Donne laureate in Italia: una storia ancora da scrivere

Donne laureate in Italia: una storia ancora da scrivere

Gli uomini restano avvantaggiati nel lavoro

Donne laureate in Italia

Se in passato l’istruzione universitaria era prerogativa degli uomini, oggi le donne rappresentano il 60% dei laureati in Italia, registrando performance migliori sia in termini di studi sia di votazione finale (Rapporto AlmaLaurea 2022).

Un dato che fa ben sperare sul fronte della disparità di genere, ma che non si riflette poi nel mondo del lavoro, dove gli uomini sono spesso più valorizzati e le donne continuano a guadagnare fino al 20% in meno.

Percentuale di donne laureate in Italia: i dati Istat

Istruzione in università: la situazione in Italia

L’ultimo report Istat sui livelli di occupazione fornisce una panoramica sulla situazione in Italia e sulla differenza percentuale di laureati tra maschi e femmine.

Nel dettaglio, il 65,3% delle donne ha almeno un diploma, a fronte del 60,1% degli uomini, mentre le laureate arrivano al 23,1%, contro il 16,8% degli uomini; differenze più marcate rispetto a quelle della media europea.

Il rovescio della medaglia, come dicevamo, è che il tasso di occupazione femminile è ancora molto più basso di quello maschile (55,7% contro 75,8%).

Ecco perché il Fondo di coesione UE per la parità di genere ha previsto 489,87 milioni di euro durante il periodo 2014-2020 per politiche volte a incentivare il lavoro femminile.

Allo stesso modo, sono stati stanziati quasi 160 milioni di euro per ridurre il gender gap nella formazione, dove sono ancora molte oggi le discriminazioni nei confronti delle donne nell’istruzione.

Le discipline STEM e il divario di genere

Ad essere particolarmente evidente in tal senso è il forte divario esistente tra maschi e femmine nelle discipline dell’area STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics), ma anche in medicina, giurisprudenza ed economia.

Il Gender Equality Index (GEI), elaborato da EIGE (European Institute for Gender Equality), in particolare, mostra la difficoltà che riscontrano le donne nel percorso universitario e nel passaggio dalla formazione alla carriera accademica.

laurea e discipline Stem

Secondo l’Osservatorio Stem “Rethink Ste(a)m education – A sustainable future through scientific, tech and humanistic skills”, promosso da Fondazione Deloitte, in Italia c’è una sostanziale carenza di laureati Stem, e di quelli presenti soltanto il 39% è donna.

Le prime donne laureate in Italia

Per comprendere appieno il ruolo femminile nell’istruzione è importante anche ripercorrere la storia delle prime donne laureate in Italia, le prime ad essersi affermate in un mondo a forte connotazione maschile.

Stupisce il fatto che tra le prime a laurearsi al mondo troviamo proprio delle donne italiane, vissute tra la fine del XVII e il XVIII secolo. La prima in assoluto fu Elena Cornaro Piscopia, una giovane appartenente a una famiglia nobile veneziana, che dovette affrontare un percorso tutt’altro che semplice prima di arrivare a laurearsi in filosofia all’Università di Padova nel 1678.

In quegli anni, d’altra parte, le uniche facoltà accessibili alle donne erano filosofia, teologia e medicina. Come Cornaro Piscopia, si laurearono in filosofia anche Laura Bassi, che fu anche la prima titolare di una cattedra universitaria a Bologna, e Cristina Roccati, la prima studentessa “fuori sede”, che da Rovigo si trasferì a Bologna per intraprendere gli studi.

La prima italiana laureata in giurisprudenza fu invece la ligure Maria Pellegrina Amoretti.

Le prime donne laureate in medicina in Italia

Capitolo a parte merita la laurea in medicina: la prima a ottenerla in Italia fu Ernestina Paper, nativa di Odessa, che si laureò nel 1877 all’Università di Pisa. Non è un caso che la prima laureata fosse straniera: in Italia, infatti, all’epoca non esistevano licei femminili e senza il diploma di liceo non era possibile accedere all’università.

Fino a inizio Novecento non era vista di buon occhio la frequentazione delle università da parte delle donne, tanto più in materie scientifiche come la medicina. Il ruolo della donna era ancora legato a quello di casalinga, moglie e madre, lontano da quello moderno di donna in carriera.

Bisognerà aspettare l’arrivo di figure come Maria Montessori e, in seguito, Rita Levi Montalcini per iniziare a ribaltare i canoni del passato e a dare il via a un nuovo slancio nella storia delle donne. Una strada che, tuttavia, risulta ancora oggi in salita.