Ecco il significato del termine Hikikomori, le cause e i rimedi

Ecco il significato del termine Hikikomori, le cause e i rimedi

Chi sono gli hikikomori?

Il nostro è ormai un mondo cosmopolita, veloce, globalizzato.
Ormai riusciamo ad allungare le braccia fino all’altra parte del globo ed abbracciare l’affascinante Oriente, che, fino a poco tempo fa, appariva lontano e diverso.
Dal Giappone è arrivato fino in Italia un fenomeno ancora poco conosciuto: gli Hikikomori.

Con il termine “Hikikomori” si descrive una persona che decide spontaneamente di ritirarsi dalla vita sociale tradizionale, evitando qualsiasi tipologia di interazione con il mondo esterno. Un hikikomori spesso non studia e non lavora, non stringe legami interpersonali e non coltiva passioni. In particolar modo, un hikikomori, non esce di casa ( o dalla propria cameretta), mai.
Si inizia a parlare di hikikomori in Giappone a metà degli anni 80 e da allora il fenomeno rimane in crescita e in espansione a livello geografico.
Il profilo tipico e diagnostico di una persona hikikomori include, nella maggior parte dei casi, altri disagi e fobie sociali, come incapacità comunicative, ritmo sonno-veglia invertito e agorafobia.

I numeri, le cause e la portata del fenomeno in Giappone

È tuttora complicato stimare in maniera definitiva la quantità di soggetti affetti dalla sindrome di hikikomori presenti in Giappone perché, per molte famiglie avere un familiare affetto da questo tipo di disagio sociale, è motivo di disonore e vergogna e si tende a non dichiararlo pubblicamente; secondo alcune fonti, la stima di soggetti affetti da questo fenomeno si aggira tra i 236.000 fino ad arrivare al milione.
Tendenzialmente un hikikomori appartiene ad un ceto sociale medio-alto, comunica con il mondo esterno solamente attraverso piattaforme social e ha un’età compresa tra i 19 e i 50 anni. La preoccupazione del governo Giapponese è in particolar modo rivolta verso gli hikikomori di prima generazione che, con l’avanzare dell’età e il prolungato periodo di isolamento, rischiano che l’aiuto e le cure a loro fornite dai propri genitori venga meno per incapacità fisiche e mentali.
Interrogandosi sulle motivazioni per le quali molti ragazzi giapponesi non escono di casa e preferiscono la vita da eremiti postmoderni, è giusto tenere in considerazione il contesto sociale nel quale sono cresciuti.
La società giapponese è molto rigida ed esigente nei confronti dei suoi giovani e giovanissimi; dal sistema scolastico primario, fino ad arrivare al mondo del lavoro, il livello di competizione è altissimo. L’insoddisfazione, la poca consapevolezza di sé e lo sconforto per il mancato conseguimento dei successi sperati, ha portato molti ragazzi alla ribellione e, nel caso degli hikikomori, alla completa dissociazione dal mondo esterno.

Le discrepanze tra i numeri e la questione femminile

Il genere degli hikikomori statisticamente è prevalentemente maschile, non tanto per predisposizione, ma quanto più per la scarsa considerazione del ruolo femminile giapponese.
«In Giappone i ragazzi vanno via di casa, le ragazze no», afferma Mizuho Ishida, volontaria presso un centro di recupero per hikikomori di Tokyo, «pertanto – continua – il fatto che un ragazzo non esca di casa è visto come un problema. Poiché le ragazze stanno in casa fino al matrimonio, i genitori non vedono il loro stato di hikikomori come un problema. Così, una ragazza diventa a poco a poco una reclusa sociale, una hikikomori, e ancora i genitori non lo comprendono. “Ah, resti a casa, bene”, questo è quello che pensano.» conclude.

Gli hikikomori italiani

Come prima anticipato, il fenomeno degli hikikomori si è allargato geograficamente a macchia d’olio; dalla Francia agli Stati Uniti, per arrivare fino in Italia.
Anche nel Bel Paese i giovani soffrono di sempre più presente ansia sociale che li spinge al completo rifiuto delle situazioni di integramento e conoscitive.
Secondo una stima del 2018, sono 100.000 gli hikikomori in Italia di un età compresa tra i 15 e i 40 anni. Molto spesso questa forma di isolamento viene associata, nel caso dei giovanissimi, alla dipendenza tecnologica che sfocia nella violenza fisica nei confronti dei genitori, unici procuratori di assistenza e sostentamento.

Gli hikikomori e il Covid-19

La recente pandemia globale del Covid-19 e la conseguente quarantena, hanno avuto un effetto duplice sulla questione degli hikikomori; se da una parte l’isolamento ha portato allo stravolgimento degli equilibri sociali per molti e all’aumento dei casi di reclusione volontaria, molti altri, facendo esperienza in prima persona dello sconforto derivato dalla prolungata solitudine, si sono avvicinati al problema e hanno preso a cuore la causa.

Come uscire da questa condizione e a chi rivolgersi

Come aiutare un hikikomori? Seppur con fatica, è possibile svincolarsi dalla situazione di hikikomori e riabituarsi alla vita pubblica e sociale.
Data la complessità della situazione e ai casi crescenti, il Giappone ha adattato due strategie per il riadattamento sociale; una prevede il ricovero ospedaliero dato che il soggetto hikikomori viene classificato come disturbato psicologicamente, l’altra punta sulla riabilitazione sociale interattiva in diversi centri e organizzazioni non-profit. Il completo ri-adattamento sociale è un processo lungo che varia per modalità e tempistiche da persona a persona. Uno studio eseguito nel 2014 su 70 individui hikikomori, riporta che per la completa re-introduzione del soggetto nella società, in media ci si impieghino 12 anni.

Anche in Italia, esistono dei centri adibiti all’assistenza e al recupero dei soggetti affetti da questo disturbo.
Uno di questi si chiama www.hikikomoriitalia.it che, sotto la presidenza di Marco Crepaldi, ha l’obiettivo di sensibilizzare il pubblico sul tema dell’isolamento cronico giovanile e offrire assistenza a chi ne è affetto e ai genitori dei giovani coinvolti