Il fenomeno delle donne Neet: che cos’è?

Il fenomeno delle donne Neet: che cos’è?

Attenzione alla componente di genere

 Le donne Neet

In Italia e in Europa si sente spesso parlare dei Neet. Questa sigla, acronimo di “Not in Education, Employment or Training”, identifica coloro che non sono impegnati in attività educative, lavorative o di formazione. Si parla meno invece della componente di genere del fenomeno, con conseguenze negative che non vanno assolutamente sottovalutate.

La parte femminile della popolazione rappresenta infatti una parte significativa dei giovani inattivi. In Italia il 20,5% delle donne sono classificabili come Neet, il secondo numero più alto dell’Ue, dietro solo alla Romania. I ragazzi sono invece il 17,7%: un dato sempre elevato, ma significativamente inferiore rispetto a quello femminile.

Neet: le cause del fenomeno

Le cause del fenomeno Neet

A cosa è dovuta tale disuguaglianza di genere? Da una parte c’è spesso un retaggio patriarcale che porta le ragazze a scelte educative meno favorevoli, rendendo più difficile trovare un lavoro. Se invece lo si trova, sono le responsabilità familiari, la discriminazione sul luogo di lavoro e le differenze salariali a rendere difficile o inaccettabile la situazione.

Inoltre, le donne spesso svolgono ruoli di cura non retribuiti, come l’assistenza ai membri della famiglia o il supporto nella comunità, il che può limitare ulteriormente le loro opportunità educative e professionali. Di conseguenza, è fondamentale affrontare le sfide specifiche legate al genere per ridurre il numero di giovani donne Neet.

Chi sono i giovani Neet

I giovani neet

I giovani Neet rappresentano un gruppo eterogeneo per caratteristiche e varietà di esperienze. Si tratta di individui tra i 15 e i 29 anni che, per diverse ragioni, non partecipano a programmi educativi o formativi né sono inseriti nel mondo del lavoro.
Questo fenomeno è spesso il risultato di fattori complessi, tra cui:

  • il contesto socioeconomico;
  • la disponibilità di opportunità di istruzione e impiego;
  • la disabilità;
  • i problemi di salute mentale;
  • la discriminazione.

In Italia i Neet si concentrano maggiormente nelle regioni del Mezzogiorno: il record è a Caltanisetta, con una quota del 46,3% dei giovani. Seguono Taranto, Catania, Napoli, Messina, Palermo, Siracusa, Foggia e Catanzaro.

Inoltre, hanno un tasso di istruzione medio o basso e sono più donne che uomini. Paradossalmente, sono però i diplomati ad avere la percentuale più alta di Neet (il 20%), mentre tra coloro che hanno la terza media o meno sono il 19%, segno del fatto che esiste un collo di bottiglia nelle professioni tradizionalmente appannaggio della classe media.

Ad ogni modo, rimane fondamentale l’acquisizione di hard skills e abilità trasversali, necessarie per essere più appetibili per il mondo del lavoro. Allo stesso modo, è essenziale ridurre il fenomeno dell’abbandono scolastico, spesso legato al fatto che si costringono molti ragazzi ad un percorso liceale, che però non è adatto alle loro attitudini.

Gli aiuti dell’Unione europea

L’Unione Europea è impegnata nel combattere la disoccupazione giovanile e il fenomeno Neet attraverso iniziative e fondi specifici. Tra questi, il programma “Garanzia Giovani” si propone di far sì che tutti i ragazzi sotto i 30 anni ricevano un’offerta di lavoro, formazione o istruzione entro quattro mesi dalla fine della loro istruzione formale o dalla perdita dell’impiego. Questo programma mira a ridurre la disoccupazione giovanile, ancora troppo alta in molte parti d’Europa.

Inoltre, il Fondo Sociale Europeo (FSE) sostiene iniziative che mirano a migliorare l’occupabilità dei giovani. Questo fondo finanzia progetti di formazione, riqualificazione professionale e orientamento, dando l’opportunità di acquisire le competenze necessarie per entrare o rientrare nel mercato del lavoro.

Infine, non vanno dimenticati i fondi di coesione europei per ridurre il divario di genere, tanto nell’ambito educativo che in quello professionale. Un aiuto fondamentale, per offrire uguali opportunità ed evitare le trappole dell’inattività.