Donne migranti, una doppia sfida

Donne migranti, una doppia sfida

La situazione in Italia sulle migrazioni femminili

Donne migranti in Italia

La maggior parte delle persone immigrate in Italia sono donne: secondo le stime, oggi rappresentano circa il 55% del totale, rispetto al 45% degli uomini. Ciononostante la loro condizione è peggiore sia rispetto alle italiane sia ai migranti maschi: si può dire che essere donne e provenire dall’estero comporta un doppio svantaggio. Vediamo più nel dettaglio qual è la situazione nel nostro Paese.

Donne immigrate e lavoro in Italia

Donne migranti e lavoro

Secondo il Sesto Rapporto Annuale dell’Osservatorio sulle Migrazioni del Collegio Carlo Alberto e del Centro Studi Luca d’Agliano, esiste un forte divario di genere nell’occupazione dei migranti.

Le donne straniere hanno il 57% di probabilità di trovare un lavoro, mentre per gli uomini il dato sale al 76%. Tra gli italiani la quota è rispettivamente pari al 71% e all’82%.

Il gap occupazionale è dunque più ampio tra i migranti rispetto a quello della popolazione autoctona. Si possono dare almeno due spiegazioni di questo fenomeno.

  1. Le donne migranti in Italia sono spesso occupate come collaboratrici domestiche, ambito in cui è diffusissimo il lavoro in nero;
  2. Viene frequentemente replicato il modello sociale diffuso nel Paese d'origine, per cui le donne sono spesso relegate al ruolo di madri e casalinghe.

Inoltre, il 42,5% delle straniere è “troppo istruito” per la mansione che svolge in Italia. Il più delle volte si tratta di impieghi “elementari”, cioè che richiedono un livello base di competenze e che dunque sono poco remunerativi.

Purtroppo per le donne è comunque più redditizio svolgere questi lavori qui rispetto a quelli per i quali hanno studiato nei loro Paesi di origine. Infine, la loro retribuzione media è di 897 euro al mese (-29% rispetto alle italiane e -27% rispetto agli stranieri maschi), un dato che le rende in assoluto la categoria più svantaggiata.

Le migrazioni femminili, opportunità e sfide

Migrazione femminile

Le migrazioni femminili sono state talvolta un atto di emancipazione. Sin dagli anni '70 del secolo scorso, infatti, molte donne hanno scelto di migrare da sole in Italia per inserirsi nel mercato del lavoro, in un periodo in cui nel loro Paese d'origine erano quasi irrimediabilmente destinate al lavoro domestico non retribuito.

Spesso, però, si sono dovute scontrare contro schemi predeterminati e contro sfruttamenti di ogni tipo, anche sessuali. Alcune di loro sono ancora oggi costrette a emigrare per persecuzioni di genere e per tragedie come gli stupri di guerra, tristemente diffusi per esempio in molti Stati dell'Africa Subsahariana.

Associazioni che aiutano le donne in difficoltà

Per fortuna sono molte le realtà che aiutano le donne in difficoltà, migranti e non.

La più conosciuta è probabilmente Differenza Donna, associazione romana nata nel 1989 che si è per esempio battuta per il riconoscimento di “rifugiate” alle vittime di persecuzione di genere. Inoltre accoglie e ospita le migranti che arrivano in Italia per ricongiungimento familiare o lavoro.

Più focalizzata sul contrasto alla violenza domestica è Telefono Rosa Onlus, che offre un centralino attivo 24 ore su 24 per fornire ascolto, accoglienza e protezione alle donne che subiscono abusi all'interno delle mura di casa.

Per quanto riguarda le migranti va poi menzionata l'Associazione Donne Straniere Insieme, oltre ad alcune associazioni specifiche per nazionalità, come per le donne brasiliane, capoverdiane, somale e nicaraguensi.

Leggi di più su associazioni femminili, ogni giorno al fianco alle donne.

Donne e migrazione: il ruolo dell'Unione Europea

Per migliorare la situazione dei migranti sono intervenuti anche i fondi di coesione dell'Unione Europea. Tra il 2014 e il 2020 l'Ue ha investito oltre 170 milioni di euro per 504 progetti dedicati all'integrazione, alcuni dei quali rivolti specificamente alle donne.

Si tratta di un’iniziativa fondamentale per favorire la giustizia e la coesione sociale, dando nuove opportunità a chi proviene da oltre confine, superando così le barriere di genere, oltre che geografiche.