Suffragette: chi erano e per cosa hanno combattuto

La storia delle suffragette italiane

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Suffragette”: cosa significa questo termine? Indica per esteso tutte coloro che hanno lottato per il suffragio universale, superando l’esclusione delle donne al voto. Il diritto a recarsi alle urne è stata una conquista fondamentale, che ha permesso alle donne di partecipare attivamente alla vita politica. Ancora oggi non è una concessione scontata: in Arabia Saudita il suffragio è stato allargato alle donne solo nel 2011 e ha trovato applicazione per la prima volta nel 2015 in occasione delle elezioni comunali, a cui le donne hanno potuto partecipare sia come elettrici, sia come candidate (Fonte: Il Fatto Quotidiano).

Cosa fecero le suffragette? Le lotte e la conquista del diritto al voto

L’attenzione verso la condizione politica femminile trova ampio spazio all’interno del dibattito pubblico già alla fine del VIII secolo, in Francia, come fermento culturale nato negli ambienti intellettuali tra coloro che appoggiavano la Rivoluzione francese. Vennero pubblicate diverse opere sul tema del ruolo della donna all’interno della società, come la Dichiarazione dei diritti delle donne e delle cittadine di Olympe de Gouges (1791), che portarono all’attenzione del dibattito pubblico la necessità di equiparare i diritti tra i sessi.

Nella seconda metà dell’Ottocento sorsero i primi movimenti femminili organizzati: la battaglia per il diritto di voto si accese dapprima nel Regno Unito, soprattutto nell’area di Manchester, per poi dilagare in tutta Europa e oltreoceano.
Vediamo insieme chi furono le protagoniste delle prime lotte per il diritto di voto e cosa fecero per affermare le proprie idee.

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Suffragette, chi erano? I volti dietro la lotta

Il movimento delle suffragette racchiuse al suo interno donne di grande carisma e coraggio, tra queste in particolare tre attiviste inglesi, che con il loro esempio innescarono cambiamenti epocali:

  • Emmeline Pankhurst (1858-1928), una delle più importanti suffragette e prime attiviste ottocentesche, fondatrice di Women’s Social and Political Union, ovvero l’organizzazione per la promozione del suffragio delle donne nel Regno Unito. Dedicò la sua vita alla causa della divulgazione e sensibilizzazione sul tema del diritto di voto per le donne. Fu arrestata più volte dalle autorità inglesi e nel 1918 vide la realizzazione del suo ideale: in quell’anno in Inghilterra fu concesso il suffragio universale. Nel 1999 è stata riconosciuta, dalla nota rivista statunitense Time, come una delle persone più importanti del XX secolo.
  • Emily Wilding Davison (1872-1913), il suo nome è legato a un episodio drammatico, come ricostruito da Il Secolo XIX: era il 4 giugno del 1913 quando l’attivista entrò in pista durante il Derby di Epsom allo scopo di attaccare la bandiera viola-bianco-verde della Women’s Social and Political Union alle briglie del cavallo del re, in segno di protesta contro il sovrano, che continuava ad ordinare gli arresti delle attiviste. Il terribile urto con l’animale procurò alla donna ferite molto gravi, a causa delle quali morì pochi giorni dopo. Il suo gesto, tuttavia, ebbe una grande risonanza: tutta la nobiltà inglese si trovava sugli spalti ed ebbe modo di osservare l’azione eclatante della suffragetta.
  • Una Duval (1879-1975), collaboratrice della Pankhurst, diede scandalo durante il suo matrimonio con Victor Diederichs Duval, il 13 gennaio del 1912: al momento dei voti nuziali non pronunciò l’espressione “e obbedire”, che faceva parte della formula di giuramento di fedeltà al coniuge, reclamando la parità tra moglie e marito. Il fatto ebbe risonanza in tutto il Regno Unito. Poco tempo dopo, l’attivista rispose alla stampa inglese che la criticava attraverso un pamphlet intitolato To love, honour, but not obey, in cui trattò il tema dell’uguaglianza tra sposi.

Il suo gesto è stato ripreso in anni recenti da altre due celebri donne durante la celebrazione delle nozze reali: nel 1981 Lady Diana e nel 2011 Kate Middleton, che si sono rifiutate di pronunciare il voto di obbedienza ai rispettivi coniugi.

Le idee delle prime attiviste suffragette ebbero eco in tutto il mondo, innescando un dibattito nell’opinione pubblica e portando ad un cambiamento di mentalità. Tra i primi Paesi ad aver concesso il diritto di voto alle donne c’è la Nuova Zelanda, nel 1893, mentre il primato in Europa spetta alla Finlandia, nel 1907. In Italia, come è noto, si è arrivati a questo traguardo solo più tardi, dopo la Seconda guerra mondiale.

La storia delle suffragette italiane

In Italia ci furono numerose donne che lottarono per la conquista del voto: uno dei motori di questa trasformazione fu l’Unione Femminile, organizzazione tuttora in attività, nata a Milano nel 1899, fondata con l’obiettivo di far acquisire alle donne gli stessi diritti politici, sociali e civili degli uomini. L’associazione crebbe nel tempo e combatté per i diritti delle donne e anche per quelli dei bambini, per far riconoscere i figli nati al di fuori del matrimonio e per un sistema penale differenziato per i più piccoli. L’Unione varò una petizione nel 1905, firmata da 10mila donne, a favore dell’allargamento del suffragio alle donne, ma la proposta non venne approvata dallo Stato italiano.

Tra le figure di spicco dell’Unione firmatarie del primo manifesto troviamo:

  • Ada Negri (1870-1945), poetessa ricordata per essere stata la prima e unica donna a essere ammessa all’Accademia d’Italia, all’epoca la più prestigiosa istituzione culturale a livello nazionale, appannaggio solo degli uomini;
  • Ersilia Majno (1859-1933), fondatrice dell’Unione Femminile: nel corso della sua vita ha fatto emergere all’attenzione dell’opinione pubblica temi come il trattamento della delinquenza minorile e la necessità di promulgare una legge a tutela della maternità e delle madri lavoratrici;
  • Irma Melany Scodnik (1877-1924), attivista e conferenziera, impegnata a livello internazionale nella critica alla guerra e alla promozione della pace tra i popoli.

cosa fecero le suffragette

La svolta in Italia si ebbe con un decreto legislativo del 1945, che conferì il diritto di voto alle italiane che avessero almeno 21 anni, le quali poterono così partecipare alle amministrative dello stesso anno. Il primo voto su scala nazionale fu invece il referendum del 1946, che sancì la nascita della Repubblica, dove il voto delle donne fu decisivo.

Le suffragette oggi: l’eredità culturale e la ricerca della parità dei sessi

E oggi? All’apparenza le suffragette hanno raggiunto gli obiettivi che si erano prefissate: il diritto di voto è stato concesso nel nostro Paese oltre 70 anni fa e sono molte le donne che hanno conquistato cariche importanti nello Stato e nel Governo. Eppure la loro vocazione è ancora viva, come dimostrato anche dall’interesse suscitato dal film Suffragette, uscito nel 2015, ispirato agli eventi dei primissimi anni del Novecento, che portarono alla prima legge sul voto alle donne nel Regno Unito, nel 1918.

Alla base del movimento delle Suffragette c’è infatti la ricerca dell’uguaglianza tra donne e uomini, un tema che rimane più che mai attuale. Se il diritto al voto ormai è assodato nel nostro Paese, lo stesso non si può dire per molti altri aspetti, come la parità di retribuzione.

In un articolo uscito su Vanity Fair, Anna Maria Tagliavini, direttrice della Biblioteca delle donne, una realtà che si occupa di archiviare documenti e fare ricerca su temi femminili, sottolinea come le lavoratrici, in Italia, guadagnino il 16% in meno dei loro colleghi maschi facendo lo stesso lavoro. La missione e le storie delle suffragette possono ispirare anche le donne del presente, nel lottare contro il Gender Gap per un futuro migliore e più equo.