Le donne invisibili nella ricerca scientifica

Le donne invisibili nella ricerca scientifica

Il gender gap nel mondo dei brevetti e delle pubblicazioni

Il gender gap nella ricerca

La parità di genere è ancora un obiettivo lontano nel mondo della scienza. Le donne continuano ad essere sottorappresentate nelle materie STEM e nelle scienze matematiche, fisiche e naturali.

Stando ai dati Eurostat del 2021, riferiti al 2019, in Italia le donne che lavorano in ambito scientifico e ingegneristico sono fra il 30 e il 40%. Nonostante si sia registrata una forte crescita in questo senso, le donne continuano a essere discriminate in questi campi e c’è ancora molta strada da fare per colmare il profondo gender gap esistente ancora oggi.

Alla base della disparità di genere nella ricerca

gender gap e pubblicazioni scientifiche

A risentire maggiormente del divario di genere è il campo della ricerca. Nonostante in Italia quasi 5 ricercatori scientifici su 10 siano donne, queste ultime ricoprono solo un quarto delle posizioni di alto livello e, soprattutto, depositano solo l’11% delle domande di brevetto. Quest’ultimo punto risulta particolarmente rilevante nell’indagine sulla disparità di genere nel mondo della ricerca. Un recente studio, condotto da un team statunitense e pubblicato su Nature, ha provato a indagare i motivi alla base della scarsa presenza di pubblicazioni scientifiche condotte da donne.

Dall’analisi, che ha preso in esame i dati amministrativi provenienti da oltre 70 università, emerge chiaramente che a parità di partecipazione a un dato progetto di ricerca le donne hanno il 13% in meno di probabilità di essere nominate autrici in articoli scientifici correlati rispetto agli uomini.

I casi celebri

Sono numerosi i casi di donne scienziate che hanno contribuito a importanti ricerche senza aver mai ottenuto il giusto riconoscimento. Celebre il caso di Rosalind Franklin: chimica, biochimica e cristallografa britannica, alla quale si deve la scoperta della struttura del DNA. Nonostante i dati di cristallografia a raggi X provenissero dal lavoro della Franklin, furono gli scienziati Jim Watson e Francis Crick a essere riconosciuti come i veri scopritori e furono loro a essere premiati con il Nobel nel 1962.

Altro esempio significativo è quello di Jocelyn Bell Burnell, l’astrofisica britannica che studiò il radiotelescopio e scoprì una particolare ripetizione di impulsi di onde radio, poi conosciuta come pulsar. Per questa importante scoperta, tuttavia, fu premiato soltanto il suo relatore e supervisore di tesi Antony Hewish.

Le misure dell’Unione Europea per la parità

Parità di genere nella ricerca e nell’innovazione

Nel 2021 con la Dichiarazione di Lubiana, gli stati membri dell’UE si impegnavano ad avviare un approccio proattivo all’integrazione della parità di genere nella ricerca e nell’innovazione. Per monitorare le azioni dei Paesi membri, l’Unione Europea ha istituito un portale della strategia sulla parità di genere 2020-2025, che indaga tre ambiti:

  • porre fine alla violenza di genere;
  •  colmare i divari di genere nel mercato del lavoro;
  • raggiungere l’equilibrio di genere nel processo decisionale.

A questo riguardo, un esempio significativo è il programma quadro Orizzonte Europa: per parteciparvi, le organizzazioni di ricerca e di istruzione superiore che presentano domanda devono essere in possesso di un piano per la parità di genere. Inoltre, i gruppi di esperti e i comitati di valutazione devono obbligatoriamente essere composti per almeno il 50% da donne.

Più in generale, infine, è fondamentale promuovere i percorsi di formazione delle giovani che vanno oltre la scuola dell’obbligo, come gli indirizzi post-secondari. A questo proposito, si ricordano gli interventi, promossi dai fondi di coesione europei, dedicati all’educazione e alla formazione delle ragazze.

Qualcosa, dunque, sembra essersi mosso e, oggi più che mai, si avverte forte l’esigenza di una piena uguaglianza uomo e donna, anche nei campi dove da secoli a primeggiare sono stati gli uomini.