Il Piano Nazionale Giovani, Donne e Lavoro FSE+: che cos’è

Il Piano Nazionale Giovani, Donne e Lavoro FSE+: che cos’è

Gli interventi di politica attiva per ridurre la disoccupazione femminile

Lavoro femminile

La pandemia, la guerra in Ucraina e il caro-energia hanno colpito anche il mondo del lavoro. Le prime a pagarne le conseguenze, perdendo il posto o vedendo ridimensionate le loro mansioni, sono state le donne, le più esposte a contratti precari o a termine. Fortunatamente, sono attive misure istituzionali ad hoc per dare una risposta a queste problematiche, tra cui il nuovo Piano Nazionale Giovani, Donne e Lavoro FSE+. Vediamo di cosa si tratta.

Occupazione e lavoro in Italia

Occupazione femminile in Italia

Secondo l’Istat, il tasso di occupazione in Italia a dicembre 2022 era del 60,5%, con però profonde differenze dal punto di vista demografico. La percentuale, infatti, cala a poco meno del 52% se si considera soltanto la popolazione femminile.

Ad oggi, inoltre, solo una donna su tre ha un lavoro regolarmente retribuito. Ma la situazione presenta dati allarmanti già da tempo, con numeri al di sotto della media dell’Unione Europea.

Non mancano poi criticità a livello anagrafico: i ragazzi tra i 25 e i 34 anni registrano un tasso di disoccupazione superiore (11,2%) sia rispetto alla fascia d’età 35-49 anni (6,6%) sia a quella 50-64 anni (5,2%), a dimostrazione di come per i più giovani il lavoro in Italia sia spesso un traguardo difficile da raggiungere.

Il Piano Nazionale FSE+: che cos’è

In questo contesto si inserisce il nuovo Piano Nazionale Giovani, Donne e Lavoro FSE+, approvato lo scorso dicembre dalla Commissione europea. L’iniziativa, finanziata con le risorse previste dal Fondo sociale europeo Plus, fa parte del progetto comune volto a favorire un’Europa più sociale e inclusiva attraverso l’attuazione del pilastro dei diritti sociali.

Nel dettaglio, attraverso il FSE+ si sosterranno nel periodo 2021-2027 interventi di politica attiva per migliorare l’occupazione e l’occupabilità di giovani, donne e persone fragili. Gestito dall’Anpal (Agenzia Nazionale Politiche Attive Lavoro), il Piano prevede un investimento complessivo di 5 miliardi di euro.

FSE+: gli obiettivi da perseguire

L’obiettivo del Fondo sociale europeo Plus (FSE+) è aiutare gli Stati membri dell’Ue ad affrontare la crisi causata dalla pandemia di Covid-19, accrescendo la mobilità dei lavoratori e le opportunità di impiego. Il nuovo Piano Nazionale Giovani, Donne e Lavoro FSE+ è quindi complementare al Programma GOL (Garanzia di Occupabilità dei lavoratori) e, come quest’ultimo, condivide principi e strumenti della riforma nell’ambito del Pnrr.

Quattro i traguardi prioritari:

Facilitare l’ingresso al lavoro dei giovani;

Favorire il lavoro delle donne e delle persone vulnerabili;

Formare nuove competenze nel digitale e nel campo della transizione ecologica;

Modernizzare i servizi per il lavoro e le politiche attive.

Conciliare vita privata e lavoro

Il Piano Nazionale FSE+ si rivolge principalmente ai 15-34enni, prendendo le mosse dai progetti di Garanzia Giovani, e alle donne, puntando ad eliminare le difficoltà connesse ai carichi di cura che limitano il tempo da dedicare al lavoro. Un riferimento, in quest’ultimo caso, è rappresentato dal progetto europeo Equality for work and life.

In Italia, infatti, sono le donne con figli le più svantaggiate a livello professionale, come messo in evidenza su Il Sole 24 Ore. Il peso della maternità è particolarmente sentito soprattutto nel Sud Italia, dove lavora solo un terzo delle donne con figli piccoli, quasi la metà rispetto al Centro (62,7%) e al Nord (64,3%). È quindi quanto mai essenziale puntare su misure che permettano di conciliare vita e lavoro, riducendo il gender gap attualmente esistente.

Le nuove competenze

Le nuove competenze in ambito lavorativo

Nel regolamento del Piano Nazionale Giovani, Donne e Lavoro FSE+ si sottolinea poi l’importanza del miglioramento delle abilità dei lavoratori, soprattutto verso il digitale e la transizione ecologica, rilanciando l’esperienza del Fondo nuove competenze.

Nel giro di tre anni potrebbero servire fino a 4 milioni di nuovi lavoratori con skill green di medio e alto profilo. Sono sempre di più infatti le nuove occupazioni incentrate sull’economia circolare. Si tratta dei cosiddetti green jobs (lavori verdi), che richiedono una formazione specifica volta a preservare il pianeta.

Oltre il 50% delle grandi e medie imprese italiane, d’altra parte, sta elaborando una strategia di trasformazione in funzione della sostenibilità, cercando professionisti dedicati. Secondo un’indagine LinkedIn, nell’ultimo anno in Italia sono aumentate le ricerche di qualifiche nell’area green, tra cui il ruolo di responsabile sostenibilità (+52%), seguito dal sustainability specialist (+43%) e da quello di consulente sostenibilità (+34%).

Migliorare le competenze in ambito digital e green permette così di ridurre il gender gap nell’istruzione, favorendo al tempo stesso l’inserimento sociolavorativo delle persone vulnerabili: chi da tempo è lontano dal lavoro, chi ha disabilità, ex detenuti e immigrati. Un ulteriore passo verso un’Europa più inclusiva.