Parità di genere: il ruolo dell’istruzione per favorire l’empowerment femminile

Parità di genere: il ruolo dell’istruzione per favorire l’empowerment femminile

Due bambine che studiano

Nonostante i diversi progressi compiuti nel corso degli ultimi decenni, la disparità di genere continua a rappresentare una delle forme più diffuse e persistenti di disuguaglianza a livello globale.

Per questo motivo, le Nazioni Unite hanno inserito il raggiungimento della parità di genere tra i 17 Obiettivi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, riconoscendola come condizione essenziale per costruire un futuro più giusto ed equilibrato alle collettività. 

Una condizione che assume contorni ancora più marcati nei Paesi del Sud del Mondo, dove la povertà estrema, l’instabilità politica e norme sociali profondamente radicate contribuiscono a favorire disparità marcate fin dall’infanzia.

La disuguaglianza tra i generi è un meccanismo che si perpetua nel tempo e interessa ogni ambito della vita, limitando le possibilità di scelta, riducendo l’autonomia personale e frenando il contributo che milioni di donne potrebbero offrire allo sviluppo delle proprie comunità.

Matrimoni precoci: una delle conseguenze più gravi della disparità di genere


Una delle conseguenze più gravi della disparità di genere nei Paesi del Sud del Mondo è costituita senza dubbio dai matrimoni precoci, vale a dire tutte quelle unioni formali o informali in cui almeno uno dei due coniugi risulta minorenne.

Attualmente, sono circa 33.000 le bambine che, ogni giorno, vengono costrette a sposarsi contro la propria volontà. Si tratta di un fenomeno che, oltre a violare apertamente l’articolo 16 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, espone al rischio di portare avanti gravidanze precoci e pericolose, così come di subire abusi e violenze domestiche.

Le organizzazioni internazionali indipendenti sono da sempre tra le realtà in prima linea per contrastare i matrimoni precoci, portando avanti iniziative concrete a supporto delle bambine e promuovendo al contempo progetti di sensibilizzazione con cui accrescere la consapevolezza della società in merito al fenomeno.

In quest’ambito, merita senza dubbio una menzione l’operato di ActionAid, che ha recentemente lanciato la campagna “I Will Marry When I Want”, proprio per dare il più possibile risonanza a questo problema. L’ispirazione nasce dall’omonima poesia di una giovane tredicenne del Malawi, Eileen Piri, che ha ispirato anche l’intervento di dell’attivista Memory Banda in un suo TEDx.

Il film della campagna, girato nel distretto ugandese di Namutumba e diretto dal regista sudafricano Zee Ntuli, affida alle immagini un messaggio semplice e diretto: il rifiuto di un destino deciso da altri.

Non è un caso che le protagoniste del video siano le alunne della Buwongo Primary School, una scuola che ActionAid sostiene attraverso i programmi di adozione a distanza. Il loro gesto – rompere simbolicamente abiti da sposa e oggetti nuziali – diventa un’affermazione collettiva di libertà. 

Ma soprattutto, viene mostrato con chiarezza dove si trova il punto di svolta: nella possibilità di accedere all’istruzione. È proprio a scuola che le bambine possono cominciare a costruire un’alternativa credibile al matrimonio precoce. È lì che può essere avviato il processo di autodeterminazione.

Istruzione: il presupposto della parità di genere


Garantire l’accesso all’istruzione è uno dei modi più concreti ed efficaci per favorire la parità di genere. La scuola non offre solo conoscenze, ma la possibilità di immaginare alternative, di acquisire strumenti, di conoscere i propri diritti. 

Si tratta del luogo in cui le bambine possono studiare con continuità, cambiando la percezione del loro ruolo nella famiglia e nella comunità. Frequentare la scuola rende quindi possibile, nel tempo, rimettere in discussione gli equilibri sociali che le escludono.

Oltre a sottrarre le bambine ai matrimoni precoci, l’istruzione permette di contrastare un’altra piaga ancora largamente diffusa nei Paesi del Sud del Mondo, vale a dire il lavoro minorile.

Ma come operano, nel concreto, le organizzazioni internazionali indipendenti per fare in modo di favorire l’accesso all’istruzione delle bambine? ActionAid, per esempio, porta avanti il suo impegno attraverso una serie di iniziative, di cui l’adozione a distanza è senza dubbio una delle più significative.

Grazie a questi programmi, le famiglie – soprattutto le madri – vengono sostenute per raggiungere l’indipendenza economica, così da poter garantire con maggiore serenità la frequenza scolastica delle figlie. All’interno delle comunità, inoltre, si promuovono campagne di sensibilizzazione rivolte a genitori, anziani, leader religiosi e istituzioni, per sottolineare le conseguenze dell’abbandono scolastico.

Allo stesso tempo, ActionAid fornisce materiali scolastici, uniformi, attrezzature, acqua, banchi, aule: tutto ciò che può rendere la scuola un ambiente funzionale, dignitoso, adatto a essere frequentato. Le bambine ricevono anche informazioni sui propri diritti, mentre la partecipazione attiva viene stimolata attraverso la creazione di gruppi studenteschi impegnati nel contrasto alla dispersione scolastica.Sono interventi mirati, che non si limitano a rimuovere ostacoli materiali, ma agiscono anche sul piano culturale. Perché l’istruzione diventi davvero uno spazio di emancipazione, non basta entrare in aula: bisogna essere riconosciute come parte integrante e necessaria di quel percorso.