Prefica: ecco il significato del termine e le sue origini

Prefica: ecco il significato del termine e le sue origini

Chi sono le prefiche?

Vestite di nero e disperate, urlano, piangono e si graffiano la faccia… per soldi.
Proprio così, la disperazione tanto ostentata da queste donne durante la commemorazione dei defunti non è sincera, ma fa parte della recitazione del mestiere delle prefiche.

Le prefiche sono donne che vengono pagate per recitare lamenti e piangere durante le cerimonie funebri. Questa pratica ha radici antiche e si è manifestata in diverse culture nel corso dei secoli, come in quella dell’antica Grecia, dell’antica Roma e dell’Egitto.

La loro presenza era considerata importante per onorare e commemorare il defunto, e il loro lamento era visto come un segno di rispetto e dolore.

L’etimologia del termine deriva infatti proprio dal Latino “praefica”, che a sua volta proviene da “praeficere”, composto da “prae-” (prima) e “facere” (fare).
Il significato della parola letteralmente può essere tradotto con “donna preposta alle ancelle che si lamentano” e nel contesto funebre identificava una donna il cui compito era quello di dirigere e organizzare i lamenti durante i funerali.

Le prefiche ieri: un mestiere molto antico

Come spiegato precedentemente, le prefiche hanno un ruolo affascinante e complesso nella storia del lutto e la loro presenza risale a molti anni fa.
Si parla di prefiche sin dall’antica Grecia, quando questo mestiere era strettamente legato ai rituali di commiato e di passaggio. Durante i funerali, le prefiche cantavano e recitavano lamenti, esprimendo il dolore della comunità e degli individui per la perdita subita. Le prefiche, vestite con ornamenti tipici, svolgevano un ruolo attivo  nel processo di elaborazione del lutto ed erano essenziali per il loro supporto ai famigliari della vittima.

Nel contesto romano, le prefiche assumevano un ruolo simile, anche se le pratiche e le espressioni del lutto variavano leggermente rispetto a quelle Greche.
I Romani, influenzati sia dalle tradizioni etrusche che da quelle greche, integravano i lamenti struggenti delle prefiche con i rituali funebri locali che riflettevano lo status sociale del defunto e la sua posizione all’interno della società.

Con il passare del tempo e la diffusione del Cristianesimo, il ruolo delle prefiche subì notevoli trasformazioni ma difficilmente veniva sostituito.
Nell’Europa medievale, ad esempio, le donne chiamate “piagnone” svolgevano un ruolo simile durante i funerali, mentre in alcune culture asiatiche, come quella cinese, il lamento era accompagnato da rituali specifici e codificati.

Le prefiche oggi

Anche se la Chiesa Cristiana con il passare del tempo ha ridimensionato il fenomeno delle prefiche cercando di promuovere una visione più interiorizzata e spirituale del dolore per la perdita di un proprio caro, questo mestiere è rimasto ancorato nella cultura di alcune località italiane, soprattutto al Sud.

In alcune regioni meridionali come la Calabria e la Basilicata il mestiere delle prefiche continuò ad essere esercitato e la loro presenza nei rituali funebri rimase viva fino all’epoca moderna.

Le prefiche calabresi non solo piangevano il morto, ma cantavano anche i suoi meriti, la sua storia e il dolore della sua perdita, mantenendo viva la memoria e l’onore del defunto.

Ad oggi in queste regioni, anche se con più difficoltà, si può ancora assistere alle processioni funebri che includono la presenza delle prefiche che, rigorosamente vestite di nero e con il capo coperto, intonano canti e lamenti per celebrare la perdita del defunto. 

La storia delle prefiche è dunque un interessante spaccato di come le culture trattano il tema universale della morte e del lutto, dimostrando come anche la morte sia un rito di  passaggio particolarmente lucrativo.