Giornata delle donne nella scienza: che cos’è?

L’11 febbraio si celebra la presenza femminile nel mondo scientifico

Giornata delle donne nella scienza

Il contributo delle donne al progresso scientifico è sempre più evidente. Alcuni nomi – come quelli dell’astrofisica Margherita Hack e della neurologa Rita Levi-Montalcini – sono conosciuti (e riconosciuti) da tutti. Tuttavia non si possono dimenticare le difficoltà che le donne hanno incontrato in passato – e che incontrano tuttora – nell’intraprendere una carriera in quest’ambito.

Proprio per incentivare un accesso paritario in questo campo, l’11 febbraio si celebra la Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza, evento istituito dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite e promosso dalla principessa Nisreen El-Hashemita. La nipote del re Faisal I Bin El-Sharif Hussein, primo re e fondatore dello Stato moderno dell’Iraq, ha rotto gli schemi tradizionali – basti pensare che nel Paese le donne hanno un tasso di alfabetizzazione più basso degli uomini e fanno più fatica a raggiungere i livelli superiori del sistema educativo – ed è diventata un medico e una scienziata pluripremiata: una storia che ben si addice al significato di questa importante iniziativa.

Donne e scienza: il gender gap attuale

Gli ostacoli di accesso ai settori STEM (acronimo per Science, Technology, Engineering and Mathematics, ovvero “scienza, tecnologia, ingegneria e matematica”), quando non causati da limitazioni di natura politica e sociale, sono da attribuire a molteplici fattori culturali. Tra questi sicuramente alcuni vecchi luoghi comuni su una minore propensione delle donne nelle discipline tecnico-scientifiche, che negli anni ha portato ad un divario piuttosto marcato tra i sessi.

I dati delle donne scienziate

Donne nella scienza: le statistiche

Il rapporto 2018 dell’UIS (UNESCO Institute for Statistics) Women in Science, documento dedicato alla partecipazione femminile nel mondo della ricerca, traccia un significativo quadro sulla situazione attuale, mostrando che le donne oggi rappresentano, a livello globale, solo il 28,8% del totale delle persone impiegate nella ricerca in ambito STEM. Inoltre tendono a guadagnare meno degli uomini e a fare maggiore fatica per farsi strada nel settore.

I dati sono supportati anche dal Global Gender Gap Report 2020, classifica annuale sulle differenze di genere nel mondo del World Economic Forum, che parlano di un divario mediamente attestato sul 31,4% su scala globale. Il tutto con una forte differenziazione geografica: in questo senso il Paese capofila per la parità è l’Islanda con un gap del 12%, che fa da contraltare al 51% che si registra nello Yemen.

Le analisi mostrano un mix di scarse prospettive di carriera e pressioni sociali che si ripercuote sulle scelte fatte sin dalla gioventù, con meno del 30% delle ragazze che nel mondo scelgono di iscriversi ad una facoltà scientifica.

Infine, secondo quanto denunciato su Repubblica da Fabiola Gianotti, prima donna alla guida del Cern di Ginevra, in questo prestigioso centro di ricerca il personale femminile rappresenta solo il 12%. Si tratta tuttavia di un progresso, considerando che due decenni fa la percentuale raggiungeva appena il 4%.

Storia della scienza al femminile: gli esempi da seguire

Il cammino verso la parità è dunque ancora lungo, ma non bisogna dimenticare i progressi fatti nei secoli. La Giornata internazionale delle donne e delle ragazze della scienza è anche l’occasione per ricordare e raccontare le conquiste del mondo femminile in ambiti a lungo dominati dagli uomini. Una storia che inizia da lontano: ecco gli esempi più famosi e importanti di questo percorsi.

Donne scienziate nel Medioevo

Ipazia è considerata la prima donna esperta di matematica conosciuta, oltre ad essere stata un’importante filosofia di ispirazione neo-platonica vissuta a cavallo tra IV e V secolo dopo Cristo ad Alessandria d’Egitto. Venne uccisa nel 415 d.C. da alcuni cristiani, che la ritennero colpevole delle persecuzioni ordite dal prefetto della città Oreste nei confronti del vescovo Cirillo. La sua figura – diventata in seguito simbolo della libertà del pensiero scientifico – ha ispirato poeti, come Mario Luzi, e registi, tra cui Alejandro Amenábar, autore del film Agora.

Possiamo ricordare, inoltre, le figure di Idelgarda di Bingen (vissuta in Germania nel XII secolo), celebre filosofa e autrice di due trattati enciclopedici sul sapere medico e botanico del tempo, e la badessa tedesca Roswitha di Gandersheim (X secolo), che incoraggiò le monache del suo convento all’attività intellettuale.

Nel Basso Medioevo furono poi le università a dare maggiore spazio alle figure femminili. In Italia si ricordano la salernitana Trotula de Ruggiero (XI secolo) e la bolognese Dorotea Bucca (vissuta tra il XIV e il XV secolo). Entrambe si distinsero in campo medico, seppur in un’epoca dominata da un profondo scetticismo nei confronti delle capacità delle donne in questo ambito.

Scienziate donne dell’800

La rivoluzione illuminista del Settecento creò poi i presupposti per un fiorire di nuove professionalità in vari rami della scienza nel corso dell’Ottocento. Vera pioniera nel suo campo fu Caroline Lucretia Herschel (1750-1848), britannica di origini tedesche, che insieme al fratello William scoprì ben otto comete. E sempre in astronomia si distinse Mary Sommerville (1780-1872), forte sostenitrice del diritto allo studio per le donne. Le due furono le prime ad essere ammesse, nel 1835, come membri onorari della prestigiosa Royal Astronomical Society.

A cavallo tra Ottocento e Novecento si colloca poi la celebre Marie Curie (1867-1934), prima donna ad essere insignita di un Premio Nobel (per la fisica nel 1903; seguito poi dal Premio per la chimica nel 1911. La scienziata polacca, insieme al marito Pierre Curie, ha contribuito allo studio sulle radiazioni e alla scoperta del radio e del polonio.

E oggi? Ecco le maggiori donne scienziate contemporanee

L’antropologa Jane GoodallNonostante tutto, quello che stiamo vivendo è un periodo sicuramente più favorevole per le donne che vogliono intraprendere una carriera in campo scientifico. Gli esempi sono molti: basti pensare a Jane Goodall (1934), etologa e antropologa britannica nota per la ricerca sulla vita sociale degli scimpanzé, oppure l’astrofisica Jocelyn Bell (1934), la prima a scoprire una pulsar (stella di neutroni risultato dell’esplosione di una supernova).

In campo biomedico si sono distinte le biologa Carol Greider (1961) e Elizabeth Blackburn (1948), che nel 2009 hanno vinto il Premio Nobel per la medicina grazie alla scoperta dell’enzima telomerasi, che preserva le parti terminali dei nostri cromosomi.

Possiamo poi aggiungere all’elenco la già citata Fabiola Gianotti (1960), fisica nucleare direttrice generale del CERN di Ginevra, dove opera dal 1987 e Samantha Cristoforetti (1977), prima donna astronauta italiana negli equipaggi dell’Agenzia Spaziale Europea.

Tra le scienziate italiane più famose, impossibile non citare Rita Levi-Montalcini (1909-2012), neurologa insignita del Nobel per la medicina nel 1986 per le ricerche con cui scoprì il fattore di accrescimento della fibra nervosa, noto come NGF. E poi le astrofisiche Margherita Hack (1922-2013) e Lucia Votano (1947), la prima fisica italiana a dirigere i laboratori Nazionali del Gran Sasso.

Grandi nomi, di donne proveniente da tutto il mondo, che possono essere un esempio per le tante ragazze e giovani che sognano una carriera in ambito scientifico.