La disuguaglianza di genere nella cultura: la situazione in Italia

La disuguaglianza di genere nella cultura: la situazione in Italia

I dati nazionali ed europei disegnano un quadro in chiaroscuro

Donne impiegate nel settore culturale

Il gender gap nella cultura rientra nel più ampio tema della disuguaglianza di genere in Italia nel lavoro – tanto a livello occupazionale quanto salariale – e nell’istruzione. L’analisi di questo segmento è però complessa: si tratta infatti di un mondo sfaccettato, che comprende professioni differenti, dall’archivista al cantante, dalla bibliotecaria alla ballerina. Va inoltre fatta una distinzione tra ruoli operativi e dirigenziali, il che rende ancora più stratificato l’oggetto dell’indagine. A cercare di far chiarezza sia per quanto riguarda l’Italia che l’Europa ci sono per fortuna sempre più studi sull’argomento.

Parità di genere nella cultura: la situazione in Europa

Donne impiegate nel settore culturale

Secondo gli ultimi dati Eurostat relativi al 2022, sono 7,73 milioni le persone impiegate nel settore culturale nell’Unione Europea, pari al 3,8% dell’occupazione totale. Un numero in ripresa, dopo il calo dovuto alla pandemia (7,35 milioni di dipendenti nel 2019; 7,14 nel 2020). In generale, la quota di donne nella cultura e nello spettacolo è comunque in aumento. Se nel 2011 si contavano 3,63 milioni di uomini e 3 milioni di donne impiegati nel comparto (55% contro 45%), nel 2022 gli uomini erano 3,92 milioni e le donne 3,80 milioni (51% contro 49%), con il divario occupazionale di genere più basso mai registrato.

La situazione cambia però da Paese a Paese ed è qui che l’Italia mostra un ritardo rispetto al trend registrato nel resto d’Europa. Basti pensare che in 14 Stati le donne superano la quota di uomini che lavorano nel settore. Le percentuali più elevate si rilevano in Lettonia (63%), Lituania (62,8%) e Cipro (58,6%). Male invece Malta (39,2%), Spagna (45,3%) e Italia (45,6%). A dispetto di un patrimonio culturale unico al mondo, il Belpaese rientra tra quelle nazioni europee in cui dal 2019 si è registrata una progressiva diminuzione dell’occupazione totale nel comparto.

La disuguaglianza di genere in Italia nel settore creativo

Come detto, l’analisi sulla parità di genere nella cultura deve tenere conto di molti aspetti e cambia quando la lente di ingrandimento viene posta sul gender gap nel settore creativo. In tal senso ci viene in aiuto il primo Rapporto dell’Osservatorio sulla parità di genere del Ministero della Cultura, che da novembre 2021 si occupa di fornire dati, studi e riflessioni per contribuire a colmare il divario di genere in tale ambito.

Le artiste italiane e le loro opere

Sono molti gli spunti raccolti nel documento, anche se a volte basati su dati non recentissimi, seppur significativi. È citato per esempio lo studio Presenza e rappresentazione delle donne artiste in Italia del 2017, dal quale emerge che nel nostro Paese, nonostante il 66,7% degli iscritti alle accademie di Belle Arti sia donna, appena il 18% delle opere esposte nelle gallerie è stato realizzato da artiste.

Il gender gap nella danza

Passando alla danza contemporanea, secondo Tamara Rojo, che è stata direttrice dell’English National Ballet e del San Francisco Ballet, due delle maggiori compagnie del panorama internazionale, il 90% dell’ideazione artistica dei balletti è in mano a uomini per due ragioni: la prima è istituzionale, con le scuole e le compagnie che tradizionalmente tendono a indirizzare le ragazze verso la danza piuttosto che verso la coreografia. L’altro motivo è biologico-sociale: il periodo intorno ai trent’anni rappresenta il picco per la carriera di un coreografo, ma per le donne questi sono anche gli anni in cui le loro vite professionali si complicano per la maternità e il bisogno/voglia di costruire una famiglia.

Il mondo del teatro

Per il mondo del teatro molto significativa è la mappatura operata da Amleta, un’associazione di donne di teatro che si è costituita durante la pandemia. L’indagine si è concentrata sul triennio 2017-2020, in particolare sui teatri nazionali, i Teatri di rilevante interesse culturale (TRIC) e il Piccolo. La media nazionale della presenza femminile nei principali teatri è del 32,4%, con un’incidenza delle donne più elevata per le attrici (37,5%) e molto più bassa per le registe (21,6%) e le drammaturghe (20,7%).

La presenza femminile nella musica

Donne nel mondo della musica

L’azione di ascolto svolta dall’Osservatorio ha riguardato anche il mondo della musica. Rilevante qui è il contributo di Alessandra Micalizzi, docente di Sociologia dei nuovi media presso il SAE Institute di Milano, la quale ha pubblicato alcuni dati che restituiscono una situazione di forte squilibrio di genere. “Non arriva al 3% il numero di donne che produce musica, le cantanti professioniste sono sotto il 30% nel panorama musicale di oggi, e nell’industria discografica c’è spazio per le donne fino a un certo punto e solo in certi ruoli. Le autrici di musica e testi, almeno in Italia, sono meno del 10%”, ha affermato Micalizzi.

L’Unione Europea per la parità di genere nella cultura

Negli ultimi anni l’Unione Europea non è stata passivamente a guardare su questi temi. Basti pensare alla Strategia per la parità di genere 2020-2025, nata con l’intenzione di compiere progressi significativi verso un’Europa fondata sull’uguaglianza di genere entro il 2025.

Un aspetto coltivato anche nell’ambito della cultura, come emerge dalle conclusioni della presidenza del Consiglio dell’Unione Europea adottate nel dicembre 2020, in cui gli stati membri sono stati invitati a rafforzare e a rendere diffusa la parità di genere nel campo della cultura. Da segnalare poi il programma Europa Creativa, istituito a sostegno dei settori culturali e creativi nel periodo 2021-2027, e che ha inserito l’uguaglianza di genere tra le priorità trasversali da raggiungere, anche in sinergia con l’Obiettivo 5 dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile dell’ONU.

Infine, più in generale, vanno citati gli interventi promossi con i fondi di coesione europei a favore della parità tra uomo e donna sul mercato del lavoro (77mila progetti nel ciclo di programmazione 2014-2020) e contro gli stereotipi. Un tassello importante, che permette di costruire una società più inclusiva e paritaria, con ricadute positive anche in ambiti specifici, come quello della cultura.