Donne e media: il problema della rappresentazione

Donne e media: il problema della rappresentazione

Come evitare gli stereotipi di genere e il sessismo nei mezzi di comunicazione

Stereotipi sulle donne nei mezzi di comunicazione

Come avviene la rappresentazione delle donne nei media? E quanto ciò può alimentare gli stereotipi di genere? Sono domande che è sempre più necessario porsi, vista anche la pervasività che i mezzi di comunicazione hanno nelle nostre vite.

Programmi televisivi, film, serie tv, pubblicità, giornali e social network ci espongono quotidianamente a un numero altissimo di informazioni e sollecitazioni che rischiano di veicolare una rappresentazione della donna non corretta.

Ormai è certificato da numerosi studi che la società cambia anche in relazione al suo modo di comunicare, mentre documenti come la Convenzione di Istanbul sottolineano come i media hanno un peso importante nel prevenire e contrastare la violenza di genere. È quindi evidente come sia necessario raccontare la figura femminile in maniera equilibrata.

Cosa si intende per stereotipi di genere

Innanzitutto è essenziale definire che cosa sono gli stereotipi di genere. Con questa espressione si definiscono i ruoli che uomini e donne dovrebbero avere in virtù della loro struttura biologica.

Differenza tra stereotipo e pregiudizio

C’è anche una differenza tra stereotipi e pregiudizi. Semplificando, si può dire che i primi sono le convinzioni che abbiamo relativamente alle caratteristiche di un gruppo; i pregiudizi fanno invece riferimento alla valutazione negativa del gruppo stesso. Gli stereotipi, quindi, sono legati alla parte cognitiva, i secondi alla parte emotiva.

Cosa significa sessista

Può anche essere utile ricordare cosa significa essere sessista. Con questo termine si indica l’atteggiamento di chi tende a giustificare l’idea dell’inferiorità del sesso femminile rispetto a quello maschile, così come la discriminazione – operata in diversi campi – in virtù di questo concetto.

La donna nella pubblicità

Partiamo dalla pubblicità, uno dei settori in cui più spesso emerge la differenza di genere, nell’ottica di incrementare le vendite di prodotti a un target specifico. E, nel farlo, contribuisce a creare degli stereotipi sul mondo femminile.

Anche se la situazione negli ultimi anni può dirsi migliorata, la strada da fare è ancora lunga: resiste in molti casi un retaggio che vede la donna, oltre che subordinata al “potere maschile”, responsabile unicamente della casa e della famiglia.

Se alcune pubblicità di qualche decennio fa appaiono oggi decisamente sessiste, tanto da essere improponibili, è però altrettanto vero il fatto che il corpo della donna viene tuttora oggettivato: attraverso la pubblicità viene quindi mostrato quello che sarebbe il “fisico ideale”, in un’immagine scorretta e distorta.

Inoltre, il corpo della donna viene erotizzato e inserito in contesti in cui possono emergere, più o meno allusivamente, connotazioni sessuali. C’è chi dice che con ciò ci si limita a rispecchiare il gusto del pubblico; piuttosto, è meglio ricordare come anche la pubblicità possa contribuire a creare o consolidare gli stereotipi di genere e per questo potrebbe – e dovrebbe – trasformarsi in un mezzo per promuovere un cambiamento verso una società più egualitaria.

Programmi televisivi e fiction

Il sessimo nei film, nella tv e nelle fiction

Un discorso simile vale anche per i programmi televisivi. Da questo punto di vista, l’Italia può anche contare su un fenomeno unico a livello europeo, racchiuso nel neologismo “velinismo”: molte trasmissioni presentano infatti soubrette e starlette il cui unico ruolo è quello di essere attraenti, amplificando così uno stereotipo mortificante per la figura femminile.

Il termine, per associazione, è andato poi a indicare il malcostume dell’assegnazione di incarichi di prestigio a “donne veline”, in virtù solo della loro avvenenza e della loro disinvoltura.

Nel mondo del cinema e delle fiction si sono fatti decisamente più passi avanti, tanto che alcune pellicole affrontano proprio il tema degli stereotipi di genere. Nonostante questo, non bisogna abbassare la guardia, poiché sono ancora tante le pellicole che presentano situazioni sessiste o fiction in cui la figura femminile viene incasellata in stereotipi.

Un’informazione più attenta

informazione e sessimo

Infine, importante è anche il tema dell’informazione. Non si tratta solamente di lasciare il giusto spazio al punto di vista femminile o di evidenziare le storie di successo “in rosa” in quei campi – lavorativi e non solo – che erroneamente vengono ancora visti come “maschili”; ma anche di trovare un linguaggio adatto a raccontare in maniera corretta gli eventi più tragici che riguardano le donne. Un esempio per tutti? I casi di femminicidio, ancora oggi descritti spesso con espressioni come “amore criminale” o “amore malato”. Gli esperti spiegano infatti che in queste espressioni si nasconde in realtà una forma di indulgenza e di giustificazione, perché la violenza viene associata, comunque, a un gesto d’amore, per quanto deviato possa essere.

La strategia dell’Ue

In un contesto in cui bisogna fare ancora molto non vanno però dimenticate le azioni positive orientate a eliminare la differenza di genere nei media e non solo.

Tra queste, va citata la strategia per la parità messa in atto dall’Ue, che ha permesso di compiere importanti progressi nelle norme sulla parità di trattamento, favorendo provvedimenti specifici per la promozione della condizione femminile.

Nell’impostare questa strategia, l’Ue ha anche individuato alcuni obiettivi principali:

  • porre fine alla violenza di genere;
  • combattere gli stereotipi di genere;
  • colmare il gender gap nel mercato del lavoro;
  • raggiungere la parità nella partecipazione ai diversi settori economici;
  • far fronte al problema del divario retributivo e pensionistico fra uomini e donne;
  • colmare il divario e conseguire l’equilibrio di genere nel processo decisionale e nella politica.

Buoni i risultati già ottenuti, tra cui le misure vincolanti per la trasparenza retributiva (2021), la direttiva per combattere la violenza contro le donne e la violenza domestica (2022) e, nello stesso anno, la direttiva sull’equilibrio di genere nei consigli di amministrazione. L’8 marzo 2023 la Commissione europea ha avviato una campagna per combattere gli stereotipi di genere in vari aspetti della vita.

Vanno poi ricordati i fondi di coesione europei, sempre a favore della riduzione del gender gap, agendo tanto sul lavoro quanto sulla formazione. In questo ambito, sono stati varati numerosi progetti, in modo da affrontare un tema radicato.

Per quanto riguarda più specificatamente il rapporto tra donne e media, l’Ue si è già mossa dal 2018 con una risoluzione che chiedeva agli Stati membri e ai media di promuovere maggiormente la parità di genere nei mezzi di comunicazione.

È importante che le donne siano presenti e siano ascoltate, e che siano considerate come esperti, perché offrono un altro punto di vista”, aveva detto in quell’occasione la relatrice della proposta, la deputata ceca Michaela Šojdrová. Inoltre, nella relazione veniva anche chiesto ai media di introdurre degli incentivi per un’equa rappresentazione nei vertici decisionali e di aggiornare i codici interni di condotta e anti-molestie.