Pensione anticipata con Opzione donna
L’opportunità per lavoratrici dipendenti e autonome

In Italia l’età pensionabile continua ad aumentare: secondo recenti analisi, è probabile che per le generazioni al debutto nel mondo del lavoro la soglia arrivi intorno ai 71 anni. Questo rende gli strumenti di uscita anticipata più interessanti, ma anche più complessi. Uno di questi strumenti è l’Opzione Donna: tratto pensionistico calcolato con il sistema contributivo, riservato alle lavoratrici dipendenti o autonome che hanno presentato domanda e soddisfatto i requisiti entro determinate scadenze.
Opzione Donna nel 2024: cosa cambia

Introdotta nel 2004 con la legge delega 234/2004 (riforma Maroni), in origine la misura permetteva alle lavoratrici con 35 anni di contributi e età minima di 57 anni (dipendenti) o 58 anni (autonome) di accedere alla pensione, optando per il calcolo interamente contributivo. Con la legge di Bilancio più recente la norma è stata confermata, ma con requisiti molto più stringenti.
Nel 2024, ad esempio, i trattamenti con Opzione Donna si sono ridotti drasticamente: secondo i dati del 2024, le uscite con questo canale sono passate da 26.427 nel 2022 a circa 4.784 per l’anno in corso.
Inoltre, la circolare INPS n. 59/2024 ha stabilito che l’età minima per l’accesso è pari a 61 anni con 35 anni di contributi, con riduzioni possibili di un anno per figlio (massimo due) e solo per lavoratrici che entro il 31 dicembre 2023 avevano maturato i requisiti.
Opzione Donna nel contesto attuale
La misura appare in fase di progressiva restrizione: secondo il bilancio 2024 dell’INPS, l’Opzione Donna è in “minimo storico”. Il governo ha indicato che a partire dal 2026 non sarà prevista una proroga per la misura in questa forma, rendendo probabilmente definitivo l’addio a questa possibilità di uscita anticipata.
Il tema del divario pensionistico di genere rimane centrale: le lavoratrici ricevono mediamente assegni inferiori rispetto agli uomini, a causa di part-time, carriere frammentate e del lavoro di cura non riconosciuto. Il ministro del Lavoro ha indicato la necessità di valorizzare il lavoro femminile e riconoscere le carriere “invisibili”.
Come funziona l’Opzione Donna
Chi sceglie l’Opzione Donna accetta:
- il sistema di calcolo interamente contributivo, cioè basato solo sui contributi versati.
- la cosiddetta “finestra mobile”: per le dipendenti si attende 12 mesi dalla maturazione dei requisiti, per le autonome 18 mesi.
Questo comporta che l’assegno sia spesso significativamente più basso rispetto a quello che si otterrebbe restando fino all’età ordinaria di pensionamento.
Quali sono i requisiti attuali?

Possono accedervi le lavoratrici che:
- hanno maturato almeno 35 anni di contributi entro il 31 dicembre 2023;
- hanno almeno 61 anni di età (ridotti di un anno per figlio fino a due) alla data di presentazione;
- rientrano in specifiche condizioni: assistenza di persone con handicap grave, invalidità civile al 74 %, licenziamento o imprese in crisi.
La domanda può essere presentata online sul portale INPS, tramite patronati o contact center.
Come viene fatto il calcolo della pensione
Il trattamento è ricalcolato integralmente con il metodo contributivo: ciò significa che le lavoratrici che optano per questa misura accettano una penalizzazione sull’importo rispetto a quanto otterrebbero con il calcolo misto.
Ogni situazione va valutata singolarmente, perché l’entità della decurtazione dipende da carriera, contributi versati e età.
L’Opzione Donna resta un’opportunità per alcune lavoratrici che intendono anticipare il pensionamento, ma le restrizioni normative, la penalizzazione economica e il ridotto numero di beneficiarie rendono la misura molto più selettiva rispetto al passato. Per chi sta pensando a questa via, è essenziale informarsi tempestivamente e valutare con attenzione costi e benefici.









