Il ruolo delle donne in guerra

Il ruolo delle donne in guerra

Dall’attivismo politico ai processi di pace

il ruolo delle donne in guerra

Negli ultimi anni i venti di guerra hanno ripreso a spirare. Uno scenario che, almeno in Europa, sembrava lontanissimo è tornato d’attualità.

Questa situazione suscita una riflessione sul ruolo delle donne in guerra: “Sono sempre in prima linea nel conflitto. Come soldatesse e combattenti, operatrici sanitarie, volontarie, attiviste per la pace, responsabili delle loro comunità e famiglie, sfollate, rifugiate e spesso vittime e sopravvissute”, ha dichiarato Agnes Callamard, segretaria generale di Amnesty International, in occasione dell’ultima Giornata internazionale della donna. Basta ricordare, a tale proposito, l’uso dello stupro come arma, che mira a terrorizzare i civili e a disgregare la società.

Proprio per questo motivo, l’organizzazione ha sollecitato la comunità internazionale a fornire sostegno alle donne in guerra in Ucraina a causa delle ripetute violazioni dei diritti umani. Particolarmente attivo è anche il Centro per la cooperazione internazionale: i conflitti e la loro dimensione di genere fanno parte dell’analisi di questa associazione indipendente, che si occupa di informare e promuovere la conoscenza dei temi legati alla cooperazione internazionale, agli affari europei e alla pace.

Si tratta ad ogni modo di un fenomeno complesso, con molte sfaccettature. Il rapporto tra guerra e donne è legato anche ad un maggior attivismo a livello sociale e pubblico di queste ultime, che trova le sue radici con la richiesta del diritto di voto, tra fine Ottocento e inizio Novecento.

La lotta per il diritto di voto: le suffragette

Per quanto riguarda l’intervento delle donne in ambito politico, ricordiamo l’azione del Movimento delle suffragette. Si trattava di un’unione volta all’emancipazione femminile, nata per ottenere il diritto di voto.

Il Movimento ha avuto origine nel Regno Unito, sostenuto dalle idee di personalità come John Stuart Mill, che propose il suffragio femminile nazionale nel 1865 (nel 1835 era stato concesso quello per le elezioni locali): proprio dal termine suffragio deriva il termine suffragette. Diversi decenni prima, nel 1792, Mary Wollstonecraft aveva pubblicato “A vindication of the right of women”, uno dei primi libri a sostegno di questa tesi.

Il Movimento vero e proprio nacque nel 1869 per rivendicare il diritto al voto nazionale, mentre nel 1897 si formò la Società Nazionale per il suffragio femminile. L’associazione visse poi una fase di espansione in diversi Paesi, grazie alla spinta delle femministe inglesi nei primi anni del Novecento, dalla Nuova Zelanda alla Finlandia, dalla Norvegia alla Germania.

Molti Stati concessero il suffragio universale soltanto dopo la Seconda guerra mondiale: è il caso, per esempio, della Francia e dell’Italia, mentre in Svizzera si arrivò a tale traguardo solo nel 1971. Risulta invece improprio parlare di suffragette italiane, anche se ci furono numerose donne che in Italia lottarono per la conquista del diritto di voto: su tutte l’Unione Femminile, nata a Milano nel 1899 con l’obiettivo di garantire alle donne gli stessi diritti politici, sociali e civili degli uomini. Fu proprio l’Unione Femminile a organizzare, nel 1905, una petizione con la richiesta dell’allargamento del suffragio, che raccolse diecimila firme, ma che non venne approvata dallo Stato italiano. Si dovette così attendere fino al 1945.

Una battaglia importante, sullo sfondo di un progressivo ampliamento del ruolo pubblico della donna nella comunità. Ciò avvenne anche in ambito bellico.

Le donne nelle guerre del Novecento

il ruolo delle donne nella guerra

Nella Prima guerra mondiale le donne giocarono un ruolo decisivo: si misero al servizio della società, trovando un primo modo per emanciparsi, uscendo dall’ambiente domestico per mettere a disposizione la loro forza lavoro per i processi di produzione industriale. Borghesi e aristocratiche scesero in campo al fianco delle operaie: dalle fabbriche di armi alla guida dei tram, fino al ruolo centrale delle maestre, che sostituirono i quasi 70.000 colleghi uomini presenti in quel momento in Italia.

Discorso ancora diverso per le donne nella Seconda guerra mondiale. La storia delle partigiane rappresenta infatti un fattore chiave per capire il movimento della Resistenza contro il nazifascismo: donne in primissimo piano per riconquistare libertà e giustizia, ricoprendo funzioni vitali come il recupero dei beni di massima necessità per il sostentamento dei compagni partigiani. Inoltre, trasportavano le risorse in quanto ritenute meno pericolose e, per questo, erano meno soggette a controlli. Furono molte le donne inserite nelle organizzazioni: dai Gruppi di Azione Patriottica alle Squadre di Azione Patriottica. Inoltre vennero fondati i Gruppi di difesa delle donne, che avevano come finalità quella di garantire i loro diritti, specialmente in un momento in cui i mariti erano arruolati nell’esercito.

Donne e guerra negli ultimi decenni

le donne e la guerra oggi

Passando a tempi più recenti, il rapporto tra le donne e la guerra si articola in due modi. In primo luogo, negli ultimi decenni le forze armate hanno aperto le loro porte anche al mondo femminile. Nel nostro Paese le svolta è avvenuta con la legge 380, allineandosi con gli altri Stati della Nato.

Secondo un documento della Camera dei deputati, ad oggi il personale militare femminile conta la presenza di 18mila unità, pari al 6% del totale, ed è stato impiegato in 17 missioni internazionali solo nel 2022. Al 2021, si registravano 2.129 ufficiali e 3.167 sottufficiali donne.

D’altro alto, si registra un’attenzione crescente verso il ruolo delle donne nei processi decisionali in materia di pace e sicurezza. Purtroppo in molti Paesi il loro livello di coinvolgimento risulta in calo: da qui la raccomandazione, da parte dell’Onu, di far sì che un terzo di tutti i partecipanti a tali processi siano appunto donne. Per questo l’invito è quello di promuovere maggiormente le organizzazioni femminili in contesti di crisi nei prossimi anni.

In questo ambito è poi importante sostenere economicamente le zone già colpite dai conflitti. Le politiche di coesione europee, ad esempio, hanno permesso di stanziare dei fondi pensati per l’accoglienza dei rifugiati provenienti dalle aree interessate dalla guerra in Ucraina. Un aiuto fondamentale, in modo da rispondere alle crescenti esigenze in termini di alloggi e sanità.