Rugby femminile in Italia: eccellenza da valorizzare

Rugby femminile in Italia, un’eccellenza da valorizzare

La nostra nazionale ha raggiunto traguardi prestigiosi

Rugby femminile in Italia in crescita

La palla ovale, la meta e gli 80 minuti in cui ci si gioca tutto: il rugby è uno sport ad alto contenuto di adrenalina. Il suo fascino è legato alla velocità, al modo in cui ci si muove in campo, ma anche al sentimento collettivo che unisce la squadra.

Spesso considerata una pratica sportiva riservata solo ai maschi, questa disciplina “di contatto” – nata nel 1823 nella cittadina di Rugby, nel Warwickshire (Regno Unito) – con il tempo si è allargata alla platea femminile, soprattutto a partire dagli anni Ottanta, sempre in oltremanica.

Seguendo l’esempio inglese, iniziarono così a crearsi squadre di rugbiste anche negli altri Stati del resto del mondo. Nel nostro Paese il riconoscimento della Federazione Italiana Rugby (Fir) è arrivato nel 1991.

Nel 2019, visti i risultati eccellenti delle compagini femminili – la Nazionale femminile italiana del rugby si era guadagnata il sesto posto nel ranking mondiale e ha chiuso al secondo posto l’ultimo Sei Nazioni – la Fir ha deciso di investire e potenziare il settore, strutturando progetti tecnici più ampi e dettagliati per club e allenatori.

Il rugby femminile oggi in Italia

Il rugby femminile oggi in Italia

Negli ultimi anni, il rugby femminile ha fatto passi da gigante nel nostro Paese. Negli anni Ottanta le atlete che provavano a scendere in campo, spesso insieme ai loro “colleghi”, venivano viste come delle marziane. Nonostante i pregiudizi dell’epoca, però, la situazione è radicalmente cambiata, con un movimento vivace e una nazionale femminile che negli ultimi anni ha ottenuto ottimi risultati, superiori a quelli della controparte maschile, grazie a un gioco aggressivo e divertente al tempo stesso.

I numeri sono eloquenti: nel 2019 in Italia si contavano 8mila tesserate, un deciso balzo in avanti rispetto alle 600 registrate nel 2006. Si tratta inoltre di uno sport giovane, perché la maggior parte di loro ha meno di 18 anni.

Attenzione anche alla Seria A, che vanta nomi di spicco e una grande qualità in campo. Ad oggi il campionato è suddiviso in quattro gironi, per un totale di ben 22 squadre.

Il movimento sta dunque crescendo sempre di più, forte anche dei traguardi raggiunti dalla Nazionale.

Nazionale femminile di rugby: gli ottimi risultati raggiunti

rugby femminile, i risultati raggiunti

Basta guardare all’annata 2021: a settembre è arrivato un risultato di primo piano. Le azzurre del rugby hanno infatti trionfato nel Torneo di Qualificazione Europeo battendo Scozia, Irlanda e Spagna, guadagnando il posto alla Coppa del mondo di categoria in Nuova Zelanda, nell’autunno del 2022. Italdonne si è aggiunta così alle altre classificate Inghilterra, Francia e Galles. La prima partita per le nostre atlete si terrà il prossimo 9 ottobre contro gli Stati Uniti al Northland Events Centre di Whangarei.

Va poi ricordato, che Beatrice Rigoni – centro azzurro, 26 anni e 49 presenze nell’Italrugby femminile – è stata inserita dal World Rugby (l’ente internazionale della palla ovale) nel “Dream Team 2021”, che conta sei giocatrici francesi, cinque inglesi, una gallese, una neozelandese e una canadese. Per approfondire l’argomento abbiamo fatto recentemente un’intervista a Beatrice, in questo articolo: Intervista a Beatrice Rigoni, prima rugbista italiana tra le 15 migliori giocatrici al mondo.

Meno forte è il legame tra il rugby femminile e le Olimpiadi: ai Giochi la disciplina è presente da poche edizioni, nella variante “a sette”, categoria in cui l’Italia è meno forte. Infatti, come sottolineato dal ct della nazionale femminile Andrea Di Giandomenico, “alla Coppa del Mondo Seven l’Italia non ci va dal 2003. Puntare alle Olimpiadi significa fare uno step troppo alto, saltare due passaggi”. Inoltre bisogna considerare che i posti, per le squadre europee, sono limitati, quindi la concorrenza è molto forte. Per raggiungere questo obiettivo, dunque, bisognerà procedere per gradi.

TikTok e rugby femminile: una partnership per la visibilità

L’annuncio, lo scorso gennaio, della partnership tra TikTok, il social media popolare tra i giovanissimi, e il rugby femminile è una tappa importante per il riconoscimento di questa disciplina.

Una vetrina globale per accrescere il pubblico di appassionati della palla ovale: questo l’obiettivo della piattaforma, che si impegnerà soprattutto nella copertura mediatica del Sei Nazioni femminile con tanto di brand studiato ad hoc: il TikTok Women’s Six Nations. Stando ai dati forniti dal comunicato ufficiale, i contenuti con l’hashtag #rugby su TikTok hanno già superato i 5,1 miliardi di visualizzazioni.

Si tratta di una strategia fondamentale per legittimare una disciplina ancora poco apprezzata dal grande pubblico, a dispetto dei risultati eccellenti. A chiarirlo, in una recente intervista su Vanity Fair, è l’atleta azzurra Silvia Turani, che ha precisato come il rugby femminile si debba legare, oltre al tanto atteso riconoscimento professionistico, anche a una visibilità di qualità, che possa rendere giustizia ai valori e al fascino di questo sport, spingendo sempre più ragazze a sognare un futuro in campo.