Intervista a Nicoletta Maggitti, Psicologa e psicoterapeuta

I consigli della psicologa e psicoterapeuta per vivere al meglio questi giorni in casa. Ritrovando il rapporto con se stessi, con i familiari e stando attenti alle fonti di informazione

Positività: una parola che è difficile associare al periodo che stiamo vivendo, in cui il nostro quotidiano si trova a doversi scontrare con i tanti cambiamenti imposti dall’emergenza Coronavirus.
“Eppure è questa la chiave da utilizzare, anche in questo periodo” spiega la dottoressa Nicoletta Maggitti. Psicologa e psicoterapeuta, specializzata in terapia della coppia e della famiglia, docente formatrice e autrice di numerosi libri che vanno ad approfondire temi importantissimi per tantissimi nuclei familiari – dal supporto psicologico a scuola al rapporto con il cibo – in questi giorni, come molti suoi colleghi, si trova a far fronte ai timori e alle emozioni che la pandemia di Covid-19 ha suscitato.

In questi giorni stiamo convivendo con le notizie relative al Coronavirus e con un cambio forzato delle nostre abitudini. Ci sono tecniche per vivere al meglio questi giorni in casa?

In realtà delle vere e proprie tecniche non esistono, ma di certo esistono indicazioni e suggerimenti per affrontare al meglio questo genere di situazioni. I consigli che gli esperti della mia categoria e il CNOP (Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi) sono indirizzati soprattutto al mantenere il più possibile una quotidianità che, per quanto possa essere stata modificata in maniera sensibile, è bene preservare.

In che modo?

Con semplicità, dedicandosi alle cose di tutti i giorni, a noi stessi, alla casa e, perché no, a ciò che normalmente tendiamo a trascurare. Possiamo prenderci cura delle persone che abbiamo attorno, per esempio, o dedicarci ai piccoli piaceri del qui e ora: preparando e mangiando un buon piatto, per esempio, guardando un film o leggendo un libro. Mantenere i ritmi quotidiani aiuta ad evitare il rischio di una deriva in cui, pur avendo molto tempo a disposizione, non facciamo niente.

In molti, però, si sono trovati o si trovano in una situazione di blocco: magari hanno sempre voluto avere tempo per leggere, per dedicarsi alle proprie passioni e, ora che ce l’hanno, per quanto in maniera imprevista e improvvisa, non riescono a concentrarsi a dovere.

Può succedere, e non ci si deve colpevolizzare. Lo spazio dell’azione può essere lasciato al pensiero e questo tempo può essere utilizzato per stare con se stessi, per recuperare il dialogo con il proprio io. In un momento no, in una giornata nera, va bene anche crogiolarsi nei propri pensieri: diventa un’occasione per ascoltarsi e, magari, riflettere su cose che si rimandano da tempo. Così come va evitata l’ansia, va evitato anche il senso di colpa.

L’ansia può essere generata anche dal bombardamento mediatico a cui siamo sottoposti e che spesso genera paura e timori. Come possiamo difenderci?

Prima di tutto bisogna dire che avere informazioni è utile e necessario. Purtroppo, però, ne riceviamo da tantissime fonti e in maniera costante: diventa quindi difficile difendersi. I rischi sono sostanzialmente due. Il primo è legato al fatto che non tutto ciò che ci giunge all’orecchio è attendibile, spesso è allarmistico e facciamo fatica a filtrarlo. Il secondo rischio è quello di essere, in questo momento, più sensibili a quello che sentiamo. Non possiamo, però isolarci anche da questo aspetto della quotidianità. Ecco perché bisogna ridurre l’esposizione e le fonti. Il corso dell’Istituto Superiore della Sanità per la gestione emergenza che sto seguendo, per esempio, consiglia di affidarsi solo alle fonti ufficiali, ovvero l’ISS stesso, l’Organizzazione Mondiale della Sanità e la Protezione Civile. Soprattutto, bisogna selezionare molto bene le notizie che arrivano dai social.

Per molte famiglie è fondamentale il tema di come affrontare questa situazione con i bambini. Quali sono i suoi consigli?

La difficoltà maggiore che noto e che riscontro nelle persone che ci contattano è la gestione dei bimbi, organizzare delle attività per loro e con loro ora che la scuola è stata sospesa. Si è un po’ persa questa abitudine, affidandosi magari ai corsi, alle lezioni e alle attività che moltissimi bambini, in tempi normali frequentano. Anche in questo caso, importante è mantenere un’impostazione che rimandi alla quotidianità, alternando quindi studio, gioco e riposo. Fondamentale è anche comunicare loro la situazione che stiamo vivendo.

In che modo?

Dicendo la verità. Spesso i bambini sono con noi quando ascoltiamo il telegiornale o ci confidiamo con familiari, parenti e amici. E i piccoli percepiscono tutto, a qualunque età: se non le parole, comprendono quella che viene definita comunicazione non verbale, quindi l’ansia, la preoccupazione, anche quando queste sono espresse in modalità non esplicita. Quindi, meglio parlare con loro, non nascondersi. Naturalmente, in base all’età, vanno scelte modalità e termini. L’importante è cercare di contestualizzare, spiegare la situazione che stiamo vivendo e perché anche la sua quotidianità è cambiata. Dire, eventualmente, che mamma e papà sono preoccupati, ma che la situazione è destinata a risolversi: non deve mai mancare anche un tono di speranza.

La situazione creata dall’emergenza Coronavirus presenta molte evidenti criticità, ma secondo lei è possibile, anche in questa situazione, trovare spunti positivi o motivazioni di crescita sia personale che a livello famigliare?

Lo ritengo non solo possibile, ma anche necessario. Anche perché tante criticità, all’interno delle famiglie, esistevano ben prima dell’emergenza Coronavirus: basti pensare alle coppie disunite, alle famiglie con problemi interni, alle difficoltà economiche. Tutti problemi che rischiano di esacerbarsi in una situazione come questa. Perciò insisto nel dire che non serve focalizzarsi su ciò che già non andava prima, ma, piuttosto, puntare sulle piccole cose buone su cui possiamo contare ogni giorno. Più in generale, invece, visto che siamo costretti in casa, proviamo a riscoprire il rapporto con il partner e con i figli, ora che non abbiamo più dei ritmi serrati. Di fatto siamo sempre stati poco in casa insieme: questa è un’occasione per riscoprirsi in una intimità più autentica, così come per approfondire i propri hobby e la propria professione.

Il ruolo delle nuove tecnologie: social e call sono un valido aiuto per mantenere i contatti e le relazioni?

Tutti gli strumenti tecnologici, al di là delle derive, possono trasformarsi in strumenti preziosi per conservare la vicinanza, ancora di più in questo momento. Basti pensare, per esempio, alle videochiamate per chi adesso vive solo: diventano un momento importante della giornata in cui, seppur a distanza, è possibile vedere e sentire i propri cari.

Come utilizzarle in modo che siano di aiuto anche a chi è più fragile?

Be’, per esempio io in questo momento mi sto occupando di supporto telefonico gratuito grazie a un’iniziativa lanciata dal Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi. E sul sito internet è possibile trovare un elenco di professionisti che hanno dato disponibilità per essere contattati on-line o via web. Inoltre, con queste modalità è possibile portare avanti anche i percorsi già iniziati. È chiaro che la seduta online non può sostituire la classica seduta terapeutica, quella che si svolge faccia a faccia. Si tratta di uno strumento momentaneo, che però può risultare prezioso in questo momento.

Pensiamo già al post-pandemia: come sarà possibile ritrovare il contatto fisico? E come aiutare i bambini a rientrare in una normale routine?

Penso che riallacciare i contatti sarà più naturale di quello che pensiamo. A fermarci potrebbero essere paure indotte, che ci portano a vedere l’altro come un nemico. Ma sono atteggiamenti poco utili, cosa di cui ci si accorge se si razionalizza e si cerca di restare il più possibile in un una routine vicina alla normalità. In questo modo si gioca d’anticipo e tutto potrà avvenire nella maniera più naturale. La stessa cosa vale anche per i bambini. È un po’ come quando si torna dalle vacanze e ci si prepara alla scuola: si riprendono le consuetudini per rientrare nel modo meno traumatico possibile alla vita di tutti i giorni.