Stereotipi di genere: un problema diffuso

Stereotipi di genere: un problema diffuso

Sono ancora frequenti i luoghi comuni su uomini e donne

stereotipi di genere

Tutti noi abbiamo avuto almeno un’esperienza, attiva o passiva, di stereotipi. La Treccani definisce lo stereotipo come “opinione precostituita su persone o gruppi, che prescinde dalla valutazione del singolo caso ed è frutto di un antecedente processo d’ipergeneralizzazione e ipersemplificazione, ovvero risultato di una falsa operazione deduttiva”.
Ne esistono moltissimi e alcuni di essi forse albergano anche dentro di noi, magari senza rendercene conto.

Esempi di stereotipi di genere

Tra i più diffusi e duri a morire ci sono gli stereotipi di genere.

Secondo la più recente indagine Istat realizzata sul tema, gli stereotipi di genere più diffusi in Italia sono:

  • “Per l’uomo, più che per la donna, è importante avere successo nel lavoro” (32,5%)
  • “Gli uomini sono meno adatti a occuparsi delle faccende domestiche” (31,5%)
  • “È l’uomo a dover provvedere alle necessità economiche della famiglia” (27,9%).

Questi stereotipi sono evidentemente figli di una società datata e patriarcale, in cui solo l’uomo lavorava e la donna era relegata al solo ambito domestico.

Fortunatamente oggi il mondo è cambiato, ma nella testa di molte persone rimane una mentalità legata a quell’epoca: l’indagine Istat sugli stereotipi 2023 ne è la conferma.

Cultura e stereotipi

stereotipi in Italia

La medesima ricerca dimostra come non ci sia una particolare differenza di genere nella diffusione di questi stereotipi.

Questi sono però più comuni tra le persone più anziane e con un tasso di istruzione più basso, rendendo evidente come moltissimo passi dalla formazione e dall’educazione delle persone.

La dimostrazione che ci sia molto da fare non solo sugli stereotipi, ma anche e forse soprattutto sulla violenza di genere ad essi direttamente o indirettamente collegata, arriva da alcuni dati significativi: il 7,4% ritiene accettabile che un ragazzo schiaffeggi la propria fidanzata perché ha flirtato con un altro uomo e il 17,7% considera tollerabile che il maschio controlli telefono e/o social network della partner.

Il percorso educativo per il superamento degli stereotipi di genere inizia nella prima infanzia: alcuni progetti hanno addirittura coinvolto bambini tra i due e i tre anni, un’età considerata chiave perché proprio in questa fase si acquisisce la consapevolezza di ciò che ci circonda.

Ovviamente poi tale percorso va continuato in età scolare e adolescenziale: quest’ultimo in particolare è un periodo molto critico per la formazione della personalità dei ragazzi, nel corso del quale è possibile coinvolgere gli adolescenti e lavorare sul significato e sui diversi tipi di stereotipi sociali.

Il ruolo dell’Unione Europea nel superamento degli stereotipi di genere

Il superamento degli stereotipi

Oltre che dalla fondamentale parte educativa, per il superamento degli stereotipi di genere non si può prescindere da investimenti in aree critiche come l’accudimento dei figli e aiuti finalizzati a colmare il divario di genere nel mondo del lavoro.

Tramite i fondi di coesione, l’Unione Europea ha stanziato tra il 2014 e il 2020 oltre 3,5 miliardi di euro per aumentare l’occupazione femminile e circa 500 milioni per dare vita a progetti che favoriscono una maggiore uguaglianza tra uomini e donne.

Secondo il Parlamento di Strasburgo però tutto questo non è ancora sufficiente: nel 2021 gli Eurodeputati hanno approvato una risoluzione che esorta la Commissione a tenere maggiormente conto della dimensione di genere nel prossimo bilancio dei fondi di coesione comunitari.