Il divario retributivo di genere

Il divario retributivo di genere

Le cause della differenza di stipendi tra uomini e donne

Il divario retributivo di genere

Si sente spesso parlare di divario retributivo di genere o, nella sua traduzione inglese, di gender pay gap. Tecnicamente si tratta della differenza tra i compensi orari lordi di uomini e donne e si basa sugli stipendi versati direttamente ai dipendenti al netto delle detrazioni fiscali e dei contributi previdenziali.

Divario retributivo di genere: le cause

cause del divario retributivo di genere

Ma quali sono le cause del divario retributivo di genere? La prima è il fatto che molte più donne che uomini svolgono lavori part time, spesso in maniera involontaria, nel senso che preferirebbero avere un contratto full time ma non riuscirebbero in questo modo a conciliare professione e famiglia. Lavorando in media per meno ore, le donne sono meno retribuite.

Una seconda causa risiede nel fatto che le donne tendano ad essere sovrarappresentate nei settori a bassa retribuzione, come per esempio l’assistenza, la sanità e l’istruzione. Ma è altrettanto vero, però, che ad esempio le donne manager sono sensibilmente meno degli uomini e, quando lo sono, sono meno pagate: addirittura il 23% in meno secondo gli ultimi dati.

Il divario retributivo di genere in Italia

Il divario retributivo di genere in Italia

Secondo gli ultimi dati forniti da Eurostat, il nostro Paese si colloca sensibilmente meglio della media europea: il gender pay gap in Italia nel 2023 si attesta infatti al 5%. Buone notizie, ma purtroppo non è tutto oro quel che luccica. Le statistiche sul divario retributivo di genere si basano sulle aziende con almeno 10 dipendenti, mentre in Italia il 43,5% dei lavoratori è assunto da una microimpresa e dunque non vi rientra.

In secondo luogo, per quanto possa sembrare controintuitivo, non è così evidente che un punteggio inferiore in questa classifica significhi un’effettiva situazione migliore per quanto riguarda l’uguaglianza di genere. Punteggi bassi possono essere infatti causati per esempio da una scarsa partecipazione femminile al mercato del lavoro: è il caso dell’Italia, specialmente delle sue regioni meridionali, in cui la percentuale di donne occupate è al fanalino di coda d’Europa. Il nostro Paese mostra dunque luci e ombre, ma certamente la situazione è lontana dall’essere ideale.

Il divario retributivo di genere in Europa

Nell’Unione Europea il divario retributivo medio di genere è al 12,7%. Una cifra piuttosto elevata, con la situazione peggiore (pur considerando quanto scritto poche righe sopra) che si registra in:

  • Estonia (20,5%)
  • Austria (18,8%)
  • Germania (17,6%)
  • Ungheria (17,3%).

In particolare, in questi Paesi le maggiori problematiche sono l’alto tasso di lavoro femminile part time e la concentrazione delle donne in poche professioni, retribuite mediamente di meno.

L’UE però negli ultimi anni si sta impegnando molto per provare a ridurre il gender gap degli stipendi. Nel periodo tra il 2014 e il 2020 Bruxelles ha stanziato oltre 100 milioni di euro in fondi di coesione per progetti di aiuti alle mamme lavoratrici, per non costringerle al part time involontario o addirittura a non lavorare.

A marzo 2023 poi, il Parlamento UE ha approvato delle nuove ambiziose norme di contrasto al gender pay gap: per entrare in vigore devono però essere ancora validate dal Consiglio, la rappresentanza degli Stati membri nell’Unione.

Il divario retributivo di genere nel mondo

La situazione del gender pay gap nel mondo è peggiore di quella europea. Secondo il Global gender gap report del 2022 del World Economic Forum, il divario retributivo di genere globale è stato colmato al 68,1%: per raggiungere la completa parità serviranno altri 128 anni.

Una situazione peggiorata dopo lo scoppio della pandemia da Covid-19 nel 2020, prima della quale si prevedeva che potessero bastare “solo” 100 anni.

In generale, dunque, in moltissime aree del pianeta il problema risulta essere la concentrazione delle donne nei settori a bassa retribuzione e la loro scarsa partecipazione al mercato del lavoro. La strada da percorrere è ancora molto lunga.