Signal for help, un gesto per chiedere aiuto in caso di violenza

Signal for help, un gesto per chiedere aiuto in caso di violenza

Un segnale internazionale da lanciare anche in presenza dell’aggressore

Il gesto per chiedere sostegno in caso di violenza domestica

La restrizioni legate alla pandemia hanno avuto pesanti conseguenze in numerosi ambiti, tra cui quello della violenza domestica. Il fenomeno ha registrato picchi preoccupanti già nel primo semestre del 2020, come segnalato dall’Istat, con l’aumento (+119,5%) delle chiamate e delle richieste di aiuto al 1522, il numero predisposto dal governo italiano per il supporto alle vittime di abusi e stalking. Sono inoltre 20mila le persone che nei primi mesi dello scorso anno si sono rivolte ai centri antiviolenza del territorio.

Secondo l’ultimo rapporto dell’Istituto di statistica “Le richieste di aiuto durante la pandemia”, che ha fotografato la situazione nel primo anno dell’emergenza sanitaria, sono cresciute le violenze da parte dei familiari (18,5% rispetto al 12,6% del 2019), mentre è rimasto stabile il dato sugli abusi dai partner attuali (57,1% nel 2020). Si sono poi registrate percosse e violenze fisiche nel 47,9% degli episodi, con annessa violenza psicologica (50,5%). Non solo: dall’inizio del 2021 sono stati 52 i femminicidi in Italia. Negli ultimi nove anni sono state uccise 1.034 donne, secondo l’Osservatorio sui femminicidi curato da La 27ora.

La convivenza forzata ha esacerbato situazioni già al limite oppure ha contribuito a far detonare contesti a rischio. L’organizzazione UN Women, nel Regno Unito, ha sottolineato come in tempi di incertezza economica e instabilità sociale i tassi di violenza tra le mura siano destinati ad aumentare. L’incolumità delle donne è stata ulteriormente minacciata dall’azzeramento praticamente totale, specialmente durante il primo lockdown, dei cosiddetti “fattori protettivi”, come le relazioni sociali rese impossibili dall’isolamento.
Come arginare il problema? Bisogna partire dalle piccole azioni. Come Signal for help, un gesto semplice che può aiutare chi è in difficoltà e che spesso si trova nell’impossibilità di parlare.

Signal for help, il gesto della mano antiviolenza: dove nasce?

Le operatrici dei centri antiviolenza conoscono il ritmo delle chiamate. Solitamente ci sono silenzi da parte delle vittime durante weekend e vacanze, periodi durante i quali la presenza dell’aggressore impedisce il contatto con la rete di supporto.

Con il lockdown, il silenzio è diventato troppo lungo. Controllate a vista negli spazi limitati di case e appartamenti, conscie che ogni sospiro al telefono può costituire il pretesto per nuove aggressioni verbali e fisiche, molte donne durante le chiusure imposte dai governi hanno convissuto 24 ore su 24 con il loro aguzzino senza poter chiedere aiuto. In Italia come ovunque nel mondo.

Da questa consapevolezza, è nato Signal for Help, un segnale internazionale di aiuto con la mano per denunciare un abuso, anche con l’aggressore in presenza, magari nella stessa stanza. Ad idearlo una fondazione canadese femminista, Canadian Women’s Foundation.

Il segno internazionale di aiuto per le donne: come si fa?

Come si fa il gesto antiviolenza

Si tratta di un gesto facile da eseguire, studiato per essere fatto sia durante una videochiamata o riunione video che in precise situazioni quotidiane, come quando si apre la porta al postino o al corriere. Le ideatrici hanno verificato che non avesse altre declinazioni semantiche nelle lingue non verbali.

Ma come si fa? È molto semplice: si piega il pollice verso il palmo della mano tenendo in alto le altre dita e poi si chiude la mano a pugno.

Gli altri strumenti per aiutare le vittime di violenza domestica

In alcuni Paesi dell’Ue ci sono altri codici recenti come quello introdotto durante la pandemia. Una “mascherina 19”: nelle farmacie di Spagna e Belgio questa richiesta fa scattare un protocollo di aiuto.

Nei bar, invece si può chiedere di Angela. “Ask For Angela” è infatti il nome della campagna lanciata nel 2016 nel Regno Unito e in altri Stati, da utilizzare quando si è preda di molestie o stalking. Mentre in Francia si disegna un punto nero sul palmo della mano per indicare la necessità di supporto.

Cosa deve fare chi vede il segnale contro la violenza domestica

Signal for help: come chiedere aiuto in caso di violenza

Sempre più diffuso e raccontato dai media, il messaggio di aiuto sta diventando un emblema internazionale di denuncia. Ma cosa fare se ci si trova di fronte ad una persona che con la mano mostra un “Signal for Help”?

La rete nazionale di antiviolenza D.i.Re mette in guardia sul rischio dell’improvvisazione in una materia così delicata, dove spesso una risposta sbagliata può determinare conseguenze gravissime, anche mortali. L’unica persona che può denunciare la violenza è la vittima: nessuno può sostituirsi a lei.

È importante accogliere chi chiede aiuto senza giudicarlo e spingerlo ad agire. Se non si hanno relazioni con chi ha mandato il segnale, i movimenti esperti in violenza di genere consigliano di chiamare i centri anti-violenza e seguire alla lettera le loro indicazioni per essere davvero di sostegno, senza compromettere ulteriormente la situazione.

Ci sono sedi locali sparse per tutto il territorio: i contatti sono reperibili nell’elenco stilato da D.i.Re, con una divisione per regioni o per città. Nel caso in cui si abbia una relazione con le persone in difficoltà, bisogna per prima cosa capire qual è il bisogno principale.

Per scongiurare il pericolo di essere scoperti dall’aggressore, il Canadian Women’s Foundation suggerisce di porre domande che prevedano come risposta solo “sì” o “no”. Oppure prediligere messaggi o chat social, con la premura comunque di formulare domande sempre generiche, in modo da non insospettire l’autore della violenza se questi tiene sotto controllo il telefono o il computer della vittima.

Violenza domestica, i numeri da chiamare

Oltre alla già citata rete di centri antiviolenza, si può chiamare:

  • Il numero antiviolenza e stalking 1522. Si tratta di una linea gratuita, attiva 24 ore su 24 e accessibile dall’intero territorio nazionale, con operatrici che parlano italiano, inglese, francese, spagnolo e arabo.
  • Se la situazione ha il profilo dell’emergenza, si può chiamare il 112 (carabinieri) o il 113 (polizia).

Infine il governo italiano ha compilato un decalogo degli aiuti qui, in modo da sapere come intervenire al meglio senza mettere in pericolo le vittime di abusi.