Messa in sicurezza dei balconi: costi e modalità

Messa in sicurezza dei balconi: costi e modalità

Quando è necessario intervenire

Messa in sicurezza dei balconi: come funziona

Calcinacci che cadono, pezzi di pavimentazione che si staccano, fregi decorativi che si sgretolano. Quello della messa in sicurezza dei balconi è un argomento delicato e difficile da gestire, soprattutto quando si vive in condominio.

Le cause del degrado possono essere diverse, dagli errori progettuali o di esecuzione al deterioramento provocato da agenti esterni. Allo stesso modo, il rifacimento della struttura può essere parziale o totale, a seconda che si intervenga su una o su tutte le parti che la compongono.

Messa in sicurezza in condominio: chi paga?

Ma in che modo viene gestita la messa in sicurezza dei balconi in condominio? Come previsto dall’articolo 1135 comma 2, l’amministratore non può ordinare lavori di manutenzione straordinaria, a meno che questi non rivestano carattere di urgenza. In tal caso, è tenuto a convocare una regolare assemblea condominiale per discutere degli interventi da effettuare con i condomini.

Da qui possono nascere discussioni e malumori. Le spese relative alla messa in sicurezza dei balconi, infatti, variano a seconda della tipologia di struttura su cui dovranno essere svolti gli interventi di manutenzione.

Tipologie e pertinenze

interventi per la messa in sicurezza dei balconi

Sono principalmente tre i tipi di balconi esistenti:

  • Il balcone aggettante: quello più comune e tradizionale, che sporge dalla facciata dell’edificio. Essendo un prolungamento dell’unità immobiliare, le spese per la sua manutenzione e l’eventuale rifacimento sono a carico del proprietario dell’immobile;
  • Il balcone incassato: quello chiuso su due o tre lati. Non sporge rispetto ai muri perimetrali dell’edificio. In questa tipologia la soletta dei balconi è una sorta di prolungamento del solaio e svolge funzioni di separazione, copertura e sostegno dei diversi piani dello stabile. Pertanto vi è una comproprietà della soletta tra proprietario del piano di sopra e quello del piano di sotto;
  • Il balcone a castello, ovvero quello che rimane all’interno del perimetro dell’edificio ed è inserito nella sua struttura portante. In questo caso le spese saranno a carico del condominio, interessando una parte comune.

Insomma, il fattore discriminante è proprio il tipo di struttura esistente.

Il conto per la messa in sicurezza dei balconi

Stabilita la responsabilità della messa in sicurezza del balcone a seconda delle diverse tipologie, resta da capire quale sia il costo per questo tipo di operazione.

Come spiegato sul portale Edilnet, i prezzi variano a seconda della categoria d’intervento e anche della provincia in cui è collocato lo stabile.

Ad ogni modo, i benefici della ristrutturazione superano gli eventuali costi di risarcimento danni nel caso in cui un frontalino danneggiato o la caduta di un calcinaccio feriscano accidentalmente un passante: l’esborso può arrivare a superare le centinaia di migliaia di euro.

Messa in sicurezza dei balconi: detrazione al 50% e non solo

Le detrazioni fiscali per la messa in sicurezza

Esistono diverse possibilità di risparmio per la messa in sicurezza e quindi il rifacimento dei balconi. L’operazione rientra infatti tra quelle previste dal bonus ristrutturazione: si può così ottenere una detrazione al 50% dell’importo complessivo sostenuto. Sono coperte le spese effettuate tra il 26 giugno 2012 e il 31 dicembre 2021, con un tetto massimo di 96mila euro.

Nel caso dei condomini, qualunque intervento sul balcone, sia ordinario che straordinario, determina il diritto all’agevolazione, a fronte del pagamento dell’importo della quota di lavori spettante, come da bollettino fatto pervenire dall’amministratore di condominio.

Ma c’è di più. L’Agenzia delle Entrate ha infatti chiarito che i lavori sui balconi possono rientrare tra quelli compresi nel Bonus Facciate al 90%, in particolare quando si parla di rimozione, impermeabilizzazione e rifacimento del pavimento. Le abitazioni devono però trovarsi nelle zone A e B, individuate dal decreto ministeriale n. 1444/1968, o in zone a queste assimilabili in base alla normativa regionale e ai regolamenti edilizi comunali.

Un’opportunità da cogliere al volo per riportare i livelli di sicurezza della propria casa nei limiti previsti dalla legge, con solo un piccolissimo dispendio economico.