Mobbing in maternità: cosa fare?

Mobbing in maternità: cosa fare?

Come affrontare il mobbing in gravidanza e post-maternità

Come affrontare il mobbing in maternità

La maternità dovrebbe essere un periodo di gioia e aspettative positive. Tuttavia, per molte donne, questo momento può essere oscurato dal fenomeno del mobbing sul posto di lavoro.

Il mobbing in maternità non è solo una violazione dei diritti delle lavoratrici, ma rappresenta anche un grave problema sociale che merita attenzione e azioni concrete.

Secondo i dati dell’Osservatorio Nazionzale Mobbing, negli ultimi anni in Italia i casi di mobbing da maternità sono aumentati del 30%, 800 mila donne sono state costrette a licenziarsi, mentre altre 350 mila hanno affermato di essere state discriminate.

Alla luce di questi dati, prevenire e affrontare il mobbing è fondamentale per promuovere un ambiente di lavoro equo e rispettoso.

Che cos’è e come nasce il mobbing?

Il termine “mobbing” descrive un comportamento di molestia o di bullismo sul posto di lavoro, caratterizzato da azioni sistematiche e ripetute che mirano a intimidire, degradare o isolare un individuo. Questo fenomeno può manifestarsi in vari modi: dalla diffamazione, all’esclusione sociale, fino ai comportamenti aggressivi più espliciti.

Spesso il mobbing è il risultato di un clima lavorativo tossico, dove la competizione eccessiva, la mancanza di leadership etica o la presenza di pregiudizi creano un terreno fertile per atteggiamenti nocivi. In alcuni casi, può essere scatenato anche da invidie o da timori di una minaccia alla propria posizione lavorativa.

Maternità e carriera: esempi di mobbing sul luogo di lavoro

Esempi di mobbing in maternità

Nonostante esistano diverse leggi a tutela dei diritti delle donne in gravidanza o in maternità, nel mondo del lavoro si verificano ancora disparità e ingiustizie.

Nei casi di mobbing durante la gravidanza è comune:

  • Ridurre le responsabilità lavorative in modo ingiustificato
  • Escludere la lavatrice da progetti importanti
  • Fare commenti inappropriati
  • Negare permessi
  • Fare pressioni lavorative
  • Obbligare la lavoratrice ad anticipare o posticipare il congedo di maternità.

Dopo il rientro dalla maternità invece, i comportamenti vessatori possono includere:

  • Ostacolare il rientro al lavoro
  • Negare la flessibilità lavorativa o la possibilità di lavorare in smart working
  • Isolare ed escludere la neomamma da riunioni importanti e opportunità di crescita e formazione professionale.

In tutti questi casi, spesso l’obiettivo sottostante è quello di indurre la lavoratrice a dimettersi volontariamente. Questo approccio non solo è ingiusto ma anche illegale, rappresentando una grave violazione dei diritti delle lavoratrici.

Le conseguenze del mobbing sulle donne in maternità

Il mobbing sul posto di lavoro nei confronti delle donne in maternità può avere conseguenze gravi e di lunga durata, sia sul piano professionale che personale.

Le donne che subiscono episodi mobbing durante la gravidanza o dopo il parto possono soffrire di stress, ansia e depressione. Questi disturbi psicologici non solo influenzano il benessere emotivo della madre, ma possono anche avere effetti negativi sulla salute del nascituro o del neonato.

Inoltre, lo stress cronico causato dal mobbing può portare a problemi di salute fisica, come ipertensione, problemi di sonno e complicazioni durante la gravidanza.

Dal punto di vista lavorativo invece, in alcuni casi il mobbing può danneggiare la reputazione professionale di una donna, rendendo più difficile per lei trovare nuove opportunità di lavoro o ristabilire la propria carriera in un altro ambiente.

Come denunciare gli episodi di mobbing?

Come denunciare il mobbing

La denuncia del mobbing è un processo che richiede coraggio e determinazione, ma è essenziale per proteggere se stessi e promuovere un ambiente di lavoro rispettoso e inclusivo.

Il primo passo è documentare ogni episodio tramite e-mail, messaggi e testimonianze. Una volta raccolte tutte le prove, è importante rivolgersi al proprio responsabile delle risorse umane o, in assenza, a un sindacato, un avvocato specializzato o un’associazione femminile a tutela delle lavoratrici.

Quali sono le conseguenze per chi fa mobbing?

Le conseguenze per chi fa mobbing possono essere molto severe. Oltre alle sanzioni disciplinari interne all’azienda, esistono implicazioni legali che possono portare a cause per discriminazione o molestie. Le aziende rischiano danni alla loro reputazione, multe significative e, ovviamente, anche la perdita di personale qualificato.

Inoltre, qualora l’episodio di mobbing porti a una malattia fisica o mentale, la sanzione prevista è una pena di reclusione da tre mesi a sei anni.

Come prevenire il mobbing in maternità

Gli stereotipi di genere sono spesso alla base del mobbing sul posto di lavoro. Questi preconcetti sono radicati in una mentalità obsoleta che vede la maternità come un ostacolo alla produttività o al progresso professionale.

Per contrastare i pregiudizi e fare sensibilizzazione sul tema, le aziende possono mettere in atto diverse politiche:

  • Organizzare sessioni di formazione per i dipendenti e i dirigenti
  • Fornire supporto legale e consulenza psicologica alle lavoratrici in gravidanza e neomamme.
  • Promuovere un sistema chiaro e confidenziale per segnalare casi di mobbing
  • Monitorare regolarmente l’ambiente lavorativo per identificare e affrontare tempestivamente eventuali casi di mobbing

Grazie a queste strategie, le aziende possono creare un ambiente lavorativo più sicuro e supportivo per le donne in gravidanza e neomamme, riducendo così il rischio di mobbing in maternità.