Donne e lavoro in Italia: tra disparità e discriminazione

Donne e lavoro in Italia: tra disparità e discriminazione

Il gender gap nel settore lavorativo italiano è sempre più evidente

aumento gender gap

La disparità tra uomo e donna nel lavoro, almeno in Italia, è ancora un tema di stringente attualità.

Stando all’ultimo report curato dall’ISTAT la ripresa occupazionale dell’ultimo periodo ha riguardato soprattutto il genere maschile. Per gli esperti, questo dislivello è da attribuire al cosiddetto “effetto Covid”: rispetto agli uomini, le donne hanno più spesso rinunciato all’occupazione andando così a creare un netto divario.

Il rilevamento effettuato a dicembre 2022 evidenzia in maniera netta la situazione di donne e lavoro in Italia: su 334mila occupati in più registrati in un anno, ben 296mila sono uomini. Il tasso di occupazione femminile si attesta al 51,3%.

Le statistiche sul lavoro di donne e uomini in Italia portano così alla luce un gap notevole: attualmente, il nostro Paese è al quattordicesimo posto in Europa per quanto riguarda l’uguaglianza tra generi. Solamente il 28% dei manager in Italia è donna, quota che scende al 19% se si considera chi ha un contratto da dirigente.

Anche per questo motivo, sono molti i fondi dedicati alle politiche di coesione relative al tema di donne e lavoro in Italia: nel periodo 2014-2020 nel nostro Paese sono stati già investiti 489,87 milioni di euro con l’obiettivo di aumentare notevolmente il tasso di occupazione femminile.

La maggior parte degli stanziamenti europei ha interessato le donne inattive – ossia quelle donne che non solo non lavorano, ma non fanno nulla per cercarlo – e le donne disoccupate. Oltre alle iniziative per trovare fattivamente posti di lavoro, sono stati stanziati fondi rilevanti per quanto riguarda il potenziamento dell’offerta di asili nido, servizi integrativi, attività di doposcuola e babysitting.

Il gender pay gap, la profonda differenza nelle retribuzioni tra uomini e donne

donne e lavoro in Italia

Preoccupa molto anche la discriminazione delle donne nel mondo del lavoro sotto il profilo salariale, il cosiddetto Gender pay gap: secondo Eurostat, la retribuzione lorda oraria in Italia vede un divario del 4,2%, a fronte del 13% della media europea.

Ma per fornire una misura più attendibile lo stesso Eurostat ha creato un indicatore chiamato “Gender overall earnings gap”, che valuta l’impatto di tre fattori (tasso di occupazione, ore retribuite, guadagni orari) sul reddito mensile medio di uomini e donne. Questo indicatore, nel 2018 (ultimo rilevamento fornito), vede l’Italia al 43% contro il 36,2% dell’Unione Europea.

Donne attive nel mondo del lavoro: gli ostacoli principali

Ma quali sono i principali ostacoli delle donne nel mondo del lavoro? Secondo uno studio condotto da Badenock+Clark, per il 38% delle donne intervistate il problema principale riguarda il fatto che gli uomini siano privilegiati nell’ottenere posizioni ai vertici aziendali, anche a parità di competenze.

Per il 36% la difficoltà è nella gestione dei carichi familiari e nell’impossibilità di conciliare vita privata e vita lavorativa; per il 21%, invece, l’imposizione di stereotipi maschili sul luogo del lavoro.

Inoltre, secondo alcuni dati raccolti da Inapp, dopo la nascita di un figlio quasi una donna su cinque (18%) tra i 18 e i 49 anni decide di non lavorare più. Soltanto il 43,6% mantiene l’occupazione subito dopo il parto, percentuale che scende al 19% al Sud.

Donne e lavoro oggi: la situazione

disparità tra uomo e donna nel lavoro

I dati raccolti dall’ISTAT, utilizzando come periodo di riferimento quello che va dal 2014 al 2016, indicano una presenza femminile superiore all’80% in diverse professioni: dai servizi sanitari alle funzioni di segreteria, dalla contabilità al settore estetico.

La massima concentrazione femminile si trova tra i professori di scuola primaria (99,9%), mentre le percentuali più basse sono nei settori elettrotecnici (1%), conduttori di mezzi pesanti e camion (1%) e autisti di taxi e furgoni (4%).

A preoccupare è soprattutto il fatto che la presenza femminile, a livello generale, si dimezza, tra i dipendenti del settore privato non agricolo, al crescere del livello gerarchico: le donne sono il 58,6% degli impiegati, il 30,9% dei quadri e il 19,1% dei dirigenti, come testimonia il report INPS del 2020.