Lavoratrici autonome in Italia

Lavoratrici autonome in Italia

Dalla gestione della maternità al trattamento pensionistico

Lavoratrici autonome

L’uguaglianza di genere è una voce importante dei fondi di coesione europei, spesso finalizzati a ridurre le differenze nei contesti lavorativi.

Secondo un’analisi di Almalaurea del 2022, gli uomini guadagnano in media circa il 20% in più rispetto alle donne.

Pesa inoltre la difficile convivenza tra vita privata e professionale: troppo spesso, infatti, le donne sono costrette a scegliere tra maternità e lavoro e faticano a rientrare a lavoro dopo la maternità, con conseguenze negative anche sotto il profilo demografico.

Nel tentativo di sanare queste problematiche, l’Unione Europea ha investito tra il 2014 e il 2020 circa 110 milioni di euro, con cui sono stati finanziati 776 programmi per la conciliazione tra vita privata e professionale. Sono stati forniti fondi per il potenziamento dell’offerta di asili nido e servizi di babysitting, aiuti per l’acquisto di beni e servizi per la prima infanzia e per voucher volti a migliorare il work-life balance nelle aziende.

Da queste ultime tutele (ma non da altri aiuti previsti dai fondi di coesione UE) sono escluse le lavoratrici autonome, ovvero tutte coloro che svolgono la loro attività senza vincoli di subordinazione.

In Italia le imprenditrici e le lavoratrici autonome sono 1.469.000, il numero maggiore tra i Paesi UE, con un grado di istruzione superiore ai colleghi maschi: il 41,1% è infatti laureata, una percentuale quasi doppia rispetto al 21,4% degli uomini.

Lavoratrici autonome e maternità

lavoratrici autonome e maternità

Complessivamente le lavoratrici autonome sono quelle meno tutelate in quanto non hanno la possibilità di godere di ferie, permessi e malattie.

Per quanto riguarda la maternità, invece, anche questa categoria ha diritto ad avere un periodo di congedo retribuito: dura cinque mesi, con l’INPS che eroga l’80% dello stipendio tra due mesi prima e tre mesi dopo la data del parto.

Con la legge di bilancio del 2022 è stata aggiunta un’ulteriore tutela: le autonome potranno richiedere l’indennità anche per il periodo precedente ai due mesi, in caso di gravidanza considerata a rischio.

Il trattamento economico rimane il medesimo (80% dello stipendio), con la domanda che va inoltrata sul sito dell’Istituto Pensionistico dopo aver dato alla luce il bambino.

Lavoratici autonome dopo il parto

Dopo il parto non sono però previste ulteriori deroghe oltre ai tre mesi previsti per legge durante i quali, a differenza dei precedenti due, le lavoratrici autonome devono documentare di astenersi dal lavoro.

Tuttavia, vista la maggiore flessibilità di cui godono, hanno la possibilità di allungare il loro periodo di maternità: se lo fanno, però, questo è interamente a loro spese, perché l’INPS dal quarto mese dopo il parto smette di erogare indennità.

Lavoratrici autonome e pensione

lavoratrici autonome e pensione

Un’altra grande tematica di interesse per le lavoratrici autonome è quella che riguarda la pensione.

In generale valgono parametri simili a quelli delle dipendenti, con la possibilità di ritirarsi a 67 anni con 41/42 anni di contributi, oppure con la pensione anticipata, a 64 anni con 38 di contributi.

Lavoratrici autonome e Opzione Donna

Come le altre lavoratrici, anche le autonome hanno diritto ad usufruire della cosiddetta “Opzione Donna”: una forma di pensionamento anticipato straordinario che permette alle donne, lavoratrici dipendenti o autonome con almeno 35 anni di contributi, di andare in pensione nel 2023 una volta compiuti 60 anni o, se hanno figli, anche solo 58 o 59.

Le lavoratrici autonome che abbiano almeno 35 anni di contributi alle spalle possono andare in pensione prima in presenza di una delle due seguenti condizioni:

  • se svolgono assistenza al momento della richiesta di prepensionamento e da almeno 6 mesi al coniuge o a un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità;
  • se soffrono di una riduzione della capacità lavorativa superiore o uguale al 74%.

Anche per le lavoratrici autonome, dunque, non mancano forme di tutela e di sussidio: tuttavia c’è ancora molta strada da fare per permettere a questa categoria di donne di conciliare al meglio attività professionale e vita personale, raggiungendo obiettivi ambiziosi e grandi soddisfazioni.