Problemi alimentari e coronavirus

Le reazioni all’isolamento di chi è colpito dai disturbi legati al cibo

problemi alimentari coronavirus

L’emergenza Covid-19 ha portato la popolazione italiana a trascorrere gli ultimi mesi in isolamento, con limitazioni imposte sia alle relazioni, sia alle uscite fuori casa. Questa precauzione ha provocato reazioni diverse: se da un lato si è rivelata una mossa fondamentale per la lotta al coronavirus, dall’altro ha influito negativamente sui soggetti più fragili, come chi è affetto da disturbi del comportamento alimentare.

Le persone che soffrono di problemi come anoressia, bulimia o obesità (per citare le patologie principali) hanno affrontato queste malattie in un contesto nuovo, spesso in solitudine, con non pochi rischi per la salute.

Secondo l’Aidap (Associazione italiana disturbi dell’alimentazione e del peso) la paura generata dal Covid-19 e la chiusura verso l’esterno possono contribuire al peggioramento delle condizioni dei pazienti, i quali possono reagire sfogando lo stress psicologico con abbuffate o forti restrizioni.

Per gli esperti dell’Associazione, si viene così a creare una sorta di circolo vizioso, con effetti negativi sulla salute delle persone.

Proviamo a chiarire con qualche esempio:

  • la mancanza di attività fisica può portare a un incremento dei controlli del peso e delle calorie ingerite;
  • la sedentarietà può favorire l’aumento di peso;
  • lo stress mantiene alti i livelli delle psicopatologie;
  • il divieto di uscire e vedere persone rafforza l’isolamento sociale dei pazienti.

L’Ordine degli Psicologi del Veneto ribadisce le difficoltà che possono emergere dalla combinazione della situazione data dal Covid-19 e dai disturbi del comportamento alimentare: i pazienti affetti da questi problemi possono sentirsi abbandonati e fragili, trovandosi ad affrontare sia le loro preoccupazioni, sia quelle dei familiari, con non poche criticità.

Disturbi del comportamento alimentare: come riconoscerli

disturbi del comportamento alimentare

Più nel dettaglio, cosa sono i disturbi alimentari? Sono patologie caratterizzate da un’alterazione delle abitudini alimentari e da un’eccessiva preoccupazione per il peso e per le forme del corpo. Spesso le vittime sono proprio le donne, per le quali trovare un equilibrio a tavola è tanto importante quanto complesso.

I numeri non sono incoraggianti: la Società italiana per lo studio dei disturbi del comportamento alimentare (Sisdca) ha stimato che queste patologie colpiscono in Italia circa 8.500 persone l’anno. Su 100mila donne, circa 9 si ammalano di anoressia e 12 di bulimia. Le due patologie presentano sia differenze, sia punti in comune. Vediamo quali.

  • L’anoressia è la mancanza persistente di appetito, talvolta accompagnata da una sensazione di disgusto per i cibi.
  • La bulimia comporta l’ingestione incontrollata di cibo in un lasso di tempo ridotto, a cui segue una punizione autoinflitta con l’induzione di vomito o somministrazione di lassativi o diuretici.

Oltre a queste due malattie e all’obesità, che si concretizza invece nell’accumulo di grasso, con effetti negativi per l’organismo, ci sono anche i disordini alimentari non definiti, che presentano caratteristiche miste, sia dell’anoressia sia della bulimia.

Capire come riconoscere i disturbi alimentari e agire di conseguenza può essere complesso, anche se a soffrirne è un familiare o un amico con cui si entra spesso in contatto. Le scuse e i tentativi di camuffare la propria condizione, attraverso abiti larghi o anche rifiutando inviti, possono essere un campanello d’allarme. Per questo occorre stare attenti a segnali come:

  • evidente calo di peso;
  • eccessiva velocità o lentezza di ingestione;
  • ritiro prolungato in bagno dopo i pasti;
  • allenamenti frequenti;
  • isolamento sociale.

Disturbi alimentari: come uscirne

 disturbi alimentari come uscirne

Come guarire dai disturbi alimentari? È fondamentale affidarsi a medici e psicologi esperti. Iniziare un percorso di cura non è facile. Il primo passo è capire a chi rivolgersi: occorre orientarsi verso i centri specializzati, che potranno effettuare una corretta valutazione diagnostica, accertando così l’eventuale presenza di una patologia.

Per una diagnosi completa, i pazienti sostengono in media fra le due e le quattro sedute psicologiche, in cui si vanno ad analizzare nel tempo il peso e le abitudini nutrizionali, soffermandosi sulla consapevolezza del proprio corpo e le sensazioni che caratterizzano il rapporto con la propria immagine. L’analisi si sposta poi alla famiglia e al privato, alla scuola, al lavoro e, in generale, alle diverse relazioni che il soggetto intrattiene nella sua quotidianità. È un momento importante perché permette di instaurare un rapporto di fiducia fra medico e paziente.

La terapia per i disturbi alimentari unisce più discipline e metodi di approccio, perché entrano in gioco problemi psicologici, psichiatrici e medici. Non è quindi possibile agire in maniera unidirezionale, ma vanno valutate, caso per caso, le migliori tecniche di cura.

Secondo l’American Psychiatric Association, esistono alcune linee guida per il trattamento dei disturbi alimentari, che possono essere così riassunte:

  • analisi e trattamento medico;
  • mantenimento della motivazione e della collaborazione del paziente;
  • monitoraggio della crescita di peso;
  • redazione di un programma per un’adeguata alimentazione;
  • lotta alla sintomatologia e ai comportamenti derivati (abuso di farmaci, diuretici, lassativi e vomito);
  • psicoterapia;
  • valutazione psichiatrica;
  • supporto e accrescimento dei legami familiari;
  • prevenzione di ricadute.

Dalla psicoterapia per i disturbi alimentari alle cure mediche, il trattamento può avvenire in ambulatorio o, in alternativa, in comunità residenziali specializzate.
“Un difficile rapporto con il cibo”, afferma Marina Balbo, psicoterapeuta EMDR ed esperta nel trattamento di questi disturbi, “è spesso sintomo di un dolore più profondo, che nascede da problematiche di controllo, bassa autostima, colpa e vergogna, che possono essere generati da eventi critici o traumatici.”

Numerose ricerche scientifiche affermano che l’EMDR (acronimo che sta per Eye Movement Desensitization and Reprocessing) rappresenta un metodo scientifico all’avanguardia nel trattamento di questi disturbi, spesso proprio caratterizzati dalla presenza di esperienze di vita traumatiche ed irrisolte.

Il metodo è utilizzato da psicologi e medici adeguatamente formati ad aiutare i pazienti ad individuare ed elaborare gli eventi critici alla base dei problemi attuali. Tale elaborazione avviene attraverso l’utilizzo dei movimenti oculari, in grado di facilitare la connessione tra gli emisferi cerebrali e la conseguente integrazione delle informazioni presenti in memoria. In questo modo, una volta elaborati i singoli eventi traumatici che hanno contribuito a sviluppare il disturbo, la persona potrà migliorare il rapporto con il proprio corpo e con il mondo esterno nel breve e nel lungo periodo.

Per decidere di iniziare il trattamento, un passo molto importante è quello della Motivazione al cambiamento. Le persone che soffrono di questi disturbi, sono spesso convinti che non ce la faranno mai a superare il loro conflitto con il cibo, oppure provengono da precedenti e fallimentari percorsi. Un aiuto per ritrovare la motivazione a chiedere aiuto è “CIBO AMICO, CIBO NEMICO Un interminabile conflitto”. EMDR la soluzione possibile (Marina Balbo . Mimesis edizioni. 2019), un testo di facile consultazione, con schede specifiche per comprendere l’origine del proprio conflitto con il cibo.

I consigli dell’OMS per combattere la sedentarietà

combattere la sedentarietà

Sia che si soffra di disturbi alimentari sia che si desideri semplicemente mantenere il proprio fisico in salute, è bene ricordare che la sedentarietà può creare diversi fastidi all’organismo e non solo in termini di peso.

Secondo gli esperti, infatti, oltre a sovrappeso e obesità, la mancanza di attività fisica potrebbe portare anche a diabete, ipertensione, ictus, artrosi, osteoporosi, ansia e depressione.

Per questo è importante adottare alcune buone abitudini: in particolare l’OMS consiglia di dedicare qualche minuto della giornata ad attività di movimento leggere, da svolgere magari in compagnia dei bambini. Ottimi il ballo, le passeggiate e la ginnastica, da praticare anche seguendo le lezioni via rete.

Oltre a questo, bere molta acqua, non esagerare con cibi sapidi, ricchi di zucchero e grassi e concedersi qualche attimo di relax permettono di trasformare il tempo a casa in un momento di cura del corpo e dell’anima, contro ogni forma di ansia o paura.