Intolleranza al lattosio: che cos’è e come si affronta

Intolleranza al lattosio: che cos’è e come si affronta

Quali sono gli alimenti da evitare?

 l’intolleranza al lattosio

Crampi addominali, gonfiore, meteorismo: sono questi alcuni dei sintomi principali dell’intolleranza al lattosio. Questa sindrome si manifesta quando si assumono alimenti contenenti lattosio, uno zucchero presente soprattutto, come dice il nome, nel latte e nei suoi derivati.

Secondo i dati dell’Associazione italiana latto-intolleranti (Aili), nel nostro Paese soffre d’intolleranza al lattosio circa la metà della popolazione. Non si registrano particolari differenze tra uomini e donne.

È bene specificare che le intolleranze sono differenti dalle allergie alimentari, come abbiamo spiegato in questo articolo del blog. Le allergie, infatti, provocano reazioni violente e quasi immediate dopo aver assunto il cibo a cui si è più sensibili. Nelle intolleranze, invece, i sintomi possono evidenziarsi a distanza di molte ore: per questo può essere più difficile individuare l’alimento “incriminato”.

Che cos’è l’intolleranza al lattosio?

Come sottolineato sul portale dell’Istituto superiore di sanità (ISS), l’intolleranza al lattosio è, più nello specifico, un deficit della lattasi, un enzima che si occupa della digestione del lattosio.

Se manca la lattasi, il lattosio che arriva in grandi quantità nel colon viene assorbito a fatica: tende così a fermentare nell’intestino, generando i problemi che caratterizzano il disturbo.
Secondo l’Aili gli esperti classificano l’intolleranza in tre tipologie:

  • forma primaria o genetica: in questo caso i livelli di lattasi si riducono in modo naturale con la crescita. Talvolta ciò accade già nei primi anni dell’infanzia, dopo lo svezzamento, ma questo fenomeno può anche verificarsi in età adulta;
  • forma secondaria o acquisita: l’affezione viene provocata da altre malattie (infiammazioni allo stomaco, celiachia, linfomi ecc..,). In questi casi di solito ha un carattere transitorio;
  • forma congenita: l’organismo è totalmente incapace di produrre l’enzima, già a partire dai primi anni di età. Un problema gravoso per le neo-mamme, ma che si può risolvere nutrendo i bambini con il latte artificiale senza lattosio.

La prima forma è la più comune, mentre l’ultima è una tipologia piuttosto rara.

Intolleranza al lattosio, i sintomi più diffusi

i sintomi dell’intolleranza al lattosio

I sintomi del disturbo coinvolgono soprattutto l’apparato digerente. Secondo l’ISS, le manifestazioni più comuni dell’intolleranza al lattosio sono:

  • flatulenza;
  • gonfiore addominale;
  • pancia che brontola;
  • dolori all’addome;
  • diarrea.

La loro intensità e frequenza dipende dalla quantità di lattosio ingerito e dal grado di deficit di lattasi.

Ma l’intolleranza al lattosio può provocare anche sintomi alla pelle, come ad esempio eruzioni cutanee: uno sfogo che può essere un prezioso campanello d’allarme.

Non solo: alcuni sintomi dell’intolleranza al lattosio sono anche “neurologici”, in particolare il mal di testa, a volte accompagnato da un senso di stanchezza.

Solitamente i segnali emergono dopo qualche ora dall’assunzione del cibo contenente lattosio.

Esami per l’intolleranza al lattosio, quali fare?

Per individuare e diagnosticare l’intolleranza al lattosio, oggi ci si basa su due esami principali:

  • l’H2-Breath Test, che analizza la presenza d’idrogeno nel respiro dopo aver assunto del lattosio. Questo perché se si è incapaci di sintetizzare tale zucchero, si creano dei processi di fermentazione nell’intestino, con conseguente aumento della produzione d’idrogeno. Si tratta di un test non invasivo: il paziente non deve far altro che soffiare in una sacca a intervalli regolari. Occorre però essere a digiuno da almeno 12 ore.
  • Il test genetico, che valuta la predisposizione dell’individuo all’intolleranza. Consiste in un tampone buccale, con il prelievo della mucosa orale. Trattandosi di un esame molto semplice, può essere facilmente eseguito sui bambini. È utile per distinguere tra forme primarie e secondarie.

Una volta appurato di soffrire d’intolleranza al lattosio, come comportarsi? Vediamolo insieme.

La dieta per l’intolleranza al lattosio, cosa mangiare?

 

 intolleranza al lattosio: la dieta migliore

Data la natura “alimentare” del problema, bisogna prestare grande attenzione alla dieta adottata. Ovviamente occorre andare a ridurre i cibi contenenti lattosio, ma attenzione alle soluzioni troppo drastiche. Il consiglio è di rivolgersi a uno specialista, che saprà definire il regime migliore per il proprio organismo. I prodotti lattiero-caseari, infatti, contengono comunque altre sostanze importanti per il nostro corpo, come calcio, zinco, fosforo, vitamina A e B12.

Ad ogni modo, per quanto riguarda l’intolleranza al lattosio, gli alimenti da evitare, o comunque limitare, sono:

  • latte di pecora, capra, asina, bufala, vaccino;
  • creme;
  • panna;
  • burro non chiarificato;
  • formaggi freschi;
  • besciamella.

Il consiglio è sempre quello di leggere l’etichetta dei prodotti, per evitare brutte sorprese. A volte il lattosio è infatti utilizzato come addensante e conservante oppure come additivo, come nel caso degli insaccati.

Inoltre è presente anche in alcuni farmaci e integratori.

Per fortuna non bisogna rinunciare a tutti i prodotti lattiero-caseari: promossi i formaggi stagionati o ricchi di batteri lattici, che favoriscono la sintesi del lattosio. Tra questi si ricordano il taleggio, il gorgonzola, il pecorino, il grana padano e il parmigiano reggiano. Tali batteri sono presenti anche nello yogurt, che può quindi essere mangiato, sempre senza esagerare.

Allo stesso modo, si può trovare in commercio il latte con lattosio già scisso in glucosio e galattosio, spesso addizionato con il calcio, per evitare mancanze di questo minerale. Altre interessanti alternative sono il latte di soia, di riso e di mandorle.

Per evitare il deficit di calcio, inoltre, è bene introdurre nella propria dieta spinaci, radicchio, invidia, cavoli, carciofi, fagioli, broccoli, mandorle e nocciole.

In ogni caso, seguire una dieta corretta – in modo permanente o temporaneo, a seconda della forma d’intolleranza – è essenziale per trattare i sintomi del disturbo, ripristinando così la funzionalità dell’intestino. L’importante è affidarsi ad uno specialista, che saprà indicare il regime alimentare migliore per le proprie esigenze.