La psicoterapia: un aiuto prezioso per molte persone

Come funziona e a cosa serve la psicoterapia

Che cos’è la psicoterapia

Che cos’è la psicoterapia? La psicoterapia è un percorso terapeutico, suddiviso in una serie di incontri, durante il quale il paziente viene seguito da uno psicoterapeuta (psicologo o medico specializzato), che indaga le cause alla base di malesseri psichici e disturbi psicopatologici con l’intento di alleviarne la sofferenza emotiva. Pur essendo una branca della psicologia clinica piuttosto recente, la psicoterapia è una pratica molto efficace e ha numerosi campi di applicazione. A cosa serve la psicoterapia? È possibile rivolgersi a uno psicoterapeuta per risolvere i propri problemi di dipendenza e depressione, per curare i disturbi causati dal disadattamento o disagio personale, per arginare gli effetti dei sintomi nevrotici e psicotici e in generale per ritrovare, o scoprire per la prima volta, una dimensione di vita personale orientata verso il benessere psicologico. Vediamo insieme alcuni percorsi di cura che aiutano a migliorare il proprio rapporto con se stessi.

La psicoterapia per l’ansia, conoscere le proprie paure

Psicoterapia contro l’ansia

Sono molti i motivi che spingono una persona a rivolgersi a uno psicoterapeuta, uno dei più diffusi – e anche dei più attuali – è il bisogno di risolvere uno stato d’ansia.

Negli ultimi mesi del 2020, la pandemia sanitaria da Covid-19 ha reso molto più fragile l’equilibrio psichico delle persone, costrette a fare i conti con paure e timori prima sconosciuti. La diffusione della paura del contagio ha messo in allarme l’Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha lanciato un appello sulla necessità di tutelare la nostra salute mentale. L’OMS ha stilato una guida su come affrontare la situazione di stress derivante dalle norme anti-Covid, diversificando l’approccio in base alla categoria di popolazione, ad esempio: bambini, anziani, personale sanitario e parenti delle vittime.

Curare l’ansia con la psicoterapia cognitivo comportamentale

La psicoterapia cognitivo comportamentale, che può essere associata a un trattamento farmacologico ansiolitico, è molto efficace per la cura dei disturbi d’ansia. Sviluppatosi negli anni Settanta del secolo scorso, l’approccio cognitivo comportamentale si caratterizza per il fatto di lavorare su problemi ben definiti e per la relativa brevità del percorso. Per trovare il professionista giusto si può fare riferimento all’AIAMC (Associazione Italiana Analisi e Modificazione del Comportamento e Terapia Comportamentale e Cognitiva) e alla SITCC (Società Italiana di Terapia Comportamentale e Cognitiva).

La terapia cognitivo comportamentale indaga i fattori scatenanti del disturbo (ovvero il complesso di pensieri negativi ed emozioni disfunzionali alla base del malessere) e punta a migliorare la capacità di tollerare, affrontare e accettare l’inevitabile incertezza della quotidianità.

La psicoterapia cognitivo comportamentale può essere un supporto concreto anche nei casi più estremi, dove si manifestano delle conseguenze fisiche: ad esempio, l’ansia può portare a veri e propri attacchi di panico, che si manifestano con palpitazioni, sudorazione abbondante, sensazione di soffocamento e nausea. Si stima che di attacchi di panico soffra circa il 2-3% della popolazione ogni anno (Fonte: manuale Msd).

Sono principalmente tre i passaggi che, grazie all’aiuto di uno psicoterapeuta, deve riuscire a fare un paziente che soffre di ansia cronica:

  • affrontare le situazioni che si temono e di cui si ha paura, anziché evitarle;
  • capire che le preoccupazioni sono infondate e che non sussiste pericolo;
  • controllare la respirazione attraverso esercizi di rilassamento per contrastare l’iperventilazione, ovvero uno stato indotto dall’ansia, in cui i respiri diventano troppo frequenti, con conseguente sensazione di vertigine e soffocamento.

In questi casi, la terapia aiuta i pazienti a riconoscere e controllare i propri pensieri distorti e i falsi convincimenti all’origine dell’attacco di panico e a tranquillizzarsi, gestendo la patologia anche in contesti sociali, ad esempio sul lavoro, al bar, con amici, etc.

La psicoterapia per contrastare la depressione

psicoterapia per la depressione

La depressione è uno dei disturbi mentali più diffusi e anche uno di quelli più difficili da trattare, perché “blocca” la mente e inibisce ogni reazione. Si stima che in Europa siano circa 30 milioni le persone che ne soffrono.

Per fortuna, esistono diversi approcci psicoterapeutici, dalla psicoterapia cognitivo comportamentale alla terapia metacognitiva, che intervenire sui pensieri cosiddetti “ripetitivi”, con lo scopo di aiutare i pazienti, nel momento in cui avvertono malessere, a focalizzarsi su una sensazione positiva con insistenza.

In caso di depressione, intervenire esclusivamente attraverso i farmaci risulta inefficace, perché questi tendono ad agire sui sintomi della malattia, non risolvendo invece i problemi alla base. Le cause della depressione sono spesso di natura psicosociale: tra queste si ricordano gli eventi stressanti che vengono vissuti come perdite irreparabili e traumi, come un licenziamento o una separazione.

Attraverso l’interazione diretta durante la terapia, il paziente può esplorare le radici familiari e ambientali alla base del disturbo. Il psicoterapeuta in questi casi utilizza un metodo analitico: attraverso racconti, sogni, narrazioni di eventi viene informato sullo stato affettivo ed emozionale del paziente, in questo modo ha gli strumenti per aiutarlo a venire fuori dall’isolamento e dal dolore che lo attanagliano. Un percorso spesso molto lungo e faticoso, che può però portare a risultati importanti, insegnando alla persona a gestire al meglio la malattia.

La psicoterapia per combattere l’alcolismo

La psicoterapia contro l’alcolismo

La psicoterapia ha un campo di applicazione molto ampio, che comprende anche le varie dipendenze. Si tratta il più delle volte di disturbi sia fisici, sia psicologici, in quanto nascono dal bisogno incontrollabile di utilizzare una determinata sostanza, o di vedere una persona, focalizzando tutte le energie mentali su un altro essere umano con cui è in relazione.

Un esempio di dipendenza curabile con la psicoterapia è l’alcolismo. Secondo i dati dell’Istituto Superiore della Sanità, nel 2018 sono state 5 milioni le persone che hanno ammesso di aver ecceduto con gli alcolici. E sono quasi 9 milioni coloro che non si sono attenuti alle indicazioni di salute pubblica per quanto riguarda quantità e frequenza di assunzione.

Come gli altri disturbi da dipendenza da sostanze, quella da alcol va considerata una condizione cronica ad alto rischio di ricaduta. D’altra parte sono molti i danni provocati dall’alcolismo: dalle malattie al fegato, come la cirrosi epatica, a una maggiore probabilità di essere colpiti da diabete, ictus e disturbi cardiovascolari. Dal punto di vista mentale, si verifica una progressiva perdita della facoltà di giudizio e della concentrazione, che si può accompagnare ad attacchi di violenza.

La psicoterapia cognitivo comportamentale è il trattamento di prima scelta in questi casi, in quanto accompagna il paziente alla scoperta dei nessi causali che favoriscono l’insorgenza del comportamento sbagliato. Ma in che modo?

  • identifica e gestisce gli “stimoli triggers(stimoli “grilletto”) che precedono gli episodi di abuso di alcol;
  • aiuta a controllare l’emotività e a monitorare gli impulsi;
  • analizza i singoli episodi, mettendone in luce le conseguenze negative.

Essere affiancati da un professionista, che non giudica il proprio comportamento, è un aspetto fondamentale per uscire dalla trappola dell’alcolismo.

La psicoterapia per le dipendenze affettive

Un’altra forma di dipendenza che può essere curata con la psicoterapia è quella affettiva. Annoverata dagli esperti tra le nuove dipendenze di tipo comportamentale, questo disturbo riguarda il più delle volte un rapporto morboso e deleterio con il proprio partner.

Chi soffre di dipendenza affettiva si sente inadeguato e vive costantemente con il terrore di essere abbandonato. Per questo un approccio psicoterapeutico può aiutare a risolvere l’insicurezza e affrontare le proprie paure. Il primo passo in questo senso è quello di fare i conti con il passato: il più delle volte, infatti, il paziente ha vissuto esperienze precoci di abbandono, di trascuratezza fisica ed emotiva, di maltrattamenti e abusi. Fondamentale per lo psicoterapeuta è quindi ristabilire l’autostima della persona, alla base di qualsiasi relazione affettiva sana.

La psicoterapia per risolvere i disturbi alimentari

Psicoterapia e disturbi alimentari

Altri disturbi purtroppo molto attuali sono quelli legati all’alimentazione. I DCA, i Disturbi del Comportamento Alimentare, sono diversi, tra i più comuni si ricordano:

  • l’anoressia, la persona che si rifiuta di mangiare;
  • la bulimia, legata a una voracità patologica e scomposta, spesso accompagnata dall’induzione del vomito;
  • il disturbo da binge-eating, che indica una serie ripetuta di abbuffate compulsive.

Spesso i disturbi alimentari sono di natura psicologica e per affrontarli, in abbinamento al trattamento farmacologico, è buona norma rivolgersi a uno psicoterapeuta.

La terapia è generalmente volta a condurre il paziente verso una accettazione della propria immagine corporea, solitamente percepita come distorta.

Anche in questi casi, tuttavia, possono sussistere traumi legati al passato, che necessitano di essere analizzati e preventivamente superati. In questo senso la psicoterapia può fare la differenza, in quanto aiuta a superare le difficoltà emotive e a ritrovare il proprio equilibrio mentale e quindi fisico.

La psicoterapia è dunque essenziale per il benessere psicologico in numerosi ambiti: rivolgersi ad uno/una psicoterapeuta significa, prima di tutto, prendersi cura di se stessi, senza vergognarsi di quello che si è o si sente, per ripartire con nuovo slancio nel cammino della vita.