Turismo in rosa: la marcia in più che hanno le donne

Turismo in rosa: la marcia in più che hanno le donne

L’imprenditoria femminile trova ampio spazio nelle attività ricettive

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Se si guardano dati e statistiche, la situazione dell’occupazione femminile in Italia non è delle più positive. Secondo l’Istat, le donne che lavorano continuano a essere meno degli uomini e la parità di retribuzione oraria è in molti casi ancora un traguardo lontano. Un fenomeno che si fa più allarmante al Sud dove, stando al rapporto Svimez del 2019, il tasso di occupazione femminile è di oltre 30 punti inferiore alla media europea.

In un contesto che appare dunque poco incoraggiante, una luce di speranza arriva dal settore del turismo, che si sta rivelando sempre più redditizio e soddisfacente per il mondo femminile, tanto che si è arrivati a parlare di un vero e proprio turismo in rosa.

Turismo femminile: i dati dell’imprenditoria

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Secondo l’Osservatorio dell’Imprenditoria femminile di Unioncamere e InfoCamere, sulla base dei dati aggiornati al 30 giugno 2019, le imprese femminili nel turismo e nel tempo libero in Italia sono oltre 148 mila, pari al 29,5% del totale delle realtà del comparto.

Le aziende in rosa sono fortemente concentrate nel segmento della ristorazione, con 56.152 attività attualmente gestite da donne. Bene anche il settore degli alloggi per vacanze e quello degli alberghi. Complessivamente, in quattro anni, la crescita di queste realtà è stata dell’8,7%, con quasi 12 mila imprese in più.

D’altra parte, il turismo è una delle voci di bilancio più rilevante per il nostro Paese, tra i più ricchi al mondo per la presenza di beni culturali. Siti storici, monumenti di grande valore, immensi parchi naturali e spiagge dalle acque cristalline: le opportunità offerte dall’Italia ai turisti sono innumerevoli.

Non a caso, nel 2018 il settore ha contribuito al Pil italiano per il 13,2%, per un totale di 232 miliardi di euro (dati Federturismo). Non è difficile quindi intuire come il comparto sia un’occasione importante per l’imprenditoria “in rosa”, che trova qui un terreno privilegiato per avviare un’impresa femminile.

Purtroppo negli ultimi mesi il settore turistico è stato duramente colpito dell’epidemia di coronavirus e dagli effetti della quarantena. Secondo l’Ufficio studi di Enit, l’Agenzia Nazionale del Turismo, nel 2020 il settore in Italia perderà 66 miliardi di euro. Tuttavia le misure di contenimento del contagio stanno dando buoni frutti: la speranza è quindi di riaprire presto e di ripartire.

Il valore aggiunto del turismo in rosa

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Ma per quale motivo, in un quadro che le vede spesso in secondo piano, le donne trovano ampio posto nel settore turistico e delle vacanze? Qual è il valore aggiunto del turismo in rosa? Gli aspetti da considerare sono diversi:

  • La relazione, ovvero la capacità di creare empatia con l’ospite. Sia che si tratti di un ristorante che di un grande albergo o di un piccolo B&B, il cliente vuole sentirsi coccolato e viziato. Le donne hanno la capacità di rendere l’ambiente accogliente e prestano attenzione ai bisogni dell’ospite.
  • La cura dei dettagli. Le donne, in genere, curano molto i particolari, quelli che riescono a trasformare una semplice permanenza in una situazione di piacere e relax.
  • L’accoglienza. Chi si reca in una struttura alberghiera il più delle volte vuole sentirsi in un ambiente familiare e trovare tutte le comodità di cui ha bisogno. La donna è la perfetta padrona di casa, capace di accogliere gli ospiti facendoli sentire a proprio agio.

Per tutti questi motivi, è sempre più grande la ricerca di figure femminili nei lavori a stretto contatto con la clientela, così come aumentano le opportunità di crescita e specializzazione nel campo. È il caso del progetto europeo Pro-Woman, indirizzato alle donne e finalizzato alla formazione di nuove professionalità nel settore del turismo e della cultura.