I numeri della tratta e dello sfruttamento delle donne in Italia nel 2020

I numeri della tratta e dello sfruttamento delle donne in Italia nel 2020

Un fenomeno che nella pandemia ha trovato nuove forme di sviluppo

La tratta e sfruttamento delle donne in Italia

Non è facile tracciare un quadro chiaro del triste fenomeno della tratta e dello sfruttamento degli esseri umani. Le forme di schiavitù moderna, nelle loro diverse modalità, interessano un numero di persone che si attesta tra i 20 milioni, come indicato qualche anno fa da ILO ed Eurostat, e i 40 milioni, secondo stime riportate più recentemente da Repubblica.

Il Global Report on Trafficking in Persons 2020, stilato dall’Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo sulla droga e il crimine, fa inoltre luce sulle principali finalità che alimentano il mercato di esseri umani: lo sfruttamento sessuale occupa il primo posto, con quasi il 77% d’incidenza in ambito femminile.

Anche l’Italia non è esente: i dati parlano di oltre 2mila vittime di tratta e sfruttamento nel nostro Paese. Un fenomeno oscuro, che non si è fermato neppure con la pandemia di Covid-19.

Cosa si intende per tratta e per sfruttamento

Ma cosa si intende quando si parla di “tratta di esseri umani”. Con questa espressione si indica il reclutamento, il trasporto e il trasferimento di persone – spesso poi trattenute – tramite l’impiego della forza (o la sua minaccia), talvolta approfittando di una posizione di vulnerabilità.

I fattori che possono portare a questa condizione sono molteplici, tra cui:

  • difficoltà economiche;
  • la presenza di un minore all’interno di una famiglia disfunzionale;
  • un partner che assume direttamente il ruolo del trafficante.

Caratteristiche, queste, che spesso si ritrovano in donne e ragazze immigrate nel nostro Paese, le quali rappresentano la maggioranza di quelle sfruttate, di solito a fini sessuali.

Con lo sfruttamento del lavoro sessuale i proventi dell’attività vanno a vantaggio non di chi la esercita ma di altri soggetti: il cosiddetto protettore (lo sfruttatore o la sfruttatrice), l’organizzazione che controlla la prostituzione o la rete criminale che gestisce la tratta.

Le donne vittime della tratta in Italia: la prostituzione è molto diffusa

Lo sfruttamento della prostituzione in Italia

Secondo quanto emerso dal rapporto di Save the Children “Piccoli schiavi invisibili”, nel 2019 il Sistema Nazionale Antitratta, un’iniziativa ideata contro lo sfruttamento, è arrivato ad avere in carico 2.033 persone, di cui l’86% (1.762) è rappresentato da donne e ragazze.

Lo sfruttamento sessuale resta ampiamente la forma più diffusa (84,5%). I minorenni sono 161, di cui il 95% sono femmine, quasi tutte tra i 15 e i 17 anni.

Per quanto riguarda la nazionalità, il 78,6% delle vittime è di origine nigeriana, rappresentando il gruppo più numeroso. Seguono i gruppi originari di Romania (2,2%), Bangladesh (2%), Costa d’Avorio (1,9%) e Marocco (1,5%).

E con facendo riferimento alle donne africane sfruttate nel mercato della prostituzione, Cythia Aigbe della Cooperativa Eva ha raccontato degli effetti quasi nulli dell’editto dell’oba Eware II, re e massima autorità religiosa di Benin City, promulgato per annullare tutti i giuramenti imposti alle giovani vittime da parte dei loro aguzzini. Questa zona del Paese, pur essendo un’importante fonte di traffico di esseri umani, non è l’unica da cui provengono le donne sfruttate, e quindi l’editto non è valido ovunque.

In ogni caso, la violenza sulle ragazze e sulle famiglie da parte di gruppi occulti è aumentata, a fronte di nuove dinamiche derivate dalla pandemia da Covid-19.

Tratta delle donne e Covid-19: gli effetti della pandemia

Gli effetti della pandemia sulla tratta delle donne

Il calo degli sbarchi dell’ultimo anno e mezzo ha visto diminuire anche il flusso di schiave provenienti dalla Nigeria, anche se il loro sfruttamento sembra essere diventato ancora più duro in Libia. È però aumentata l’incidenza presso altre nazionalità e soprattutto sono mutate le modalità di accesso ai servizi forniti dai trafficanti.

Il fenomeno si è infatti ulteriormente spostato dalla strada all’indoor e all’online, rendendo le vittime ancora più invisibili e vulnerabili.

Inoltre i ripetuti lockdown, come rileva il rapporto di Save the Children, hanno limitato gli spostamenti e le possibilità per le vittime di incontrare altre persone per trovare supporto. E, al tempo stesso, hanno spinto le minorenni nel mondo del web, per rispondere alla richiesta di servizi erotici in videochat, senza dimenticare la produzione e la commercializzazione di materiale pedopornografico, la cui domanda è aumentata fino al 30% in alcuni Stati membri dell’Unione, secondo la Commissione Europea.

Tratta e sfruttamento, cosa fare?

Cosa fare se si è a conoscenza di fenomeni di sfruttamento? Per fortuna ci si può rivolgere al numero verde Anti-Tratta (800-290-290), un numero gratuito, attivo 24 ore su 24, del Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Consapevoli che le vittime sono spesso straniere, è a disposizione un personale specializzato multilingue, capace di gestire al meglio questo tipo di situazioni.