considerata da molti la prima programmatrice della storia, a Karen Spärck Jones, ideatrice di un sistema alla base dei moderni motori di ricerca.

Il livello di digitalizzazione delle donne italiane

digital gender gap

Sono due i fattori che contribuiscono a spiegare il gap tra uomini e donne in questo settore. Un fatto sottolineato anche nella relazione sul Bilancio di Genere 2022, un documento finalizzato a garantire la corretta programmazione e gestione delle risorse pubbliche nell’ambito della politica dei fondi di coesione europei, uno strumento essenziale per promuovere lo sviluppo sostenibile, alla base di numerosi progetti, anche in Italia.

Gli elementi presi in considerazione sono:

  1. l’accesso agli strumenti digitali, con particolare riferimento all’utilizzo di Internet;
  2. la partecipazione a percorsi formativi e professionali legati a questo contesto.

I dati Eurostat mostrano come negli ultimi dieci anni l’accesso ad Internet da parte delle donne italiane sia progressivamente cresciuto. Nonostante ciò, la differenza tra i due generi è ancora presente: nel 2021, infatti, tra le persone con un’età compresa tra i 16 e i 74 anni ha fruito quotidianamente delle risorse online il 78% delle donne del nostro Paese, contro l’80% degli uomini. Un divario che, pur lentamente, si sta comunque attenuando rispetto al passato.

Il secondo parametro da valutare per comprendere meglio il digital gender gap riguarda la formazione e le conoscenze acquisite in questo ambito. Il divario, soprattutto in Italia, risulta piuttosto marcato. Considerando infatti le persone con un’età compresa tra i 16 e i 74 anni, ad essere dotato di competenze digitali superiori a quelle di base è il 20% delle donne contro il 25% degli uomini.

Significativi, a dimostrazione dell’esistenza del gender gap digitale, i numeri relativi al possesso di competenze informatiche di livello avanzato, necessarie, ad esempio, per la creazione di contenuti digitali: in Italia questo bagaglio di conoscenze specifiche riguarda soltanto il 38% delle donne, contro il 44% degli uomini.

A questo proposito, è importante investire sulla formazione: basta pensare al contributo delle Politiche di Coesione europee 2014-2020 nel campo dell’istruzione, con l’avviamento di numerosi progetti per un costo pubblico di 166 milioni di euro.

Sfide e prospettive per favorire l’accesso delle donne al digitale

Donne nel lavoro digitale

La situazione è confermata anche dai numeri presentati da Sima Bahous, vice segretaria generale delle Nazioni Unite e direttrice esecutiva di Un Women, nel suo recente discorso pronunciato in occasione della 67esima sessione della Commissione on the Status of Women (CSW). La laurea in Ingegneria riguarda soltanto il 28% delle donne, mentre a livello globale appena il 22% dei lavoratori attivi nel comparto dell’AI (intelligenza artificiale) appartiene al sesso femminile.

Un divario importante, quindi, che si sta cercando di attenuare mettendo in atto soluzioni mirate: rientra tra queste il Piano d’azione per l’istruzione digitale 2021-2027, istituito in collaborazione con l’Istituto Europeo di innovazione e tecnologia, finalizzato ad accrescere la partecipazione delle donne alle discipline scientifico-tecnologiche. A livello concreto, è essenziale poi lavorare per rendere i servizi digitali facilmente fruibili da tutte le donne investendo nell’educazione scientifica e tecnologica delle ragazze.

Per favorire l’accesso delle donne nel lavoro digitale, infine, servirebbe un profondo ripensamento culturale della differenza uomo-donna in questo contesto, incentivando, tra le appartenenti al genere femminile, la possibilità di fare carriera e di raggiungere posizioni di leadership anche in situazioni professionali a forte tasso tecnologico.